“Atene chiama”

Chi si fosse illuso che la vittoria greca di Tzipras sarebbe stato un “pranzo di nozze”, una facile strada per l’inversione delle politiche europee, un comodo aiuto per contrastare le politiche nazionali ed europee apertamente liberiste e sostanzialmente sussunte al capitalismo finanziario, si è subito accorto che tutto ciò costituiva una pia illusione.

Chi ha gridato, stupidamente, ad una continuità tra le politiche renziane e le scelte radicalmente alternative del governo greco, democraticamente eletto e che intende realizzare il programma elettorale esposto agli elettori greci, ha dimostrato fino in fondo non solo la propria ingenuità, ma anzi la proprio colpevole responsabilità rispetto alle scelte supinamente soggiacenti alle spinte e alle richieste delle oligarchie finanziarie nazionali, legate ai gruppi e agli interessi monopolistici del paese.

Chi ha pensato che l’europa potesse dimostrare una propria autonoma capacità di manovra rispetto alle logiche meramente monetaristiche, imposte dalla forza e dal peso della finanza internazionale e dalle conseguenti scelte imposte dalla “toika”,  chi ha pensato, seppure per un momento, che la logica “predatoria” (l’espressione è di Piketty) del capitalismo si sarebbe fermata sulle pendici della Macedonia, o sarebbe naufragata sulle spiagge delle tante isole dell’Egeo, vede infrante le proprie aspettative e le proprie speranze.

Eppure il nodo è tutto qui. Il nodo è come sempre, di natura squisitamente politico.

Le decisioni della Bce, la indisponibilità della germania, l’arrendevolezza supina di Renzi ed Hollande che, speranzosi di ottenere sconti alle loro politiche antipopolari, corrono a nascondersi dietro le gonne della Merkel, dimostrano che il problema è politico.

A qualcuno questa affermazione può sembrare banale, ad altri provocatoria. Quando vigeva il “primato” della politica, questa affermazione sembrava ovvia, poi questo primato è stato soppiantato da logiche che, affermando il primato della “tecnica” sulla politica, della superiorità di leggi “scientifiche” sulla ideologia, hanno condotto (e in gran parte vinto) una battaglia che, pretendendo morte le ideologie, ne affermava la sopraffazione di una sola rispetto a tutte le altre: l’deologia del capitalismo.

Sulle conseguenze di queste logiche sul tessuto sociale e produttivo ho già provato a scrivere alcune note, (https://michelecasa.wordpress.com/2014/07/13/il-tecnicismo/) ora mi preme invece tornare alle vicende greche e alle loro connessioni con quelle europee, nonché affrontare la questione del “che fare” oggi, per noi, per le masse popolari sottoposte alle logiche della troika, alle scelte insipienti che non solo danneggiano cittadini, lavoratori e disoccupati senza futuro, ma che non servono neppure, come i fatti dimostrano, ad invertire le dinamiche del deficit statale. Scelte, invece, che servono a scaricare sullo stato e sulle collettività i costi della crisi, risarcendo banche e finanze delle perdite subite proprio a causa delle scelte avventate da loro condotte e propugnate.

In altre parole a collettivizzare (nel senso di accollarlo sulle spalle della collettività) il debito accumulato dalle speculazioni effettuate dal capitale finanziario, e che ha prodotto lauti guadagni, con il fine di perpetuare ulteriori utili a se stesso, scaricandone le conseguenze ulteriormente sulle spalle dei ceti sociali più deboli.

Politica è la scelta della Bce che, utilizzando il sottile tecnicismo di Draghi, annulla un finanziamento che non poteva essere erogato (ma era stato regolarmente erogato al precedente governo greco), rinviando le scelte al tavolo delle trattative tra i governi della Unione Europea.

Politica è la scelta della germania che nega, in maniera intransigente, ogni possibilità di mediazione e di recupero delle ragioni non solo del governo, ma prima ancora della popolazione greca, stremata, senza alcun effetto benefico, dalle logiche della troika.

Politica è la scelta opportunistica degli altri governi europei (in primis italia e francia), che ossequiosi con le scelte liberiste, affermano, a parole, solidarietà e vicinanza con il popolo greco, ma negano ogni intervento di sostegno reale a scelte che invertano realmente la direzione di marcia delle logiche monetaristiche dell’europa. Posizioni miopi e subalterne che tendono (soprattutto nel caso italiano) a seguire una politica governata dal metodo dell’opportunismo (ed anche del cinismo) più esasperato, non volendo offendere solo per la paura di essere punito con ben altra moneta.

Politica è scelta di non riconoscere, nei fatti, e non già solo a parole, le decisioni democratiche che il popolo greco ha fatto con la elezione di un parlamento a stragrande maggioranza appartenente a Syriza. A nulla valgono le richieste greche che lungi dal rifuggire un confronto, lo chiedono proprio a partire dalle ragioni del proprio popolo. A nulla serve affrontare la ragionevolezza di un governo che chiede di modificare ed invertire logiche e scelte concrete di politica economica a favore di tutti i popoli dell’europa. Ma si sa, la democrazia (per taluni), è una strada a senso unico: va bene solo se procede nella direzione auspicata da chi detiene massicciamente, e con arroganza, il potere.

Sì, perché al fondo di questo, a mio parere, si tratta.

Un governo ed un parlamento, democraticamente eletto, non può decidere di teorizzare, sviluppare ed applicare scelte che non siano in sintonia con forze politiche e governi che hanno scelto (che di scelta si tratta) di adottare politiche sottomesse a logiche distorcenti che premono su grandi masse di cittadini progressivamente indeboliti ed oppressi dalle logiche della globalizzazione e cioè della sottomissione alle scelte del capitale finanziario.

Altri e con maggiori capacità analitiche delle mie, hanno ormai disvelato con ampiezza di argomentazioni, non solo i limiti, ma anche l’ aggressività e la natura predatoria delle logiche del capitale finanziario. Altri hanno dimostrato con studi ed analisi approfondite che le scelte attualmente perpetrate e realizzate a livello globale, non solo ci hanno portato ad un impoverimento della maggior parte della popolazione mondiale a favore di poche elite oligarchiche (il famoso 1%), non solo non garantiscono (perché non possono) uno sviluppo armonico del pianeta, ma addirittura sono incapaci di generare un futuro per le prossime generazioni.

Una critica radicale risiede nella capacità di individuare proposte alternative; una politica di alternativa alle attuali logiche economiche presuppone mettere in discussione i pilastri delle scelte realizzate e perseguite senza profitto alcuno, anzi con il peggioramento delle ragioni dei molti a favore di quelle di pochi. Significa schierarsi con consapevolezza e decisione, oggi, con la grecia e con il popolo greco.

“Atene chiama” titola “il Manifesto” di oggi 6 febbraio 2015.

E chiama per costituire decine di Brigate Kalimera che non portino solidarietà alla grecia. Quel popola ha scelto ed ha saputo scegliere. Chiama perché la loro battaglia è la nostra battaglia, perché dobbiamo essere in grado di sviluppare anche qui una iniziativa sociale e politica forte, una aggregazione decisa che contrasti con convinzione le deprecabili e dannose scelte del governo, che operi per costruire una reale alternativa sociale e politica ai poteri dominanti che continuano a governare e a dilapidare il patrimonio di risorse umane e materiali che esiste ancora.

Per riuscire a disegnare qualcosa che possa chiamarsi futuro.

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