Un progetto ambizioso

Quello che io ho in testa è un progetto ambizioso, complesso e di non facile realizzazione. Realizzare, o più modestamente e correttamente, contribuire a realizzare, il progetto di una sinistra sociale.

Come è evidente è compito assai difficile, giacchè in italia una “cosa” di questo genere non è stata ancora mai realizzata. Ma la fine decretata del partito politico di gramsciana memoria, le condizioni affatto nuove ed originali imposte dall’ “evoluzione” della seconda repubblica, il livello delle contraddizioni attuali (a livello nazionale ed europeo) impongono una scelta di questo genere.

Cercherò di tratteggiare alcune coordinate di questo ragionamento senza pensare di essere esaustivo nello sviluppo di un ragionamento che dovrebbe essere ben più ricco nell’analisi e nelle proposte, ma che credo possa far tesoro di contributi ben più ricchi e profondi già elaborati. Mi perdonerete della rozzezza del ragionamento.

La fine del partito politico, con tutte le sue articolazioni e le sue strutture, i suoi apparati più o meno grandi, la propria articolazione territoriale e la sua struttura sostanzialmente piramidale fondata sul consenso e costruita con la partecipazione di centinaia di attivisti e di iscritti, è progressivamente franata nel corso del tempo, oggetto di un pesante attacco al campo delle “ideologie” che, in buona sostanza, insieme al “progetto politico” che ne veniva fatto derivare, lo sosteneva (il partito politico) in quanto struttura organizzata.

Come ho già avuto modo di scrivere, la teorizzazione del “pensiero debole” e lo sfrontato attacco alle “ideologie”, che non hanno trovato adeguato contrasto, supportate dal “successo” delle strategie del capitalismo finanziario negli Usa e in europa, hanno portato alla vittoria dell’ideologia suprema del capitalismo su tutte le altre. Lo scenario storico attuale conferma questa evoluzione.

La seconda repubblica (questo in continuità con quanto appena esposto), ha esaltato il personalismo e l’individualismo nella rappresentanza della politica con Berlusconi prima e con Renzi oggi, giungendo ad una deriva assai pericolosa che si è tradotta nel “partito della nazione” da un lato e dal progressivo restringimento del valore e del ruolo della rappresentanza dall’altro, innescando processi di preoccupante deriva antidemocratica nelle istituzioni e nel paese.

In parentesi, ma neppure tanto, direi che questo individualismo esasperato ha prodotto danni gravi anche all’interno del corpo sociale con il venir meno di concetti, forme e strutture di “solidarietà sociale” che si sono inverate sull’indebolimento progressivo della situazione economica di grandi fasce di popolazione.

Il “livello” delle contraddizioni attualmente è assai alto e da questo punto di vista le analisi e le riflessioni acute condotte da economisti, analisti e “personalità” del mondo politico e sociale “di sinistra” sono tutte estremamente utili nel disvelarne la particolare fase italiana, giunta ad un punto di snodo assai significativo e che vede da un lato l’emergere di notevoli contraddizioni tra la condizione materiale di lavoratori (colpiti profondamente nelle condizioni materiali di vita e di lavoro, dallo jobs act allo smantellamento del welfare), dei disoccupati, dei giovani sottoccupati che non hanno ai conosciuto un lavoro vero, dei migranti sottoposti averi regimi di schiavitù e, dall’altro la mancanza di un soggetto politico-sociale unificante delle ansie e dei bisogni, capaci di traguardare ed aggregare consensi verso una ipotesi di diverso assetto di gestione delle risorse disponibili.

Dall’altro lato, con la significativa irruzione della vittoria di Syriza in Grecia, si apre una occasione importante per rompere il quadro di sostanziale sudditanza alle logiche del capitalismo predatorio che si sono imposte in Europa a partire dagli inizi del secolo (uno per tutti, vedi la puntuale analisi del Bruno Amoroso sulle trasformazioni delle politiche dell’Unione Europea in campo euro-mediterraneo a partire dal processo di Barcellona).

Le proposte che vengono dal governo greco, tendono a ridiscutere l’intero asse costitutivo delle politiche neo-liberiste, andando a ricontrattare le condizioni stesse del confronto sociale ed economico, dentro (è bene sottolinearlo) il quadro stabilito delle istituzioni dell’ unione europea (qui volutamente in minuscolo. Un dato mi pare importante sottolineare al fini delle proposte che intendo avanzare in queste note: Syriza ha avuto il 48% dei consensi nelle elezioni, ma gode oggi del favore dell’80 % della popolazione greca.

Questo vuol dire che ha il consenso di quanti l’hanno votata, ma soprattutto di molti che hanno votato per altre formazioni politiche o non hanno neppure votato !

Questo aspetto, per noi che registriamo non solo una disaffezione progressiva al voto (mutuata in gran parte dalle scelte apertamente neo-autoritarie propugnate dalla attuale compagine governativa), ma anche ampie fasce di rifiuto politicizzato alla partecipazione elettorale, può costituire un punto forte della ripartenza per la costruzione di un progetto di sinistra sociale.

Le ormai diffuse presenze di aggregazioni sociali, centri sociali, gruppi di iniziative territoriali, associazioni e operatori sociali “collettivi”, che oggi operano fattivamente e concretamente nel territorio, ma che volutamente (per scelta specifica), si sottraggono alla “dimensione” politico-elettoralistica, insieme ai gruppi organizzati di formazioni politiche frantumate e disperse della sinistra possono costituire l’ossatura di questa auspicata ma ancora lontana sinistra sociale.

Dunque è condizione necessaria, ma non sufficiente l’encomiabile scelta di compiere “un passo indietro”, proclamata ed attuata da parte di organizzazioni, partiti e uomini delle formazioni politiche “di sinistra”. E’ indispensabile porre in campo iniziative, movimenti, organizzazioni e lotte che non solo prefigurino, ma costruiscano nel concreto una soggettività nuova e affatto originale, capace di traguardare l’orizzonte ampio di una difficile trasformazione delle condizioni sociali, economiche e politiche in cui ci troviamo.

Quali i punti di attacco. Uno credo di averlo già delineato e prime iniziative si sono già realizzate: “Atene cambia. Cambiamo l’Europa”, non è solo uno slogan, ma può diventare il momento vero di una discussione e di un confronto politico che determini un conflitto vero con le strategie dominanti del governo, soggiacente alle scelte di politica neo-liberista del capitale finanziario oggi dominante. Occasione che deve continuare ad essere coltivata dopo la bella manifestazione del 14 febbraio scorso con iniziative che spieghino qui, in Italia, cosa significhi una vittoria delle scelte di politica economica della grecia per l’europa tutta e per i suoi popoli.

Un secondo filone credo possa essere costituito dalla ricerca di unificazione delle lotte sviluppatesi a livello territoriale sui temi dell’ambiente, della salute, della riconversione economica e produttiva delle industrie del territorio, cercando di individuare non semplicistiche soluzioni, ma reali e concrete alternative nel modo di produrre, di organizzare i saperi dispersi e distrutti del territorio, di “inventare” condizioni alternative di produzione e di lavoro.

Jobs act e tutte le interrelazioni possibili con il variegato, diversificato e disperso mondo del lavoro sono un altro filone di lavoro su cui sviluppare, ampliare e rafforzare quei momenti di dialogo registrati in occasione dello “sciopero sociale” e dello sciopero generale dello scorso anno.

Infine l’iniziativa contro il TTIP, il trattato transatlantico che costituisce un grande pericolo per un qualsivolglia disegno di una ipotesi alternativa del territorio, non soggiacente alle logiche delle multinazionali, è l’altro grande momento di confronto, che si preannuncia assai duro e configgente.

Costruire su questi punti mobilitazione, consenso sociale, aggregazione, movimento, senza traguardarlo alle pur comprensibili logiche dettate dalle scadenze elettorali è quello che tenterò di realizzare, con la piccola “compagnia da cui non fui diserto”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...