La Grecia cambia, cambiamo l’Europa

La vittoria di Syriza in Grecia, pone l’occasione di un confronto e una discussione seria e serrata sulla situazione attuale dell’Europa, sulle sue prospettive future, sulle possibilità di cambiare le scelte attuali della troika, la possibilità di invertire una politica neo liberista basata sull’assurdo inseguimento del pareggio di bilancio a fronte del pesante peggioramento delle condizioni di vita economico e sociali di grandi parti della popolazione europea.

Il programma greco mette in chiaro il legame tra debito e cosiddette riforme. L’imposizione del capestro (il debito infinito che più lo paghi più cresce) non ha solo lo scopo di trasferire risorse dalla società verso il sistema finanziario (impoverimento immediato). Ma soprattutto quello di produrre un impoverimento di lungo periodo trasformando irreversibilmente le condizioni di lavoro: precarizzazione, estensione del lavoro gratuito obbligatorio, riduzione del salario complessivo, aumento dell’orario di lavoro parallelo alla riduzione degli organici. Questo è ciò che l’oligarchia “finanzista” vuole imporre alla società europea.

Queste politiche sono state supinamente accettate dai governi italiani che, con una inaudita rincorsa verso posizioni ultraliberiste, ha pienamente accettato le logiche dominanti, realizzando una serie di interventi tutti tesi a garantire il guadagno dei grandi gruppi finanziari e dei gruppi monopolistici, restringendo gli spazi e i poteri dei lavoratori (art. 18, Jobs Act, ma anche SbloccaItalia e trattativa sul TTIP).

Oggi la Grecia pone l’esigenza di una ricontrattazione del debito, questione che non riguarda solo quel paese, ma anche altri stati che hanno iscritti in bilancio debiti che tutti sanno non potranno mai essere pagati, ma che servono a reificare il sistema economico-finanziario messo in piedi nel corso di questi lunghi anni.

In questo periodo le banche e i gruppi finanziari sono riusciti a realizzare un disegno perverso, spostando le proprie criticità accumulate in una infinita serie di moltiplicazioni della ricchezza reale in speculazione finanziaria, dalle proprie tasche a quelle degli stati, aggravandone ulteriormente la situazione di crisi strutturale, negando ogni possibilità agli stessi stati di sviluppare politiche economiche alternative che, facesse perno su un diverso modello economico avente alla propria base riconversione industriale in senso ambientalista (biodiversità, green-economy, ecc), un reddito garantito, la prospettiva di lavoro ed occupazione per masse sempre più numerosi di uomini di donne e soprattutto di giovani alla ricerca di prima occupazione.

Le politiche sia di carattere economico che di carattere sociale, deleterie e destabilizzanti, sono state improntate ad una massiccia rapina delle risorse a favore di una verticalizzazione dell’ apparato industriale puntato solo ed esclusivamente sulla esportazione; in questa orizzonte la capofila dell’europa, la germania, ha garantito al suo interno una condizione di parziale garanzia dell’occupazione, ma ha messo anch’essa in discussione livelli di salario e di welfare non indifferenti.

Al contempo ha potuto contare su condizioni assolutamente eccezionali, sulla “annessione” della germania orientale, con una massa di lavoratori a basso costo e consumi ancora arretrati, e poi progressivamente con il deciso spostamento verso est delle proprie zone di influenza. Analogamente ha operato verso le regioni del sud del mondo, appropriandosi delle loro risorse, appoggiandosi ed utilizzando le strategie della Nato e degli Usa.

Altro che cicale e formiche !

La formica tedesca ha riempito il proprio formicaio con le riserve sottratte ad altri formicai.

La modificazione della situazione geopolitica a livello mondiale rende non più proponibile e comunque sempre più ridotta, questa strategia che ha determinato il progressivo indebolimento delle ragioni economiche della’ europa e dei singoli stati nazionali.

La grecia che, con il suo governo ha deciso di sottrarsi alle politiche ricattatorie e alle scelte dettate dalla troika costituisce un momento di rottura importante, all’interno dell’europa, di logiche e strategie economiche assolutamente incapaci di disegnare un assetto diverso dell’economia e un futuro sociale migliore per i suoi popoli.

La battaglia della grecia diventa l’occasione per modificare ed invertire tendenze e strategie dell’intera europa.

E’ per questa ragione che la lotta della grecia deve diventare la nostra lotta.

Rifiutando di sostenere le ragioni della grecia, il governo italiano mostra non solo una subalternità alle logiche e alle scelte dominanti, ma anche una visione sostanzialmente miope rispetto a scenari nuovi e diversi che si potrebbe positivamente aprire sul terreno della politica e dell’economia, determinando occasioni di vero rilancio dell’economia e condizioni favorevoli ad una economia che traguardi le prospettive delle future generazioni.

Il costante richiamo al rispetto di patti realizzati con l’imposizione e il ricatto strumentale, patti che peraltro sono stati realizzati secondo logiche distorte, fuorvianti e “leonine”; il richiamo a debiti che la grecia ha nei confronti di altri paesi dell’unione (che peraltro si trasformano da crediti in debiti), rappresentano una ignobile farsa che nasconde la mancanza di volontà ad operare scelte sostanzialmente alternative, anzi sottendono una scelta di carattere economico e sociale totalmente succube rispetto alle decisioni e alle scelte predatorie del capitale finanziario.

L’ appoggio infine alle scelte drammatiche e pericolose del TTIP costituiscono un ulteriore grave rischio per l’economia del nostro paese, rimanendo soggiacenti in agricoltura, nei servizi, in campo energetico alle scelte delle multinazionali e sostanzialmente succubi a scelte discorsive dell’apparato industriale guidato dalle multinazionali dell’energia, dell’agricoltura dei servizi; privando infine ogni possibilità di recuperare la centralità del territorio, le biodiversità, le alternative energetiche di ogni possibile prospettiva di sviluppo diversa ed alternativa.

Lo SbloccaItalia si inserisce appieno in questa visione distorta e peggiorativa delle condizioni economiche e sociali del paese, nascondendo, sotto la cappa del proclamato decisionismo scelte a favore della cementificazione selvaggia, dell’impoverimento delle risorse della “emunzione” del sottosuolo, tutte a vantaggio delle scelte dettate dal capitalismo finanziario.

Noi scegliamo un’altra strada. Scegliamo di essere al fianco del popolo greco perché la sua lotta è la nostra lotta; scegliamo di lottare per gli stessi obbiettivi di cambiamento e di modifica; scegliamo di proporre un programma alternativo nel nostro paese che combatta le scelte di questo governo e rilanci le possibilità di una economia centrata sulle risorse del territorio e dell’ambiente, del recupero dell’economia in senso ambientalista, delle biodiversità, del riciclaggio e di una economia basata sulle grandi potenzialità del territorio, utilizzandolo non come ridicola rappresentazione dell’immaginario italico (sole, mare e mandolino), ma come grande risorsa da mettere alla base di un duraturo ciclo virtuoso dell’economia all’interno del quale possono trovare spazio e piena soddisfazione le esigenze di lavoro, di occupazione e le istanze di un futuro diverso e migliore.

(Questo scritto è stato proposto come base di discussione per una iniziativa politica della sinistra a Foggia)

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