Onirico 7

Sono giunto (e non me ne ero accorto), al settimo scritto in cui racconto dei miei sogni. Roba che qualche attento autore potrebbe farne saggio per qualche studio di psicologia. Ma a parte le battute, veniamo a questo nuovo racconto.

Appena addormentato, repentinamente svegliato da un casuale rumore, il primo sogno. Un dolce, grande, bello ben fatto: una grande aquila di cioccolato fondente, con il corpo centrale, massiccio e le grandi ali dispiegate. Tutto di cioccolato; peccato che ha cominciato subito a sciogliersi e un rumore, come ho detto, ha interrotto sogno e sonno.

Ma la notte aveva in serbo ancora qualcosa. Un lungo sogno, questa volta. Dovevo partecipare ad  convegno, con me un amico che, però, non ho assolutamente identificato, né, in verità, sentivo l’esigenza di saperlo. Semplicemente non ero solo, ma in compagnia di un’ altra persona che ha condiviso con me tutto quanto accaduto nel corso del sogno stesso.

Dovevamo dunque partecipare a questo convegno, ed eravamo nella grande piazza prospiciente l’edificio nel quale il convegno stesso si sarebbe tenuto. Un edificio piuttosto grande, in alcuni momenti mi è sembrato di stile neoclassico, ma anche con reminiscenze architettoniche simili a quelle degli edifici dell’Eur.

Tutte le volte che avvicinavamo all’ingresso, accadeva qualcosa che ci impediva di entrare. Niente di tragico e di traumatico, nulla che ce lo impedisse fisicamente o con la forza beninteso, e tuttavia non riuscivamo mai ad entrare.

Una prima volta la richiesta di indicazioni stradali da parte di un gruppo di adolescenti che volevano sapere dove fosse la sede di un museo, per cui ci siamo sentiti in dovere di accompagnarli; una seconda volta altre persone ci hanno chiesto l’indicazione di una strada e, siccome aveva cominciato a piovere, in modo anche sostenuto,  abbiamo accompagnato anche loro con i nostri ombrelli; una volta ancora alcune figure mascherate hanno organizzato intorno a noi un allegro girotondo, fermandoci e impedendo di conseguenza a noi di raggiungere le scalinate all’ingresso dell’edificio.

C’è stato un unico particolare inquietante in questo sogno sostanzialmente gradevole, che è scivolato via senza crearmi angosce. Durante questo ultimo episodio, quando il girotondo è terminato e le figure si sono tolte le maschere, gettandole lontano;  due di queste maschere si sono trasformate in qualcosa di molto simile ad una testa di medusa, con la bocca aperta in una smorfia e i serpentelli che si agitavano in testa. Una figura molto simile, se ben ricordo nel sogno, alla immagine che ne fece il Caravaggio.

Ma anche questa immagine non ha determinato in me angoscia o paura. Mentre l’aspetto che più mi è rimasto impresso del sogno è stato il fatto che non siamo potuti entrare nella sede del convegno; anche questo, tuttavia, non ha ingenerato in me e nel mio accompagnatore uno stato di particolare agitazione o di rimpianto o di privazione o di delusione. Avevo semplicemente la consapevolezza di una situazione che non si sarebbe conclusa con la partecipazione al convegno. Niente di più. Poi mi sono svegliato.

Sonno agitato, nervoso, interrotto più volte. Ed un sogno lungo, contorto, lasciato e ripreso, a tratti angoscioso. Io, Dora e i nostri due figli dormivamo nella nostra casa; i bambini erano ancora piccoli, non sono in grado di dire quanti anni avessero, ma, curiosamente li distinguevo unicamente per il fatto che uno sembrava leggermente più grande. Altre distinzioni fisiche o di sesso nel sogno non le percepivo. I bambini si erano svegliati ed avevano svegliato anche noi; l’appartamento si era trasformato in una unica stanza ed uno dei bambini, il più grandicello, si era addirittura alzato ed era corso fuori, aveva attraversato il corridoio ed era entrato nella stanza dei miei genitori, di fronte alla nostra.

La camera da letto di questi ultimi era arredata in parte con i mobili originali, ma il grande letto era sostituito da un arredamento ospedaliero (letti e comodini in quell’anonima fattura di ferro e legno coperto di formica). In uno dei letti giaceva mia madre (fugacemente, ma non ne sono del tutto sicuro, ho intravisto delle flebo), mentre l’altro letto era destinato a mio padre del quale avvertivo la presenza alle mie spalle. In verità questo secondo letto era stato momentaneamente spostato e doveva essere riportato nella stanza.

Sul pavimento c’era una larga chiazza di acqua pulita, ma al centro ho visto un liquido dorato, limpido, sicuramente urina. Mio figlio ci era entrato con entrambi i piedi ed io stesso, nonostante le dovute attenzioni mi sono bagnato un piede (il destro). Devo sottolineare questo aspetto che mi pare importante: la sensazione che registravo era chiaramente di bagnato, ma non di sporco. A fatica sono riuscito ad uscire dalla camera dei miei genitori, perché il letto di mio padre che doveva essere lì riportato mi ostacolava nei movimenti ed ho riportato il bambino in camera nostra, dove mi attendeva Dora con l’altro figlio, tutti ancora svegli. Ho notato subito che mancavano i materassi. Dei letti presenti nella stanza, vedevo solo la struttura e le reti.

Dopo essermi asciugato il piede e lasciato i bambini con mia moglie sono uscito nuovamente dalla stanza e mi sono recato nell’ingresso, dove ho trovato la porta dell’appartamento aperto. Ho rimproverato i miei genitori di questa disattenzione e, tornato nuovamente dell’ingresso ho trovato un signore, un estraneo, seduto su una comoda ed antica sedia di legno con braccioli. Chiaramente l’ho invitato ad uscire da casa nostra e nel farlo mi sono ritrovato insieme ad altre sei-sette persone che hanno coadiuvato il mio intervento. Curiosamente due o tre di queste persone, peraltro anche loro totalmente sconosciute, mi raccomandavano di cacciare l’intruso con fermezza, ma anche con gentilezza.

Ricordo assai poco degli avvenimenti successivi. So per certo che l’azione si è trasferita tutta all’esterno della casa, in luoghi aperti, forse strade e piazze; ricordo solo una grande confusione di persone e di situazioni che però non riesco a mettere a fuoco. Mi sono svegliato, per l’ennesima volta nella notte, assai agitato e molto turbato.

Sogno pomeridiano brevissimo, disteso sul divano. Una fugace immagine che subito si presenta non appena mi appisolo, un sogno senza eccessive complicazioni, almeno credo.

Vedo due delle mie cognate, le sorelle di mia moglie, hanno dei bambini per mano: due da una parte, uno in mezzo, uno dall’altra parte. Sono in controluce su uno sfondo molto chiaro e pertanto vedo essenzialmente le sagome, senza distinguerne le caratteristiche, il volto, gli indumenti.

L’unica cosa che mi colpisce è la assoluta asimmetricità dell’immagine: uguale l’altezza delle due sorelle, uguale l’altezza dei bambini che tengono per mano. Null’altro.

Sonno notturno assai complesso, ma del quale ho rimosso quasi tutto. Ricordo soltanto di essere stato all’interno di una qualche struttura. La struttura non era propriamente comoda, infatti per muovermi sono dovuto passare sotto una trave di legno, piuttosto bassa ed ho dovuto piegare il busto. Tutto il resto è molto confuso, certamente il luogo era molto affollato, anche se i presenti erano ordinatamente seduti su sedie (o poltrone, non so bene).

Mi sono svegliato con un senso di soddisfazione. Infatti (nel sogno), ho pensato di essere finalmente riuscito ad entrare nella sede di quel convegno oggetto del sogno che vi ho raccontato all’inizio di questo scritto !

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