Godard e la Germania

“Accuso anche la Germania di accusare tutti di non riuscire”. La citazione è da un film di Jean-Luc Godard, “Momenti scelti delle Histoire(s) du Cinema”. Un piccolo capolavoro del 2004 di questo grande regista. “(…) è la sua riduzione a misura umana, neanche un’ora e mezza, delle sue monumentali “Histoire(s) du cinéma”, dieci anni di lavorazione a partire dal 1986, otto video, otto capitoli, a comporre una personale visione (e allucinazione) della storia del cinema. Mica un’ordinata e assennata riconsiderazione di quelle che son stati le tappe fondamentali, i film-svolta, gli autori capitali, piuttosto la composizione di una trama filmica in cui spezzoni e immagini di opere maggiori e minori, di attori e autori, si incrociano con altri linguaggi, musica, arte, documenti.” (Luigi Locatelli, in http://nuovocinemalocatelli.com/2014/04/06/un-film-necessario-stasera-tardi-sulla-tv-in-chiaro-momenti-scelti-delle-histoires-du-cinema-di-jean-luc-godard-dom-6-apr-2014/).

“Accuso anche la Germania di accusare tutti di non riuscire”. Dunque, Godard non aveva certo in mente le vicende di questi giorni, né di questi ultimi anni relativamente alle vicende politiche, economiche e sociali che riguardano la Germania, l’Unione Europea, i rapporti all’interno della Unione Europea, i conflitti sempre meno latenti tra visioni, strategie e pratiche così distanti tra loro come quelli oggi portati alla luce nel conflitto tra la Grecia e la UE.

Tuttavia questa frase, estrapolata dal contesto filmico, mi ha profondamente colpito, perché segnala quella che forse è la base di quanto accade in Europa, in questo momento; delle fasi che l’hanno preceduta e preparata, della strategia che è alla base delle scelte miopemente neo-liberiste che sostanziano un potere oligarchico preteso dalle banche e dai rappresentanti del capitalismo finanziario, orientato verso un impoverimento progressivo e senza appello di grandi masse di lavoratori, di giovani, di disoccupati, di una stragrande maggioranza della popolazione messa ai margini della società economica e politica dell’europa.

“Accuso anche la Germania di accusare tutti di non riuscire”.

E’ questo in definitiva che si rileva nelle dichiarazioni, nelle scelte, nelle affermazioni della Merkel e dei suoi ministri, del governo tedesco e (purtroppo) in una ampia area di consenso politico che solo ultimamente e in misura ancora minimale è presente all’interno dell’opinione pubblica tedesca.

“Accuso anche la Germania di accusare tutti di non riuscire”. Questa la strategia messa in atto per creare una rete di alleanze tra i cosiddetti paesi “virtuosi”, quelli del nord, ma non tutti; una fascia di alleati timorosi che la svolta determinatasi in grecia si possa estendere e coinvolgere i popoli dei propri paesi (Spagna, Portogallo); un gruppo di “dipendenti”, per stringere nell’angolo governi imbelli, succubi delle strategie dominanti, perché facilmente condizionabili dal ricatto che su di loro pende in conseguenza delle scelte supinamente remissive poste in essere e timorosi di perdere gli “aggiustamenti” che con buonagrazia regale la economia dominante loro concede (Italia in primis).

“Accuso anche la Germania di accusare tutti di non riuscire”.

Ed è per questa ragione che il conflitto con la Grecia risulta fondamentale, al di là di ogni ragionevolezza dettata dalle dimensioni economiche del problema. Non può passare, non deve passare, il concetto, il principio che esiste una valida alternativa, anzi una qualsiasi alternativa alle strategie, alle scelte, alle determinazioni messe in atto. Solo considerare la possibilità di una alternativa equivarrebbe a mettere in discussione il principio medesimo, l’assunto originario, l’affermazione iniziale.

E quindi la Grecia si è trovata, nonostante l’ottimo risultato elettorale e il notevole consenso sociale e popolare (ricordo: oltre l’80% della popolazione condivide il suo programma), a combattere una gigantesca battaglia; sola contro tutti gli altri 18 membri del Consiglio.

Davide contro Golia, insieme al suo esercito di alleati, allineati e succubi.

Ed oggi la stampa pubblica che la Grecia è stata sconfitta; imbecilli spacciati per economisti, bucano lo schermo parlando delle camice di Varoufakis, idioti spacciati per analisti, ricamano sul look di Tzipras che continua a frequentare simposi di alto livello senza la cravatta.

“Cravattari”, verrebbe da gridare in tipico stile romanesco, nel senso di strozzini pavidi e viscidi, o perché direttamente interessati al permanere di scelte politiche ed economiche sempre più vergognosamente antipopolari, oppure perché al soldo (miseri lacchè), di chi quelle politiche perpetra ai danni di una società sempre più iniqua e diseguale.

E tutti a gridare che Tzipras è stato sconfitto, che il programma di Syriza non si farà, che Varoufakis ha perso; sembrano recitare un mantra che è, in realtà, la loro speranza, il loro auspicio, la loro aspettativa. Un mantra di servi sciocchi convinti che se il loro padrone è ricco, lo siano anche loro, perché così possono distinguersi da quelli più miserabili e più poveri di loro.

Perché in questo modo potrebbero dimostrare, paradossalmente e stupidamente, che anche la Grecia non è “riuscita”, dove loro non hanno saputo “riuscire”. Senza rendersi conto di vincolarsi ancora di più nelle catene che li stringono e li portano, ineluttabilmente, sempre più a fondo, sempre più impastati nella melma viscida di un pozzo senza fine.

Fortunatamente non è così. La Grecia ha ingaggiato un confronto che si sapeva duro e difficile. Un confronto che costituisce una vera alternativa alle politiche antioperarie e antipopolari dei governi di centro destra che quasi dappertutto governano in Europa ed anche a quei governi di pseudo centro sinistra (come in Italia e in Francia), i quali sono incapaci di pensare e mettere in campo serie politiche alternative a quelle dominanti, capaci di infrangere il mito insito nel concetto di “riuscire”. Governi (questi ultimi) che hanno addirittura messo mano al peggior armamentario antioperaio ed antidemocratico riportando la lancetta dei rapporti sociali ed economici indietro di oltre cinquant’anni (vedi art.18, Job Act, smantellamento del walfare, ecc.).

(A coloro che considerano sconfitto e seppellito il disegno propugnato dal popolo e dal governo greco suggerirei peraltro la lettura di alcuni interessanti articoli:  http://www.nextquotidiano.it/vittoriosa-sconfitta-tsipras-varoufakis e la bella intervista di J.Halevi http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=115330&typeb=0).

 

Per questo, insisto ancora: “Accuso anche la Germania di accusare tutti di non riuscire”.

Invece la possibilità di “riuscire”, con un disegno alternativo strategico esiste. E va ricercato, trovato e conquistato, in Grecia come in Europa. Consapevoli che il momento è questo, l’occasione è giusta, l’ora è giunta.

Un anno decisivo è appena agli inizi.

Il suo risultato dipenderà dal sostegno che il popolo e il governo greco riceveranno, dalla possibilità di affermazione delle alternative di governo (ad esempio con Podemos in Spagna), dalla capacità di rilanciare in Europa ed in Italia in particolare un movimento politico e di lotta, alternativo al dissennato disegno di Renzi e del suo governo; un movimento propugnatore di un futuro più equo, più giusto.

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