Una lunga lotta

Ai facili detrattori della politica di Tzipras, a quanti già ne recitano il “de profundis”, a quanti con malcelata soddisfazione nascondono la propria incapacità dietro il difficile confronto intrapreso dal governo greco contro la politica dell’Unione Europea; ed anche a quanti non aspettavano altro che l’appalesarsi di indubbie difficoltà nel duro scontro con l’establischement tedesco e i suoi alleati (e succubi) governi europei; a quanti invece di osare una scelta difficile, ma responsabile, di sostegno alla lotta del popolo e del governo greco, una lotta fondata sulle questioni che qui ed ora si presentano alle popolazioni nostre, sempre più taglieggiate da una politica antidemocratica e antipopolare, volta a far pagare ai più deboli i costi della crisi e garantendo ad una casta di oligarchi immense fortune, già da ora alzano una bianca bandiera dagli spalti ed anzi per primi abbandonano la linea della lotta, avviandosi in una vergognosa ritirata; a tutti questi oso sottoporre alcune considerazioni.

Anzitutto da dove siamo partiti.

Una Unione Europea che si è dotata, nel corso degli anni, di una politica nient’affatto indirizzata verso gli obbiettivi di una società più giusta e più equa, bensì orientata a garantire gli appetiti predatori del capitalismo finanziario. Quest’ultimo ha trasferito, imponendo una serie di atti e di leggi, i propri debiti (debiti accumulati dalle banche e dal sistema finanziario, determinatisi dopo le violente speculazioni realizzate dalle medesime banche a scapito delle condizioni di vita di milioni di cittadini) nelle casse degli stati nazionali. Trasferendo queste perdite dalle proprie casse a quelle degli stati, hanno coperto le proprie perdite e peggiorato le condizioni finanziarie dei singoli stati nazionali, i quali null’altro di meglio hanno trovato da fare, che scaricare quelle perdite sul reddito dei lavoratori, dei cittadini, dei giovani disoccupati, sulle condizioni sociali delle popolazioni in generale.

Questo il quadro generale. Vediamo ora la condizione specifica della grecia.

Utilizzo i dati riportati da Luca d’Ammando in un intervento (Corriere della Sera) del dicembre 2014 (http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=5487f972d8917). “La crisi però ha lasciato un’eredità sociale pesantissima: un quarto del Pil è andato in fumo, la disoccupazione è al 26% e il reddito delle famiglie, polverizzato da tagli a stipendi e welfare, è crollato del 40%.” “Per riordinare i suoi bilanci, Atene ha imposto tasse paralizzanti sulla sua classe media, ha fatto tagli lineari a stipendi pubblici, pensioni e copertura sanitaria. Mentre i normali cittadini hanno sofferto sotto il peso dell’austerity, il governo è immobile sulle riforme significative: l’economia greca rimane una delle meno aperte in Europa e di conseguenza una delle meno competitive.” Ed infine: “Le ultime richieste della Troika, altri 2,5 miliardi di tagli nel 2015, sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso.”

A fronte di tutto ciò la volontà dichiarata di Syriza di attuare un programma alternativo alle logiche perverse della Toika.

Illusione da parte di Tzipras e dei suoi compagni di partito ? Non credo proprio; in tempi non sospetti, appena a ridosso della vicenda elettorale, Joseph Halevi aveva tratteggiato quelle che sarebbero state le conseguenze della vittoria di Tzipras in Grecia. (http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=115330&typeb=0).

Quindi ottima conoscenza dei problemi, capacità di analizzare la situazione, consapevolezza della durezza dello scontro, scelta, apertamente dichiarata, di contrastare il disegno di chi (strutture tecniche), voleva imporre le proprie scelte (dettate ovviamente da interessi economici e finanziari) ad un governo, democraticamente eletto che voleva in proprio decidere di quelle scelte, determinando una diversa distribuzione dei sacrifici, da non scaricare sulle spalle dei ceti più deboli e che avevano già pesantemente pagato la crisi, ma anzi invertire una tendenza a loro favorevole.

Ci sono riusciti ?

La cronaca di queste ore presenta in maniera palmare la portata e il livello dello scontro in corso; e gli esiti sono ben lungi dall’essere scontati. Riporto qui alcuni interessanti interventi di questi giorni: http://www.nextquotidiano.it/vittoriosa-sconfitta-tsipras-varoufakis  e ancora http://www.nextquotidiano.it/pensano-i-greci-dellaccordo-tsipras-ue/.

Ma i giornali e la televisione sono piene di discussioni e di confronti su questo argomento.

Sicuramente i greci non hanno portato a casa due obbiettivi importanti: 10,9 miliardi di euro che Tsipras voleva utilizzare per obbiettivi di giustizia sociale e che la Bce si vuole tenere ben stretti (a conferma che alla Bce interessa la stabilità del sistema finanziario e non già la stabilità sociale); e soprattutto non porta a casa la rinegoziazione del debito che, dal punto d vista politico più generale mi pare il fatto di maggiore rilievo ed importanza.

Il punto è, (come ho già detto in precedenti scritti) che ci sono governi che per scelta politica, per opportunismo e per incapacità, non intendono affrontare questa questione fondamentale per il futuro dell’Unione Europea. Fra questi c’è l’italia di Renzi che, a parole, rivendica un ruolo di soggetto proponente di una inversione di tendenza nella politica europea, in pratica è da un lato succube delle scelte politiche dominanti e in parte corresponsabile applicando quelle direttive e trasformandole in atti antipopolari ed antidemocratici (art.18, Job Act, SbloccaItalia, ecc.).

Ma la domanda principale è la seguente: a fronte di queste grandi difficoltà, a fronte di una ottusa e pervicace politica controriformista propugnata dal governo tedesco e dai suoi alleati in seno all’Unione Europea, dobbiamo abbandonare il campo ?

A fronte del pesante bombardamento perpetrato dalle batterie della capitale finanziario, abbandoniamo la trincea e fuggiamo salutando la resa incondizionata, oppure serriamo i ranghi, allarghiamo la solidarietà e l’impegno delle forze in campo e prepariamo una valida controffensiva ?

Da alcune parti (laddove con strumentale e debole didatticismo dilettantesco, laddove con maggiore e documentato supporto analitico e tecnico) si pensa già ad organizzare una diversa linea di fronte rilanciando e meglio definendo alcune posizioni. Una di queste e cioè la riproposizione dell’uscita dall’euro (vedi a questo proposito:  http://informazionecontro.blogspot.it/2015/02/economia-riccardo-realfonzo-la-sinistra.html e anche http://www.termometropolitico.it/1162291_grecia-fassina-per-sopravvivere-uscire-dalleuro.html ) mi pare estremamente interessante salvo postulare un elemento che mi sembra assai difficile realizzare dato l’attuale contesto: affrontare una crisi (che con l’uscita dall’euro si presenterà ancora più feroce), con una strumentazione di difesa dei salari e dei lavoratori, mentre assistiamo allo smantellamento di ogni garanzia esistente, anzi al riportare le condizioni di vita e di lavoro indietro di cinquant’anni.

Dunque più che dividersi tra “supporter” di grecia o di germania, credo sia indifferibile rilanciare una iniziativa di lotta, di mobilitazione e di proposta a sostegno di quello che deve rimanere l’obbiettivo centrale dello scontro in atto: la ricontrattazione del debito ! Obbiettivo fondamentale per la grecia, per la spagna, per l’italia. Questa deve essere l’obbiettivo da mettere in campo e da perseguire con compattezza e convinzione, unificando lotte e iniziative in tutta europa; allargando le contraddizioni esistenti; imponendo una diversa agenda di lavori all’Unione Europea !

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