Onirico 8

Sogni confusi: ricordo solo una linea ferroviaria, i binari che correvano lungo un paesaggio boscoso, ed io che mi controllavo continuamente la tasca posteriore dei pantaloni, quella dove conservo il portafogli. Anzi, ricordo che un paio di volte l’ho trovata vuota, senza sapere se l’avessi perso o mi fosse stato rubato. In ogni caso non era un sogno angoscioso.

Il sogno di questa notte è incredibilmente limpido nella memoria. Dovevo svolgere un lavoro estremamente pratico: ornare una porta, anzi un portale molto grande. Dovevo incollare una serie di strisce di legno su una porta, orizzontalmente rispetto a questa. Ogni legnetto era di colore marrone scuro, lucido e ben levigato; su ognuno di questi legnetti dovevo successivamente applicare, con un poco di colla, delle altre strisce, leggermente più piccole. Non so con precisione di quale materiale fossero queste strisce, ma erano molto lucide, quasi brillanti, mi sembravano di onice, con i bordi lisci e tondeggianti. Il tutto formava un insieme assai bello a vedersi: l’insieme offriva un ornamento classico e al contempo estremamente piacevole.

Io ho svolto tutta l’attività con grande cura ed attenzione: striscia dopo striscia, tutte ben collocate tra loro, in ordine; un insieme equilibrato e raffinato, che ho potuto ammirare arretrando con lo sguardo e con una visione di insieme dell’intero lavoro.

Quando però lo sguardo si è di nuovo riavvicinato, ho cominciato a notare strane differenze: i legnetti non erano tutti allineati a dovere, sbaffi di colla, gli strati di onice leggermente storti. Ho cominciato a correggere alcune delle imperfezioni, ma ogni volta che intervenivo, correggendo un errore, ne compariva un altro, anzi due, tre; sembrava quasi che ognuno dei miei sforzi producesse altri errori, altri sbagli; ogni correzione  produceva nuovi errori.

Il senso di frustrazione che ho provato è stato davvero grande. Per di più, mentre ormai sconsolato guardavo il mio lavoro peggiorare progressivamente, dal taschino del mio jeans sono cominciate a rotolare fuori monetine e più ne raccoglievo, più ne uscivano fuori….

Fortunatamente mi sono svegliato.

Brandelli di sogni confusi e affastellati l’uno con l’altro mi si sono affacciati alla mente questa mattina: spume di onde agitate che si infrangono su una spiaggia sabbiosa ed abbandonata, segnata qui e là da qualche piccolo sasso. Lenzuola immacolate che coprono corpi di persone variamente distese, chi su lettighe, chi sul piano stradale; corpi che non vedo, solo intuisco, probabilmente privi di vita, ma senza altra indicazione o connotazione di sorta. Infine corpi sudati, come se di ritorno da quelle corse mattutine che taluni effettuano ripetutamente per tentare di mantenersi “in forma”, per cercare condizioni fisiche a loro accettabili. Null’altro nel ricordo.

In questo sogno molti personaggi, quasi tutte figure indistinte che si affollano incontrandosi, sovrapponendosi, confondendosi tra loro. Tra tutte queste figure ne emerge una, piuttosto grossa e massiccia che individuo come uno dei dirigenti della cooperativa in cui lavoro. Ha una borsa, o forse una cartella tra le mani, dalla quale estrae un grande foglio con tanti numeri segnati sopra in bell’ordine e raggruppati quattro alla volta, ciascun gruppo di numeri è racchiuso in un quadrato ben distinguibile. I numeri sono grandi e rimarcati con forza.

Mi par di capire che si tratti di una sorta di riffa: ognuno può scegliere un gruppo di quattro numeri, uno dei quadrati insomma, e puntare su di essi. La vincita finale è favolosa, non capisco bene la cifra, ma è decisamente alta e molto, molto allettante. Tanto da sollecitare immediatamente il desiderio di partecipare al gioco.

Purtroppo anche la posta da impegnare è decisamente alta: per ogni gruppo di cifre bisogna versare, subito e in contanti, ben trentamila euro. Il senso di frustrazione è immediato, altrettanto subitaneo quanto la precedente esaltazione per la consistente vincita; ma dove trovare tanti soldi da “arrischiare” su quei quattro numeri ?

E il sogno non mi ha fornito una adeguata risposta !

Sogni affastellati nel corso della stessa notte, segnata ovviamente da un sonno agitato e discontinuo.

Nel primo ho sognato delle patatine tagliate “à la julienne” (a fiammifero, insomma) già fritte, ma che erano, senza olio, dentro una grande padella, quasi uno wok, ma con un manico solo. Le patatine, dorate ed invitanti, erano in questa padella e qualcuno le aveva condite con abbondante pepe macinato, cosa che mi ha stupito e lasciato in qualche modo interdetto. Il manico di questa padella era tenuta saldamente da una mano, della quale scorgevo il solo avambraccio e null’altro; la mano muoveva con perizia la padella e faceva saltare le patatine.

Nel secondo sogno io ero all’interno di un grande palazzo, una dimora nobiliare, se non addirittura regale. Ero ad uno dei piani alti di questo palazzo, in una stanza ampia e dal soffitto piuttosto alto; la stanza era sicuramente decorata riccamente, anche se questo è un particolare che intuivo senza però vederlo.

Infatti il mio sguardo era proiettato verso l’esterno, che osservavo dietro ai vetri di una grande finestra (quasi un balcone per le sue dimensioni). La vista era assai vasta, infatti il mio sguardo si allargava sulla piazza sottostante e sulle vie adiacenti affollate da centinaia, anzi da migliaia di persone. Data la distanza non distinguevo volti e fattezze in questa grande folla; ero tuttavia consapevole che quella massa di persone che aumentava progressivamente e si accalcava sempre di più davanti al palazzo, era lì per protestare, contestare, manifestare un qualche profondo e generale dissenso.

Nell’ultimo sogno io ero disteso a terra, vestito da una strana tuta tutta bianca. Ero a faccia in giù, ed altri, vestiti però in maniera diversa dalla mia, giacevano anch’essi ai miei lati. C’era stata una fucilazione, e noi, eravamo lì, lunghi, distesi per terra, tutti proni. Qualcuno mi ha afferrato dalla schiena, prendendomi con una mano, quasi fossi un sacco; mi ha messo in piedi ed accompagnato in un altro luogo, totalmente indistinto.

Quasi mi risvegliassi all’improvviso, mi sono trovato a scendere da una barca, sempre vestito di questa strana tuta bianca insieme con altre persone che si trovavano con me sull’imbarcazione. Non eravamo in molti, la barca era praticamente una scialuppa, ed io mi sono ritrovato di fronte ad una spiaggia fatta di una sabbia fine al cui limitare si scorgevano alberi e piante tipiche di una vegetazione tropicale.

Avevo qualcosa in mano, ma non riesco assolutamente a ricordare se fosse una vanga o un fucile.

Il sogno, anzi i sogni, di questa notte sono finiti così, lasciandomi con un vago senso di inquietudine.

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