Il Corvo (2a parte)

Dicevo dunque, nella prima parte di questo scritto, del Corvo che è stato mangiato dai due frati (Totò e Ninetto Davoli nel film di Pasolini), che è stato “oggetto” del pranzo da parte proprio di quelli cui si rivolgeva per la loro salvezza, per la loro emancipazione, per il loro riscatto politico ed esistenziale.

Ma vediamo un momento a quale punto di snodo, a quale livello di deriva è giunta la politica più in generale, come e in quale modo si stia “sviluppando” il conflitto tra i diversi soggetti in campo e fino a che punto il processo di dissoluzione del partito influisca, pesi (ed anche gravemente a mio parere) sulla evoluzione, o meglio sulla involuzione dello scenario politico e sociale del paese.

Prendo in prestito le espressioni di Michele Prospero. “In Parlamento non c’è più una dialettica politica che incrini il dominio della coalizione che ha, quale suprema guida spirituale, la finanza e il grande capitale e, per suo docile esecutore materiale, il governo dei senza retroterra, selezionati perché in rapporti privati con influenti centri di potere.” (Michele Prospero, il Manifesto, 18 marzo 2015).

Si tratta di un giudizio secco e drastico, oltremodo pesante, ma del tutto corrispondente alla fase che stiamo vivendo e per meglio dire che ampi e sempre più larghi strati della popolazione stanno subendo da parte del capitalismo, giunto alla sua fase “predatoria” (ricordo sempre che l’espressione è di Piketty).

Nei fatti “l’affare Incalza” dimostra in maniera lampante la stolidità e la totale sudditanza dell’attuale governo che si nasconde (o vorrebbe nascondersi) dietro la maschera dell’efficienza, della lotta alla burocrazia, della risoluzione in tempi rapidi di problemi atavici.

Lo SbloccaItalia, costituisce un esempio proprio di quanto stiamo scrivendo in queste note: un provvedimento che (secondo le dichiarazioni del governo), per sottrarre alle lungaggini burocratiche e alla inefficienza della macchina amministrativa la possibilità di mettere in campo investimenti in grandi opere in tempi rapidi, elimina ogni intermediazioni ed avoca al potere centrale ogni decisione di merito. Con ciò portando un duro colpo alle istanze democratiche di partecipazione (cittadini, consigli comunali, regioni) ed al contempo offrendo su un piatto d’argento la possibilità di produrre ingenti guadagni ai poteri forti (multinazionali, capitale finanziario) che reificano così il loro prepotente dominio.

Ma “l’affare Incalza” che poc’anzi richiamavo evidenzia in maniera palmare che gli attuali governanti (Renzi in testa), decidono cose che ordinano loro poteri che non controllano. ”E sono proprio queste oscure agenzie, un misto tra pubblico e privato, imprese e grandi commessi di stato, funzionari e lobbisti, che hanno appiccicato i galloni sulle spalle degli statisti della porta accanto e sono pronti a strapparli alla prima occasione.” (ibidem)

Ne sia conferma che se sfogliate i giornali o ascoltate la televisione si parla del ministro Lupi (e sia lungi da me qualsiasi ipotesi giustificazioni e men che meno difensiva nei suoi confronti), ma di Incalzi e del sistema di potere e di malaffare che da vent’anni gira intorno ai grandi affari, agli appalti delle grandi opere, ai grossi finanziamenti pubblici, osserviamo una assurda messa in sordina.

Ma per tornare all’oggetto del presente scritto, il punto da ribadire è che tutto ciò è reso possibile (ed al contempo risulta totalmente funzionale), alla assoluta assenza del partito, alla mancanza appunto “di una idea di democrazia” e della conseguente assenza di un programma politico, prima ancora che di una struttura organizzativa ed organizzata.

Il Corvo è stato divorato, non c’è più, non esiste più e non può essere reificato perché è stato mangiato, assorbito e digerito da coloro che lo hanno mangiato.

E quindi la compagine governativa risulta debole, succube e sottomessa, incapace di alcunché se non di eseguire pedissequamente i compiti che le vengono dettati, l’esecuzione materiale delle disposizioni e del dettato impartito dai reali detentori del potere, gli oligarchi, le potenze private, i rappresentanti del capitalismo finanziario che tutto pervade e tutto ammorba.

Dunque nessuna speranza ?

Una seppur flebile speranza nella metafora del Corvo esiste, ed una luce di speranza può esserci anche in questi tempi duri e difficili, nei quali molto più facile è l’abbandonarsi alla disperazione alla emotiva rituncia ad ogni iniziativa di lotta e di reazione.

In “Uccellacci e uccellini”  Pasolini lascia una vena di leggero ottimismo riguardo al futuro e alla salvezza dell’umanità; e la affida proprio alla funzione del banchetto, alla morte stessa del Corvo. “Infatti si spera che i due viandanti, simbolo del cammino dell’uomo nella storia, riescano ad assimilare quanto di buono e di utile sia presente nelle carni del Corvo, affinchè anche il superamento dell’ideologia marxista trovi una sorta di proseguimento nelle azioni dei due, per costruire il futuro salvaguardando il passato dell’uomo, necessario per il suo avvenire”(Luca Mauro, http://www.almanaccoindipendente.it/uccellacci.htm).

A questo flebile ottimismo, a questa debole speranza dobbiamo affidare il nostro futuro, anzi il futuro delle prossime generazioni se in qualche modo riusciremo o riusciranno ad arrestare ed invertire l’attuale indecorosa ed infausta deriva.

Una partita è in atto, una partita dura e difficile. Con un paragone contingente la potremmo paragonare alla disperata battaglia ingaggiata dalla nazionale di rugby nel Torneo delle sei nazioni. Le nostre ragioni, le nostre idee, le nostre ipotesi partono svantaggiate, deboli sono le nostre forze, inesistenti aiuti ed alleati. Dobbiamo reinventare un approccio, una tipologia di intervento, una strategia, una tattica: tutto insomma.

Eppure dobbiamo tentare non una estrema resistenza, ma, al contrario, una reazione profonda; dobbiamo costruire una alternativa che per quanto ci appaia difficile ed improbabile, può costituire una speranza di assetti e scenari completamente diversi da quelli attuali.

Unificare forze divise e disperse dall’affronto dell’avversario, ricostruire una coalizione sociale tra tutti coloro che soggiacciono al dominio del capitale finanziario, riunire soggetti dispersi dalle dinamiche distruggenti dell’avversario, ricomporre un fronte, rilanciare una alternativa.

La possibilità, la necessità, l’opportunità non esistono in questo momento, il Corvo è stato mangiato, occorre inventarle, ricercarle e trovarle.

La speranza di Syriza e del governo greco, che affronta una impari battaglia nei confronti dell’Europa, delle sue strategie conservatrici, miopi e deleterie per l’insieme dei popoli e per il suo stesso futuro. Un duro conflitto in corso e sul quale ho già detto molto in precedenti scritti.

La speranza di un movimento ampio come quello che si è realizzato ieri l’altro (il 18 marzo) a Francoforte, che è riuscito di nuovo a mettere insieme una galassia di forze come non si vedeva dalle manifestazioni e dalle iniziative dei Social Forum Europei di dieci anni fa.

La speranza dei comitati che cercano di ristabilire iniziative originali e nuove, spingendosi nel tentativo di delineare quell’ancora indefinito limitare della ripresa di una iniziativa politica vera, sganciata dal politicismo e dal vuoto delle sacrestie di partiti privi della chiesa.

La speranza di movimenti, organizzazioni e lotte organizzate dai Centri sociali diffusi e presenti nei territori, delle forze antagoniste di varia e diversa natura, che comunque si espongono al tentativo di nuova aggregazione sociale, seppur variamente manifestata.

Tutto ciò potrà essere portato ad una conclusione, ad una convergenza almeno, se non ad una qualche unificazione ?

Non lo so. Ma è la speranza, seppur flebile, che ci lascia il Corvo.

(Fine)

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