Unions !

Uno spettro si aggira per l’Italia: lo spettro della speranza. La speranza che questa sia infine la volta buona per riuscire ad unificare in una unità di movimento diverse e specifiche anime del complesso firmamento che costellano l’universo disperso (e a volte disperato) di una possibile alternativa al sistema.

Al sistema globale, fatto di mercificazione delle risorse fondamentali dell’uomo, dei beni comuni, dell’acqua, della terra, ormai definitivamente preda di un sistema gestito da un pugno di multinazionali che determinano i processi fondamentali del dominio e dell’impoverimento progressivo di grandi masse di popoli, di gente, di uomini e donne che popolano, in condizioni sempre più misere e miserabili il pianeta; genti costrette a lavorare con salari di fame, ad accettare condizioni di lavoro pessime, al limite della schiavitù, esposte ai danni incalcolabili e irrecuperabili di produzioni e processi produttivi nocivi agli individui e alla sopravvivenza stessa del pianeta.

Al sistema europeo, dominato dalle logiche del capitale finanziario, asservito alle logiche dell’austerità e alle conseguenti scelte politiche che determinano quotidianamente l’arretramento di un welfare faticosamente raggiunto e costruito in decenni di lotte e di conquiste sociali e che oggi,vedono il loro progressivo appannamento (nei casi migliori) e la loro totale scomparsa, nella maggioranza dei casi, a favore dell’utile di ristrette oligarchie sociali che attraverso scelte monetaristiche a livello europeo e scelte nazionali miopi e subalterne, gravano sempre più prepotentemente sui livelli di vita e di reddito di una compagine sociale fortemente indebolita e disperatamente dispersa.

Al sistema nazionale, contraddistinto da una amorfa regia che, ammantata di falso decisionismo e spinto da una inflessibile necessità di accelerazione dei processi di sottomissione delle classi operaie e lavoratrici, opera per il reale restringimento degli spazi di democrazia, per la soppressione di ogni residua permanenza degli spazi precedentemente conquistati di diritti sociali, giustizia, legalità, agisce consapevolmente per annullare ogni capacità e forza contrattuale, facendo leva sulla disperante realtà di un mondo del lavoro diviso e frantumato, disaggregato, espulso dalle fabbriche, disperso in realtà diversificate e differenziate, precario o addirittura sulla mancanza stessa di lavoro e sull’ignobile ricatto che conseguenzialmente  ne deriva a scapito di quanti ne hanno bisogno e necessità.

Il fantasma di una speranza.

L’abbiamo cercata nella disperata battaglia condotta in Grecia da Syriza e Tzipras, nelle parole dure, ma serenamente convincenti delle proposte economiche alternative alle sempiterne logiche di austerità della Troika, pronunciate a sostegno di concrete azioni avanzate da Varoufakis; nel finora composto e dignitoso rifiuto del popolo greco a soggiacere a posizioni ricattatorie della Unione Europea, nel disegno alternativo che il parlamento greco cerca con fatica da Sisifo di realizzare in questo difficile frangente.

Lo aspettiamo anche dalla prossima campagna elettorale spagnola, auspicando che il neonato Podemos sappia trasferire intelligentemente in consenso elettorale e quindi in proposte operative la fiducia che si è saputo guadagnare dalla mobilitazione delle piazze e delle strade della spagna; questo sia per rafforzare il fronte di proposte alternativo che oggi è costituito in modo pressocchè esclusivo dal popolo greco, sia perché darebbe fiato ad ulteriori e più ampi proposte di un percorso democratico e socialmente compatibile all’interno della stessa Unione Europea.

Lo dobbiamo costruire anche a casa nostra, riprendendo quel firmamento di soggettività esistente, di potenziale ma dispersa alternativa alle politiche di becero dominio del capitale, che ha raggiunto la sua fase più intimamente feroce e crudele, anzi “predatoria”.

Lo dobbiamo soprattutto costruire qui, in Italia, dove una galassia in espansione, in costante allontanamento dal proprio centro ideale, ha la necessità di invertire questo processo, ricercando con pazienza, duttilità, ma anche con forte decisione la possibilità di riaggregarsi, di ricostituire un fronte non di mera opposizione, ma di reale alternativa al nuovo ordine dominante.

E’ un processo difficile invertire quello che appare come un processo naturale, la progressiva dispersione all’interno di una galassia; ma un processo decisivo, non più eludibile ed anzi indispensabile. Piegare le leggi stesse della natura per finalizzarle ad un progetto politico di alto respiro e di grande valore.

Per questo, io credo, la manifestazione di sabato scorso (28 marzo), sia un primo, piccolo, e a l contempo decisivo, passo in questa direzione. Altro necessita, altro bisogna fare.

Riprendere lo spirito con il quale si sono sviluppati gli incontri alla vigilia dello sciopero della Fiom del 14 novembre 2014 e del contemporaneo Sciopero Sociale dello stesso giorno.

Riunificare elementi, soggetti, individui ed organizzazioni; stabilire alcune, poche ma decisive, battaglie che siano unificanti di opinioni, soggettività, azioni oggi variamente disperse, ma fattivamente operanti sul territorio; garantire la possibilità di operare in forme diverse ed anche alternative, ma orientarle tutte verso alcuni obbiettivi decisivi e qualificanti.

Già la lista dei detrattori ad un simile progetto sarebbe consolatorio, visti quanti ne sono, che già prima della giornata del 28 marzo e subito dopo di esso si sono dichiarati contrari al disegno messo in campo da Landini, da rappresentanti delle forze politiche, giornalisti e giornali di diversa estrazione (compreso ovviamente il “Corrierone”); se poi in questa lista comprendiamo anche i tiepidi e pavidi che non hanno boicottato esplicitamente, ma hanno evitato un apporto efficace al risultato dell’iniziativa, l’elenco si allunga di molto. E non ha certo giovato la scarsa presenza di quegli altri soggetti (Libera, Emergency, ecc.) che pure dovevano essere tra i principali protagonisti di un disegno di “allargamento” di una battaglia politica e sociale di grandi proporzioni come quella oggi necessaria nel paese.

Si tratta, come ho detto, di forzare le dinamiche dell’universo che invece di continuare a espandersi e dunque a disperdersi all’infinito con il moto perpetuo delle stelle, degli astri e degli altri pianeti, dovrebbe essere piegato all’indietro, favorendo convergenze e ricomposizioni unitarie di un mondo che l’attuale fase del capitalismo vuole frammentato e disperso, diversificato e persino contrapposto, creando artificiosamente barriere e contraddizioni tra vecchi e nuovi diritti (trasformati invece in assenza di diritti per tutti), tra chi è leggermente più tutelato e chi lo è meno, tra chi ha un lavoro e chi non lo ha, tra chi guadagna un po’ di più e chi un po’ di meno.

Si tratta di mettere insieme forze diverse, il sindacalismo autonomo più genuino e non legato ad interessi corporativi, i precari, i giovani disoccupati, le mille forme di lavoro sbocciate ad opera degli interessi padronali. Si tratta di unificare il lavoro che in alcune realtà del mondo agricolo rasenta un nuovo schiavismo e le attività parcellizzate dei call center. Si tratta di mettere insieme le partite iva di giovani professionisti ricattati negli studi professionali con il lavoro a termine condizionato dal raggiungimento di determinati standard di produzione.

E da questo punto di vista non solo errori vanno imputati al sindacato confederale, ma richieste esplicite di una rinnovata capacità organizzativa se non vuole sprofondare definitivamente in una operatività meramente assistenzialistica e incapace di produrre nuove idee e proposte rispetto alle novità in campo.

E via ancora a raccogliere i frutti e la partecipazione di realtà aggregate di tipo nuovo, come i centri sociali che promuovono e realizzano una reale e concreta presenza sul territorio, seppure con pratiche diverse ma non divergenti rispetto all’obbiettivo di bloccare il Jobs Act, di fermare lo SbloccaItalia, di garantire una casa ed un lavoro.

Ricondurre ad unità le lotte dei comitati territoriali sulle tematiche ambientali non solo quali strumenti di mera difesa, ma come elemento dirompente di un modo diverso di vedere le condizioni di vita e di lavoro delle genti, della popolazione, dei cittadini, dalla Val di Susa fino alla sicilia del Muos, passando per l’Ilva di Taranto.

Una speranza per la quale val bene impegnarsi.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Unions !

  1. malosmannaja ha detto:

    “proposte di un percorso democratico e socialmente compatibile all’interno della stessa Unione Europea”… eh, suona buffo, quasi come dire “un percorso di democrazia e di difesa dello stato sociale *all’interno* di un campo di concentramento”. ohi, non escludo che Landini sia in buona fede, ma ciò non depone a favore della sua intelligenza e in ogni caso di “macroeconomics” non capisce una mazza. quindi bene o male non può che finire per diventare l’ennesimo spacciatore di speranza per conto del sistema (in questo, ahinoi, non è troppo dissimile da un Grillo o un Renzi).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...