“L’amaro greco”

imagesHo letto, riletto e riletto ancora un articolo di Sergio Cesaratto dell’8 aprile scorso, sulla situazione greca ed europea

http://www.economiaepolitica.it/europa-e-mondo/lamaro-greco/#.VSfu1PmsU5d

L’articolo mi è stato consigliato da un caro amico con il quale ci scambiamo, abbastanza frequentemente, valutazioni, idee, consigli, proposte.

L’articolo, dal titolo emblematico, “L’amaro greco”, descrive il futuribile e nefasto futuro che si preannuncia per il popolo greco e il suo attuale governo a fronte delle posizioni assunte dalla direzione dell’ Unione Europea e delle sue scelte in campo economico e finanziario, che nessun positivo futuro prefigurano, appunto, per il popolo greco, spagnolo, italiano e, più in generale, per quello di tutta europa.

Cito un passaggio di questo interessante intervento: “La principale conclusione è la fine di ogni illusione europeista, per chi ancora la stesse coltivando. L’Europa non concederà nulla o quasi alle richieste greche. Piuttosto la lascerà tentare l’avventura dell’uscita dall’euro per mostrare qual è il destino sciagurato che attende chi tentasse di mettere in discussione la dittatura europea.” (cit.)

Difficile non condividere le considerazioni amare che l’articolo evidenzia e denuncia, difficile non partecipare empaticamente con le affermazioni contenute in tale articolo, così come è difficile non considerare i possibili futuri scenari evocati: “ Le opinioni pubbliche su cui verranno fatti ricadere i costi del default greco verranno scatenate contro quel paese, ma sarà purtroppo difficile che italiani e spagnoli comincino a domandarsi perché hanno dovuto prima finanziare la restituzione greca dei debiti verso le banche francesi e tedesche, per vedersi poi defalcare i crediti verso quel paese, vedendo così i propri conti pubblici peggiorare e subire ulteriore austerità. Difficilmente si chiederanno perché la Germania non paga lei per i crediti ora inesigibili che ha concesso (spesso via Francia) per sostenere le proprie esportazioni,  fedele al proprio modello mercantilista basato sul “vendor financing” fatto, peraltro, anche di corruzione.” (cit.).

Non ho le conoscenze e soprattutto non ho le competenze per misurarmi con l’autore di questo testo, scritto, a quanto mi sembra, con dovizia di informazioni, con sufficiente conoscenza della situazione, con notevole capacità critica e con sicura professionalità.

Le mie modeste considerazioni sono quindi di carattere eminentemente politico, il che, come si sa, appartiene solo al campo della volontà, o sarebbe anche meglio dire, in questo caso (ma non solo in questo), del “desiderio”.

Ciò che infatti mi colpisce nel corpo dell’articolo è la assoluta linearità, precisione, consapevolezza e razionalità dello scritto. Qualità che va sottolineata e che corrisponde a quel “pessimismo della ragione” che molto spesso, purtroppo manca nelle analisi e negli studi di carattere economico.

Oserei dire che, dopo averlo, appunto, più volte riletto, risulta assai difficile non esprimere un consapevole consenso, supportato peraltro dalle cronache quotidiane che leggiamo sui giornali o ascoltiamo per televisione, o peggio che i media mainstream giornalmente inculcano nelle menti degli italiani, passaggio dopo passaggio, velina dopo velina, contribuendo in maniera “colposa” a sviluppare quella cultura della “comunicazione” che è cosa ben lontana da quella dell’ “informazione”, capace di fornire notizie ed insieme gli strumenti perché gli ascoltatori riescano ad elaborare pensieri propri ed elaborare autonomamente concetti e capacità critica.

Ma questo ci porterebbe assolutamente fuori tema.

Dicevo del pessimismo della ragione. Perché se è vero che sono enumerate le azioni e le nefaste conseguenze prevedibili rispetto allo scenario attuale, nonché le altrettanto preoccupanti ripercussioni derivanti dalle scelte in divenire, nessuno spazio viene lasciato al terreno della “possibilità”, della volontà, del “desiderio”, appunto.

Certamente questo mio ragionamento può essere giustamente tacciato di scarsa scientificità. Ed è vero. Perché si misura (il mio ragionamento), dal lato dell’ “ottimismo della volontà” che deve necessariamente accompagnare ogni soggettiva volontà politica, pena l’inaridirsi stesso dell’analisi e la sua ipostatica affermazione, disgiunta dalle dinamiche delle possibili “forze” (o anche debolezze) in campo, esistenti, o da sollecitare, sviluppare, muovere.

Il disperato grido leopardiano: “(…) procomberò sol io ?”, deve rimanere tale ? Oppure è volto a sollecitare un forte, quanto disperato, tentativo di muovere sentimenti, corpi, persone verso un obbiettivo diverso da quello in cui si dibatte la “patria mia” ?

E visto che ho (in maniera forse improbabile) citato Gramsci e Leopardi, mi permetterò anche il lusso di un timido riferimento al rapporto “soggettivo-oggettivo” in Marx, senza andare oltre nell’inverecondo (da parte mia) utilizzo di testi “sacri”.

Mi permetterò, inoltre, sempre immodestamente, di citare quanti si sono schierati a sostegno delle scelte e delle opzioni portate avanti dal governo di Syriza e dei suoi dirigenti che hanno ingaggiato una dura, tragica lotta contro le logiche neo-liberiste, o, se preferite, contro le scelte concrete adottate dall’ Unione Europea. Economisti come Halevi, Krugman, Galbraith e Piketty e, sono sicuro, almeno in cuor suo, lo stesso Cesaratto, hanno scelto di “parteggiare” con Tzipras in questa immane lotta di Davide contro Golia, parteggiando per Davide, non sapendo se, questa volta, vincerà il giovane fanciullo senza cravatta o l’irsuto gigante (dalla grinzosa ed arcigna faccia di Shaube).

La storia della sinistra, meglio dei “progressisti”, del movimento democratico europeo (mi limito all’europa), ha conosciuto da sempre momenti tragici e sconfitte cocenti e sanguinose: dalla Comune di Parigi, alla “eliminazione” degli Spartakisti, dalla affermazione dei regimi fascisti fino alla infausta degenerazione della rivoluzione bolscevica.

E allora ?

Non so cosa la storia dirà di noi. Molto probabilmente dirà quelle cose che Cesaratto scrive nella prima parte del suo articolo; ma dovrà pur dire che qualcuno, armato della propria “debolezza”, disperatamente legata ad una illusoria, illuministica, disperata perseveranza, ha tentato di opporsi alle necessità dettate da una “oltraggiosa fortuna” e si è spinto a “prendere le armi contro un mare di affanni”.  Dovrà pur dire se contro i “lacci e laccioli” di “Questa Europa” qualcuno si è mosso, ha osato oltraggiare l’ordine costituito, chi si è asservito, come servo sciocco alla volontà dominante e chi si è opposto, lottando nelle strade e nelle piazze.

Dovrà pur dire se qualcuno ha osato, contro il pensiero dominante, contro una “opinione pubblica” distorta ed asservita a quelle stesse logiche, ha osato non opporsi, ma almeno anche solo parlare, prospettare idee nuove, alternative, diverse.

Tutti sappiamo che esistono queste alternative, sappiamo che esistono studi, idee, progetti, programmi alternativi. Ciò che serve, oggi, in questo momento è proprio il fatto di volerle, di “desiderarle”, nel senso più compiuto del termine.

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