Son tornate le rondini !

Qualche sera fa, mentre ero a guardare la televisione in soggiorno, ho sentito un frullar di ali nel cassettone della tapparella del balcone: erano tornate le rondini.

I miei lettori più fedeli, sanno che ne ho già parlato e lungamente in un precedente scritto (https://michelecasa.wordpress.com/2014/10/03/le-rondini/), quindi non riprenderò gli argomenti lì già ampiamente descritti.

Le rondini sono tornate e questo ovviamente mi fa gran piacere; sono arrivate in “ritardo” quest’anno, ed ho l’impressione che siano in numero inferiore a quello dello scorso anno: non vedo il cielo solcato dai loro innumerevoli voli, ma radi passaggi. Non so se sia solo una mia impressione oppure questo indichi una reale diminuzione, conseguenza di un pericoloso e progressivo “spopolamento” di questa specie.

Sono tornate in una stagione assai poco primaverile; le temperature sono aumentate, questo è vero, le giornate si sono “allungate”, è un fatto indubitabile; tuttavia il sole occhieggia tra le nubi di un cielo che sembra più quello di un marzo pazzerello, che non quello di una aprile terso e luminoso.

E quindi, arrivata la primavera, ho in programma di preparare il mio orticello per la semina. Nei prossimi giorni andrò a zappare i miei 36 (trentasei) metri quadri di terra che gestisco; li irrigherò e li preparerò per la semina; nella prossima settimana acquisterò le piante di pomodorini, melanzane e peperoni e le pianterò, in attesa di poterne raccogliere i frutti dopo sessanta-novanta giorni.

Ciò, nonostante, come ho detto, l’andamento climatico ancora non volga definitivamente al meglio.

Del resto ombre si addensano quotidianamente su uno scenario per niente allegro, sull’economia e sulle condizioni di vita di tanti giovani, donne e cittadini di questo paese, ammansiti dalle facili promesse di un capo del governo che alterna mirabolanti promesse di lavoro, occupazione e ripresa dell’economia, a minacciose promesse di altrettanti disastri, laddove le sue “rivoluzionarie” riforme non dovessero essere approvate da un parlamento recalcitrante.

Così, attraversa l’atlantico e descrive un mondo nuovo, fatto di possibilità di nuova occupazione e di nuovo lavoro, mentre i risultati concreti delle sue scelte (mi riferisco al Jobs Act) si riducono a 13 (tredici) nuovi posti di lavoro nei primi due mesi dell’anno, mentre continuano le minacce di chiusure di stabilimenti e rischi di nuova disoccupazione, mentre continua la cessione di aziende pubbliche di primario interesse.

Al contempo pone le basi per il restringimento di fatto degli spazi democratici con una controriforma (bisogna che si cominci a chiamarla così, visto che presto saremo chiamati anche ad una scadenza referendaria) del parlamento nazionale e delle normative elettorali, ed al contempo con provvedimenti altrettanto gravi come lo “SbloccaItalia” (regalo a petrolieri e costruttori) e la “Buona Scuola” (che di “buona” ha soltanto il nome).

Il tutto avviene in uno scenario europeo, dove la configgente vivacità di Syriza si scontra con la miope, ostinata azione di conservazione delle forze politiche dominanti al servizio delle strategie neo-liberiste che tracciano un futuro niente affatto tranquillo per i popoli dell’europa.

A questo proposito appare ormai evidente che le reiterate richieste alla Grecia di applicazione di passati e stantii “memorandum”, insieme all’insana domanda di stringere ulteriormente gli interventi programmatici del governo Tzipras, non sono assolutamente adeguati alla ripresa di un ciclo positivo dell’economia. E dunque risulta altrettanto evidente che l’opposizione a cercare strade diverse da quelle della pervicace riaffermazione di una linea di austerità non risiede nella validità di queste stesse scelte (giacchè è ormai assai ampio il panorama di economisti e tecnici che le considerano fallimentari), bensì dal timore profondo che immobilizza i governi conservatori e pseudo socialisti dei paesi europei, nonché della stessa Unione Europea, di essere sconfitti dalla caparbietà e dalla determinazione del popolo greco a realizzare i propri programmi e le proprie speranze.

Le forze politiche dominanti in europa, al soldo delle oligarchie che gestiscono il capitale finanziario hanno il timore grande che l’esempio della grecia possa essere seguito dagli altri popoli europei.

Hanno paura che il loro disegno meschino e intriso di vile protervia, possa essere sconfitto dalle forze realmente progressiste ed alternative che vivacemente, ma ancora purtroppo limitatamente, si fanno spazio in europa.

Hanno paura che un fatto realmente “rivoluzionario” li scalzi e li spazzi via dallo scenario disastroso che hanno colpevolmente costruito.

Nemmeno lo scenario al di fuori della Unione Europea è meno preoccupante, con le guerre drammaticamente vicine ai confini, che l’insipienza, l’incapacità, la malafede, il pressappochismo, la complicità hanno determinato e rischiano ulteriormente di aggravare. Il conflitto in medio oriente drammaticamente estesosi in oriente, in Libia, nel continente africano, tra sunniti e sciiti, tutti foraggiati di armi e soldi dalle diverse “potenze” (o presunte tali) mondiali e regionali. La guerra in Ucraina e la rinascita di movimenti fascisti e nazisti, ben rimpinguati dalle risorse “occidentali” segnano in maniera preoccupante le cronache ormai quotidiane.

E infine dell’ambiente, le cui condizioni peggiorano continuamente e costantemente, come è stato brillantemente messo in luce dalle recenti trasmissioni di Luca Mercalli, il quale è riuscito a mostrare e dimostrare i rischi e i pericoli incombenti sulla natura, e soprattutto sulle condizioni di vita di tutti quanti noi. Ma Cassandra rimane inascoltata, e le sue profezie saranno riconosciute, purtroppo, solo quando Troia sarà in fumo.

Nonostante tutto questo le rondini sono tornate.

Meno dello scorso anno, più tardi dello scorso anno, ma sono tornate.

Probabilmente per riaffermare, disperatamente ed ostinatamente che il ciclo della natura si ripete, vuole ripetersi, nonostante gli stravolgimenti, i drammi, le tragedie che ci colpiscono e ci coinvolgono. Nonostante questo pianeta soffra quotidianamente per le dure ferite che gli vengono inflitte dalla sfrenata corsa verso traguardi che, tragicamente, ne segneranno la fine.

Nonostante i rischi del nucleare, nonostante le trivellazioni e le perforazioni del suolo, nonostante le guerre, i massacri e le devastazioni. Nonostante tutto, le rondini sono tornate.

Ma il loro ritorno vuole, deve segnalare che ci deve pur essere una speranza, una possibilità di affrancarsi, di realizzare una alternativa, decisa e convinta a questo “ineluttabile” processo. Che si può e si deve cambiare il verso di questo disperato procedere; che esiste una possibilità di reintrodurre elementi di equilibrio, di giustezza, di miglioramento delle condizioni attuali.

Sono contento che le rondini siano tornate. Il loro stridìo continuo è, per quanto mi riguarda, per come io lo interpreto, l’occasione di rilancio, di ripresa, di riscatto. O, per lo meno, la speranza di tutto ciò.

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