Migranti

Trovo semplicemente oscena la discussione che si va sviluppando intorno ai tragici avvenimenti riguardanti le ricorrenti tragedie del mare che si sono verificate e continuano a verificarsi in questi giorni.

Settecento (o novecento) gli affogati che erano a bordo di un barcone, altri centocinquanta morti nel mare che si affaccia sulle spiagge dell’isola di Rodi, vittime nel mare intorno a Malta, milleseicento i morti stimati solo dall’inizio di quest’anno….

Mentre tutto questo accade, improvvisati opinion makers, statisti, capi di governo e istituzioni continuano a dibattere e discutere del problema. Così ascoltiamo ragionamenti di denuncia (ma privi di concrete iniziative) verso gli “scafisti” e gli “schiavisti”, colpevoli di segregare, portare in mare senza alcun elemento di sicurezza migliaia di persone, e poi magari abbandonarli in mare aperto; a questi si associano ragionamenti “strani” e contraddittori (da ultimo Renzi) che dicono senza dire, che usano parole come pietre per poi nascondere la mano (“A bordo dei barconi non ci sono solo famiglie innocenti”), che intendono parlare solo alla “pancia” (come si usa dire adesso) delle persone, fomentando la paura, il pericolo che viene da fuori, dal “diverso”, dallo “straniero”.

A questo filone di ragionamenti se ne distingue, ma a volte si sovrappone, un altro, quello del partito dei “coraggiosi” (così li ha bellamente definiti Gad Lerner), che parlano di “distruggere”, “bombardare”, “bloccare”.  E la discussione assume toni profondi, sul come si possa fare per individuare le barche degli assassini, di come utilizzare droni per individuare obbiettivi specifici, di quali manovre e di quali “autorizzazioni” ci sia bisogno per mandare commandos e truppe scelte a colpire i nemici dell’ordine e della tranquillità.

Sopiscono intanto problemi atavici che sono le questioni legate all’accoglienza, sul come e in qual modo salvare le vite umane, come gestire le migliaia di persone che arrivano (quando arrivano) sulle “nostre” spiagge, di come funzionino i centri di accoglienza, dei tempi lunghissimi per la concessione di asilo politico, delle condizioni inumane nelle quali vivono quanti sono riusciti a sbarcare.

Tutto tace e viene rinviato ad altra data, si cerca di tacitare (o comunque si citano il meno possibile) le notizie sugli scandali e sui lucrosi interessi che girano intorno alla questione dei migranti; si parla il meno possibile delle condizioni “di schiavitù” nelle quali sono costretti a vivere migliaia di uomini e donne soggetti al racket della intermediazione di manodopera e soggiogati a sfruttatori che (con il complice interesse di tanti produttori agricoli) pagano pochi euro per una intera giornata di lavoro nei campi.

E poi ci si stupisce che ci siano tanti (e non per questo li giustifico) che scelgano la strada degli interessi malavitosi, della violenza, dello sfruttamento di altri con la pelle del loro stesso colore, per arricchirsi, per guadagnare di più.

Ho già detto delle colpe e delle responsabilità antiche che l’europa e l’occidente in generale hanno nei confronti dei popoli del sud del mondo, e ho scritto (utilizzando l’analisi del prof. Bruno Amoroso) delle più recenti colpe della Unione Europea in questo contesto (https://michelecasa.wordpress.com/2015/04/21/mediterraneo-cpt-4-2-libia/); ho anche scritto cosa ne penso delle sciagurate vicende che coinvolgono i popoli del nord africa e particolarmente della Libia, nel quadro delle guerre che si vanno lì combattendo (https://michelecasa.wordpress.com/2015/04/22/mediterraneo-cpt-4-3-libia/).

Se ritorno su questi argomenti è perché davvero la sicumera con cui viene affrontata questa vicenda denota una sfrontatezza ed una ipocrisia che mi lasciano profondamente turbato e suscitano la mia ira più profonda.

Possibile che nessuno abbia conservato un minimo di coscienza nel porsi il problema delle cause di queste tragedie e che nessuno voglia assumersi la responsabilità di compiere anche un atto simbolico, parziale, minimale ma che vada in senso contrario a quello paventato ?

Possibile che nessuno si ponga il problema di quanto sia abietto, demagogico e strumentale parlare di bombardamenti, di droni, di assalti mirati, quando l’utilizzo (purtroppo ormai quotidiano) di questi strumenti provoca giornalmente morti tra i civili, gli inermi, i deboli in vaste arie del mondo, e soprattutto nelle zone da cui proviene la maggior parte di quella miserabile gente in fuga: dall’Iraq, alla Siria, dalla Somalia alla Nigeria, alla Libia.

No, l’ipocrisia dell’occidente si basa su questo: condannare le dittature quando “disturbano” i suoi (dell’occidente) interessi e quelli dei monopoli finanziari che li sostengono, “in nome della democrazia”; allearsi con altri regimi dittatoriali, sempre “in nome della democrazia”, quando questi sono utili a quei medesimi interessi.

Questa è la storia che si sussegue dall’Iraq alla Libia, dall’Iran all’Egitto, dall’Etipia alla Somalia, fino al quel piccolo staterello desertico che è lo Yemen, ma la cui importanza strategica è fondamentale per il passaggio delle navi che trasportano petrolio.

E così bombardamenti, droni, sodati specializzati, e poi truppe d’assalto, altri soldati, e armi e poi ancora bombardamenti per distruggere quelle stesse armi che sono state date agli amici di ieri che oggi, non servendo più, sono diventati nemici.

E cosa importa se centinaia di persone muoiono sotto i bombardamenti, hanno le case distrutte, non possono più lavorare i campi, muoiono di fame e di sete: sono i danni collaterali che “purtroppo” si vengono a determinare quando si combatte “in nome della democrazia”.

E così il governo di Tripoli (“legittimamente eletto” per la prima volta nella storia della Libia), viene misconosciuto da un gruppo di armati (il cosiddetto governo di Tobruk), che però ha il riconoscimento dell’Egitto, governato da un dittatore militare che ha soffocato nel sangue un altro governo “legittimamente eletto” ed ha preso il potere. Ma l’Egitto è alleato dell’Arabia Saudita (altro paese “democratico”), che è saldamente ancorato agli interessi occidentali e nel quale ogni dissenso viene semplicemente “eliminato”. Così l’occidente offre una patente all’Egitto per interferire nelle vicende dell’area sempre “in nome della democrazia”. E così si affastellano interessi su interessi, si rinfocolano rivalità tribali sopite per anni, si rinfocolano divisione religiose, etniche e di clan.

E nessuno vive felice e contento, anzi.

Dunque la soluzione è quella di andare ad affondare i barconi, ma con “intelligenza”, usando droni “intelligenti” e lanciando bombe “intelligenti”, sui malcapitati di turno. E così avremo, ancora una volta, spazzato la polvere e l’avremo nascosta sotto il tappeto. Probabilmente ci saranno meno barconi, ma sicuramente non ci saranno meno morti e meno persone in fuga dalla fame, dalla guerra e dalla morte.

Saranno solo un po’ più lontani dai nostri occhi, moriranno un po’ più in là, e la ipocrisia di Salvini, di Santanchè, di Renzi e degli altri governanti europei, potranno vivere sonno più tranquilli, dedicandosi ai loro interessi più immediati e reali, senza essere disturbati, o essendolo meno, dai morti che galleggiano sulle acque dolci del mediterraneo.

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