“Usque tandem” – Scuola

“Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?” (“Fino a quando abuserai, Catilina, della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora cotesta tua condotta temeraria riuscirà a sfuggirci? A quali estremi oserà spingersi il tuo sfrenato ardire?”).(M.T.Cicerone, “Le Catilinarie”, Rizzoli Editore, Milano, !979, pag.86, t.a f. pag. 87).

Spogliata dalla contingenza del suo contesto storico, le vibranti forme espressive di Cicerone potrebbero essere utilizzate in molte occasioni per opporsi al comportamento arrogante, irrispettoso e persino offensivo di Renzi e della sua blindata maggioranza nel portare avanti un processo di attacco pervicace alla democrazia, ai diritti, alle istituzioni, al territorio, agli enti locali, ai giovani, ai lavoratori, ai cittadini, all’ambiente. Tutti volti con pervicacia estrema a consolidare una pesante involuzione conservatrice del “sistema” (inteso nel senso più largo del termine, ma anche specificamente individuabile in singoli settori come la scuola e la sanità), e a favorire le èlite oligarchiche del capitalismo finanziario dominante.

In questo scritto vorrei cercare di affrontare, anche se in maniera non esaustiva, alcune questioni legate alla scuola e al disegno di legge che presto sarà affrontato in parlamento, la cosiddetta “Buona Scuola” di Renzi.

Nel suo effluvio demagogico e parolaio, condito di battute e motti “di spirito”, il capo del governo continua a dileggiare attori e protagonisti del mondo della scuola, escludendo la discussione sulle questioni essenziali e dirimenti e nascondendo il disegno di fondo, quello cioè della progressiva demolizione della “struttura” della scuola pubblica, delle sue funzioni e dei suoi obbiettivi.

Non sono un esperto dei temi della scuola, seguo i dibattiti, le discussioni e leggo alcuni articoli ed inerventi sull’argomento. Ho cercato e cerco ancora di farmene una idea più precisa, ascoltando i pareri e le opinioni di studenti, operatori della scuola, insegnanti e genitori. Forse io vivo in un mondo a parte, ma le opinioni che sento non sono affatto positive e rafforzano invece le mie convinzioni negative.

E decisamente, se la grande maggioranza di quelli che si sono espressi nella “modernista” consultazione on line, lo hanno fatto in maniera negativa, certamente una qualche ragione ci deve essere. E oggi, nascondere quei risultati, derivanti da una consultazione voluta dallo stesso presidente del consiglio (e che si aspettava? un plebiscito?), dietro le manie di decisionismo sfrenato che “detta” i tempi di discussione al parlamento, provocando ancora una volta nell’immaginario collettivo l’immagine di una istituzione che “perde tempo” e “allunga i termini” di “decisive scadenze”, appare non solo mistificante ma gravemente irresponsabile, e richiede sollecite ed ampie risposte di massa.

Mistificante ed irresponsabile, oltre che vagamente ricattatorio, è la scelta di inserire in quel disegno di legge, la complessa partita della assunzione di centomila (ma saranno poi tanti?) precari della scuola. Questione che non risiede nella volontà (bontà sua) di Renzi e del governo di procedere a tali assunzioni, bensì consegue da una sentenza della Corte di Strasburgo che ha deliberato in tal senso e senza la quale anzi nonostante la quale, il governo stesso continua a mostrarsi evasivo e recalcitrante nella sua applicazione.

Detto questo vorrei sinteticamente affrontare alcuni questioni più particolari.

Anzitutto la questione degli studenti. Seguendo le indicazioni di un amico molto attento su questioni di tal genere, ho letto con attenzione l’articolo 3 del disegno di legge, quello appunto intitolato “Percorso formativo degli studenti”.

Se leggete questo articolo, vi rendete conto immediatamente del disegno sciagurato che c’è dietro. Lo studente viene “liberato” da ogni tipo di contesto ed avviato ad un programma formativo individuale dal quale emerge un progetto estremamente grave e pericoloso non solo per la didattica e “l’istruzione” dello studente, ma anche per la sua formazione di uomo e di cittadino all’interno della società.

Si individua, in estrema sintesi, un ruolo della formazione come “processo competitivo” (di questa definizione tra virgolette mi assumo la responsabilità), che è l’esatta dimensione del triste e preoccupante divenire della società in essere e i cui caratteri distintivi si vorrebbero ulteriormente approfondire, espandere ed allargare, nella società del futuro.

La seconda questione è relativa alla chiamata nominativa del docente, la qual cosa nasconde un inverecondo gioco di selezione individuale degna di altri e ben più oscuri tempi, soprattutto se legata poi alle valutazioni individuale del docente e alle disponibilità effettive (fondi) messi a disposizione dei diversi istituti. Non a caso, questo aspetto è diventato oggetto di dileggio in non pochi siti che potrete tranquillamente incontrare “viaggiando” in internet. Uno molto divertente ritrae un docente davanti ad una lavagna e la scritta: “Bella presenza. Automunito. Esperto cornicette. Ai spic inglisc.”

Ma veniamo ad un’altra questione: le strutture (quelle fisiche). Senza accodarci al coro di (giuste) lamentele sulle strutture cadenti, sui locali fatiscenti, su aule e attrezzature inadeguate che producono diuturni rischi per alunni e docenti e che riempiono le cronache della stampa e della televisione (che poi si dimenticano di trarne le dovute conseguenze a livello di responsabilità finale), voglio citare un esempio lampante della nostra realtà: l’Istituto Professionale Alberghiero di Foggia.

L’Istituto è da quest’anno allocato nella struttura dell’ex Rosati in via Napoli. L’Istituto ha notevole valore e rilevanza dato il contesto economico e sociale in cui opera (il Gargano rimane ancora il principale polo di attrazione turistica della Puglia, ed uno dei più importanti del mezzogiorno). I suoi alunni hanno partecipato a numerosi concorsi regionali e nazionali con ottimi risultati e qualificandosi sempre in maniera positiva. Una struttura di eccellenza, dunque, se volessimo valutare lo stretto rapporto tra formazione, istruzione qualificazione professionale da un lato e lavoro, sbocchi occupazionali dall’altro.

Nulla di tutto ciò.

L’Istituto, una volta trasferito nella attuale sede, è stato lasciato totalmente privo delle essenziali strutture necessarie proprio alla qualificazione dei suoi studenti. I locali sono stati adattati alla meglio, ma sono assolutamente inadeguati a svolgere attività didattiche come quelle dell’accoglimento e quello della preparazione di tavoli e banchetti per la ristorazione. Addirittura non ci sono i locali e le attrezzature per cucinare! E che qualificazione devono ricevere cuochi che non hanno mai cucinato? Che non hanno mai preparato un pranzo o una portata? Non sono certo cose che si possano imparare leggendo semplicemente un libro o ascoltando la lezione di un docente. Sono cose che si apprendono con la pratica!

Ma l’Istituto è di competenza della provincia, le funzioni delle province sono state abolite, i fondi non ci sono e quindi….

Secondo le logiche della Buona Scuola l’Istituto dovrebbe cercare finanziatori, sponsorizzatori esterni che, però, nella nostra realtà non esistono, visto che già oggi, al fine di far acquisire una qualche esperienza ai ragazzi, vengono organizzati stage ed attività formative presso alberghi e ristoranti della zona che, però, non solo non pagano la prestazione lavorativa, ma, a volte, chiedono persino contributi alle scuole.

Non una scuola di classi, ma una scuola di classe è l’evidente obbiettivo perseguito da questa invereconda proposta di legge; offensiva per i docenti, per gli studenti, per i genitori, per i cittadini.

A proposito, si studia il latino o no ?

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