“Usque tandem” – Parlamento

“Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?” (“Fino a quando abuserai, Catilina, della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora cotesta tua condotta temeraria riuscirà a sfuggirci? A quali estremi oserà spingersi il tuo sfrenato ardire?”).(M.T.Cicerone, “Le Catilinarie”, Rizzoli Editore, Milano, !979, pag.86, t.a f. pag. 87).

Ho già scritto che utilizzo questo celebre brano, avulso dal suo complesso contesto storico. Ne utilizzo la sua veemente forma espressiva per additare, oggi, nell’attuale situazione politica il comportamento arrogante e pieno di protervia che il nostro (ahimè) capo del governo adotta nel portare avanti la sua pericolosa strategia di trasformazione antidemocratica dello stato.

Con deciso piglio autoritario, circondato da una corte di “cavalier serventi” che passano veline di pseudo informazione, che in realtà sono semplici “comunicazioni” su ciò che è necessario dire e propagandare da parte della stampa e dell’informazione mainstream, vengono portate avanti iniziative e scelte che riducono gli spazi di democrazia, annullano il ruolo delle istituzioni parlamentari, privano i cittadini di quella relativa partecipazione della vita pubblica che è il voto.

Il “combinato disposto” (che è una bruttissima espressione del gergo legale, del cui utilizzo mi scuso con voi), della riforma elettorale e della riforma del senato, minano alla base il regime parlamentare privandolo del suo ruolo e delle sue funzioni, stravolgendo (questo è il punto a mio parere più importante) gli equilibri istituzionali previsti dalla Costituzione.

Bisogna dire che il Parlamento, negli ultimi anni, non ha certo brillato per capacità legislativa e per capacità decisionale, ricoprendosi, purtroppo assai spesso, di responsabilità nel colpevole ritardo con cui sono state affrontate, spesso rinviate, decisioni importanti e significative per il paese. Non sono quindi a difendere aprioristicamente l’istituzione parlamentare; al contrario ne vedo tutti i limiti e le congenite difficoltà ad operare in senso positivo a favore di un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini.

Ma questo (quello perpetrato da Renzi) è il classico “rimedio peggiore del male” !

Infatti, risulta del tutto evidente come, le “riforme” sopra indicate, trasformino profondamente e gravemente il “sistema”, trasformando una minoranza di voti in una maggioranza parlamentare (alla Camera), e affidando a questa la nomina (che di ciò si tratta e non di una elezione), di un esecutivo il cui capo viene (nella sostanza), già indicato al momento del voto stesso.

La legge (elettorale, il cosiddetto “Italicum”), introduce infatti la figura di “capo della forza politica”, per i partiti che “si candidano a governare”. Insomma un gioco indecente nel quale si trasforma la rappresentanza parlamentare in elezione dell’esecutivo, poi si introduce la figura carismatica del “capo di governo”.

Ho letto dei pareri che equiparano questo sistema a quello vigente nel ventennio (la legge Acerbo del 1924), di sicuro è una legge peggiore di quella contro cui le sinistre unite si sono battute nel 1953, denominata, in maniera provocatoria e sbeffeggiante, non a caso, “Legge Truffa”.

Essa venne approvata al culmine di un confronto parlamentare nel quale, ricordano le cronache dell’epoca, si registrarono numerosi “scontri” in aula tra parlamentari delle diverse fazioni.

Ma a quanti cianciano di riforme “liberali” vale ricordare i contenuti dell’intervento di Togliatti alla Camera, nel quale il dirigente del PCI sottolineava che “la proporzionalità elettiva costituiva un principio proprio del liberalismo, secondo il quale i bisogni ed i sentimenti politici dei cittadini devono potersi manifestare in maniera diretta, attraverso la rappresentanza, sino a ridursi ad un fatto esterno e visivo, tale da trasformare il Parlamento quasi in una “carta geografica” riproducente tutti gli “ambienti” sociali, economici e politici del Paese nelle loro proporzioni e senza che gli elementi maggioritari avessero fatto scomparire quelli minoritari.” (http://www.avantionline.it/2014/01/quando-palmiro-togliatti-spiego-lerrore-del-maggioritario/#.VTpMdCHtmko).

“Solo in questo modo, concluse Togliatti, sarebbe stato possibile rendere le assemblee legislative reali specchi della nazione; se la maggioranza fosse stata espressa attraverso un artificio, vi sarebbe stata menzogna e se la minoranza fosse stata preliminarmente messa in condizione di non poter svolgere il suo ruolo vi sarebbe stata oppressione.” (cit.)

Ma mi pare evidente che a questi sciagurati signori, spesso incapaci persino di controllare norme dettate loro dai poteri forti che gestiscono l’economia, l’opinione di Togliatti in proposito, possa apparire come mera archeologia (ammesso che conoscano Togliatti).

In sovrappiù, secondo la riforma in approvazione, gli “eletti” non sono tali (nella loro stragrande maggioranza), ma nominati da colui che dovrà diventare il capo dell’esecutivo, indicandoli già nelle liste elettorali come i primi ad essere eletti.

Non basta. Al contempo viene significativamente svuotata la seconda camera (il Senato), di gran parte dei suoi poteri e quindi, ulteriormente ristretti gli spazi per il confronto democratico all’interno del parlamento.

E non finisce qui, perché anche la figura del Presidente della Repubblica viene modificato. Infatti non è più lui che nomina il presidente del consiglio, al contrario, il suo parere viene vincolato dal “voto popolare”, cui il capo della forza politica che si è candidata a governare potrebbe “tranquillamente appellarsi”.

Che poi una minoranza di voti e di votanti, possa riuscire ad eleggere una maggioranza parlamentare (qualche esperto afferma che con il 15-20% dei voti si potrebbe ottenere il 55% dei parlamentari), ed automaticamente il “capo” di un esecutivo, eliminando ogni parvenza di democrazia formale, poco importa.

Ma, bando a tutti questi aspetti “tecnici”, è evidente la scelta politica di fondo, che è l’uniformarsi dell’intero struttura legislativa e decisionale dello stato alla volontà del “capo”. Un sistema che non esiste in altra parte del mondo occidentale. Anche laddove, infatti, il potere viene dato nelle mani dell’esecutivo direttamente dal voto popolare (prendi per esempio gli Usa), esistono i poteri di bilanciamento del parlamento sul piano legislativo; e laddove (come in Inghilterra) esiste un sistema che premia il partito con maggiori suffragi, esistono altri meccanismi di controllo e di intervento sull’esecutivo medesimo.

Nel caso della riforma renziana, lanciata a tutto spiano e con duro cipiglio dal presidente del consiglio e dai suoi fidati assistenti, non esiste nulla del genere. E la sua approvazione è stata imposta e viene ulteriormente in questi giorni imposta con atti ed operazioni che sono al limite dei regolamenti, delle norme e delle regole parlamentari.

La fantasia, pari solo all’arguzia e alla protervia, hanno imposto operazioni incredibili, suggellate da improbabili nomignoli che potrebbero far sorridere se non nascondessero un risvolto assai pericoloso (fra queste il “canguro” solo per citarne una).

Una speranza ed un impegno devono partire da subito: una grande campagna di controinformazione e di organizzazione per respingere con il referendum che si dovrà svolgere su questi argomenti, questo disegno liberticida, che affanna le coscienze e affossa la democrazia nel nostro paese.

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