Democrazie

Delfi è splendida;  Atene affascinante; il Peloponneso uno splendore di natura e antiche rovine. Bellissimi i templi della Magna Grecia; meravigliose le statue e i manufatti greci sparsi in tutta l’italia meridionale. Ma se volete sapere come funzionava una città greca, dovete andare in Sicilia, a Morgantina.

I quartieri popolari, le manifatture, le rovine delle abitazioni disposte nell’ampia vallata accalcate le une alle altre; stretti vicoli che si dipartono da un più ampio asse stradale centrale; ambienti angusti che si ripetono tutti uguali; stretti muri che dividono i singoli vani. Sulla collina, più in alto le abitazioni patrizie, ampie stanze, porticati, colonnati. Nel mezzo, su un ampio pianoro, l’ampio spazio pubblico, la grande piazza pubblica, l’Agorà, la Stoà, il Teatro, l’ampia scalinata trapezoidale che fungeva da luogo di riunione per le pubbliche assemblee.

Il grande spazio pubblico divideva fisicamente i “quartieri alti”, leggiadramente rinfrescati, immaginiamo, dalla brezza marina e i quartieri popolari che certamente non godevano dei medesimi benefici, anzi, probabilmente dovevano essere piuttosto soffocanti e comunque gravati da odori piuttosto “pesanti” data la presenza delle numerose abitazioni, delle botteghe, delle manifatture.

A “mediare” anche fisicamente la distanza tra due aggregati abitativi (ed ovviamente sociali) così diversi, lo spazio pubblico, la grande piazza, il luogo degli incontri e dei dibattiti.

Ovviamente immagino che anche il “peso” politico differente si facesse ampiamente notare e determinasse in modo significativo le scelte della “polis”. Sappiamo bene che la “democrazia” greca, non è certamente assimilabile ai concetti “moderni” di democrazia.

Ma ciò di cui voglio parlare non è certo del concetto di democrazia nell’antica grecia o della sua “assimilabilità” ai moderni concetti e alla loro diversa declinazione nei diversi stati dell’occidente europeo, quanto riprendere un aspetto relativo alla costruzione del consenso e di una sua alterità rispetto ai livelli di progressivo indebolimento del concetto di democrazia, oggi, in italia, strutturalmente e progressivamente minato nelle sue radici più profonde.

Ci sono due elementi che voglio mettere alla base di questa riflessione. Da un lato la contraddizione sempre più marcata tra i singoli stati nazionali e i programmi (soprattutto, ma non solo quelli economici) dell’Unione europea. Nel particolare caso dell’Italia ho già evidenziato in due scritti gli aspetti più significativi e profondi di questa contraddizione tra i principi della Carta Costituzionale e le scelte dei Trattati europei, la esplicita e concreta contrapposizione tra gli obbiettivi e la finalità della Costituzione Italiana e la politica di austerità imposta ai paesi membri dell’Unione (https://michelecasa.wordpress.com/2015/04/29/europacostituzione-1a-parte/ e https://michelecasa.wordpress.com/2015/04/29/europacostituzione-2a-parte/).

Non ripeterò quei concetti se non per ribadire la progressiva incompatibilità tra interessi concreti dei cittadini, dei popoli appartenenti ai singoli stati, e gli obbiettivi individuati e perseguiti dalle “istituzioni” sovranazionali (le vicende greche, ma anche quelle italiane, spagnole, francesi, etc. lo dimostrano ampiamente). Ai fini del presente scritto, il fatto che gli obbiettivi europei favoriscano le strategie e gli interessi del capitale finanziario sono un corollario (anche se certamente non secondario).

Il secondo aspetto (ma strettamente correlato), è il progressivo smantellamento del ruolo e delle funzioni della partecipazione democratica nel nostro paese. Ciò è verificabile nelle scelte relative al funzionamento e alle strutture istituzionali del paese (l’italicum è un colpo grave alla democrazia rappresentativa ed un pericoloso strumento nella direzione del governo del “capo”).

Ma lo ritroviamo anche nelle scelte relative ad altre leggi come lo SbloccaItalia che regala facilitazioni di interventi a petrolieri e cementificatori in nome della lotta alla burocrazia, eliminando ogni controllo ed intervento da parte delle comunità locali. O come il Jobs Act, che ristruttura il mondo del lavoro, togliendo garanzie a chi lavora (i cosiddetti “privilegi”) e non garantisce tutele a chi viene assunto (le famose “tutele crescenti”) e peggio ancora a chi non trova lavoro e deve sottostare a condizioni vessatorie e comunque sottratte alla contrattazione collettiva. O ancora nel disegno di “riforma” della scuola, trasformando i presidi in “dirigenti” e assoggettando l’intera struttura scolastica alle logiche della concorrenzialità (interna) e del profitto, costringendo gli istituti a cercare tra i privati i finanziamenti negati dal pubblico.

Con un linguaggio falsamente modernista e individuando falsi obbiettivi, come il “fare presto”, “cambiare verso”, “la volta buona”, il presidente del consiglio trasforma esigenze reali dei cittadini in banali slogan consumistici, in mera propaganda buona per gli spot televisivi e riproduce situazioni che non solo non risolvono le gravi condizioni economiche e sociali delle persone, anzi le aggrava ed inserisce anche condizioni di ulteriore sgretolamento della realtà sociale.

Da dove possiamo ripartire per individuare alternative a questo disegno fortemente disgregante e sottilmente distruttivo?

I punti nei quali organizzare l’alternativa devono essere molteplici, così come molteplice nelle sue forme e nei suoi contenuti è l’attacco. Qui voglio accennare ad uno in particolare: le comunità locali.

I municipi potrebbero diventare uno dei momenti nei quali saldare la vitalità e l’iniziativa che si esprime nelle diverse aggregazioni sociali e culturali che pullulano e si diffondono sul territorio (proprio all’indomani e in concomitanza con il disgregarsi delle organizzazioni e delle strutture di partito) con l’esercizio della democrazia diretta, da esercitare su basi nuove e rinnovate, orientate verso l’uso dei beni comuni, in direzione del recupero delle risorse del territorio, secondo principi socialmente utili a favore dei cittadini e dell’ambiente.

Tralasciando l’ampia bibliografia esistente (da Bookchin ad Harvey), sono le attuali esperienze che sono in corso da parte delle municipalità curde aderenti alla Carta della Rojava, le esperienze difficili e complesse intraprese dalle comunità della Selva Lecandona insieme alla progressiva destabilizzazione dello “stato nazione” in occidente (conseguente alla globalizzazione autoritaria), che mi spingono ad ipotizzare una ricerca in questo senso che potrebbe trovare in una alterità alla attuali organizzazioni municipali (fatte essenzialmente di gestione di sottopoteri, spesso clientelari, e di sostanziale amministrazione di risorse “derivate”), uno spazio originale di confronto e di gestione.

Comunità municipali che invece di limitarsi alla gestione dei servizi, assumano una funzione propulsiva di integrazione tra struttura urbana e territorio circostante, recuperi conoscenze e saperi, culture gravemente depredate dalla aggressività della modernità capitalistica, introducano dosi massicce di partecipazione democratica e sociale nella gestione delle risorse (acqua, aria, suolo).

Compito non semplice e non facile, che deve erodere le culture del consumismo sfrenato e della competizione istituzionalizzata a modo di vivere e di essere delle popolazioni di una comunità. Forse semplicemente un sogno come quello della fattoria orwelliana, prima dell’avvento dei maiali, e tuttavia ipotesi di un diverso modo di essere e di pensare, di costruire alternative, di realizzare un futuro diverso e migliore di quello attuale.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Democrazie

  1. wwayne ha detto:

    Visto che condividiamo la passione per la classicità, Le consiglio caldamente questo libro: https://wwayne.wordpress.com/2014/09/08/roma-zona-di-guerra/. Buona serata! 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...