Sinistra ?

Da quando Giuseppe Civati, detto “Pippo”, ha deciso (finalmente) di lasciare il Partito Democratico, dopo una gestazione lunga e a tratti poco comprensibile, sembra si sia rimessa in moto una attività da qualche tempo sopita e che riguarderebbe la possibilità di costituire una nuova “forza” di sinistra, una nuova aggregazione, addirittura (per i più ottimisti) un nuovo partito.

E di conseguenza si sono scatenati giornalisti e sondaggisti, mischiando (a volte) notizie, ipotesi, fanfaronate e previsioni di vario genere.

“L’addio di Pippo Civati al Pd rianima la sinistra. Si prepara un nuovo partito in opposizione a Renzi. L’uscita del deputato e dissidente dal Partito Democratico mette in moto le più svariate possibilità politiche: Sel è pronta a sciogliersi e a giugno si pensa a una costituente per un nuovo movimento e poi alle primarie. Mentre parte la caccia ai volti nuovi.” (Luca Sappino, http://espresso.repubblica.it/palazzo/2015/05/07/news/l-addio-di-pippo-civati-al-pd-rianima-la-sinistra-si-prepara-nuovo-partito-in-opposizione-a-renzi-1.211476).

“La “Cosa Rossa”: il partito di Pippo Civati, Maurizio Landini, Giuliano Pisapia e Nichi Vendola vale tra il 7 e il 9 per cento” (http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11787523/La–Cosa-Rossa–.html).

Non mancano analisi e commenti più riflettuti, che ragionano intorno alle ipotesi di una nuova formazione di sinistra, a partire dalla scelta compiuta da Civati; cito il più recente letto da me, quello di Aldo Carra (il Manifesto, 10 maggio 2015; http://ilmanifesto.info/nuova-sinistra-un-inizio-necessario/);  “Civati ha par­lato di spazi scon­fi­nati esi­stenti. In gene­rale penso, alla luce delle tante ana­lisi fatte su comportamenti ed esiti, elet­to­rali che vi siano tan­tis­sime per­sone e note­voli spazi per una nuova sini­stra, anche supe­riori a quel 10% segna­lato dai son­daggi più otti­mi­sti. Ma atten­zione: non si tratta affatto di milioni di per­sone che sono in attesa dell’evento sal­vi­fico e pronte a partecipare a un nuovo pro­cesso ed a votare un nuovo sog­getto. Non è così per­ché negli ultimi anni sono avve­nuti tanti pro­cessi che hanno disarticolato il mondo che generi­ca­mente defi­niamo di sini­stra in tanti rivoli e tante direzioni.”

Lo scritto prosegue approfondendo l’analisi di questo “disarticolato mondo” e ipotizza altresì possibili punti di attacco di una nuova formazione politica, saldando tali riflessioni sugli spazi (si fa per dire) derivanti dalla nuova legge elettorale, il cosiddetto “Italicum” (su di esso ho già scritto ampiamente e in maniera fortemente critica e non ci ritorno: https://michelecasa.wordpress.com/2015/04/30/italicum-e-dintorni/).

Voglio invece provare a dire la mia sulla questione della costituzione di una rinnovata compagine della sinistra, sulla possibilità che essa (ri)aggreghi forze disperse, invertendo un processo che vede una variegata galassia di individui in un vuoto cosmico in progressiva dispersione (apocalittica questa espressione!), insomma circa un progetto che veda la ricomposizione di un processo disgregativo che si dipana con grave danno ormai da qualche decennio in una area vagamente definibile di opposizione e di alternativa alle azioni dei vari governi che si sono succeduti e delle forze dominanti del capitale che li ispirano e dettano loro le scelte e la direzione fondamentale.

Sulle questioni relative allo scenario, alle scelte di governo (in particolare quello di Renzi), al ruolo dell’Unione Europea, all’intervento delle forze dominanti che così tanti traumi hanno determinato e determineranno sulla realtà economica e sociale del nostro paese ho scritto a più riprese e anche su questi aspetti non ritornerò in questo scritto. Voglio focalizzare il mio ragionamento sul livello meramente “politico” di come a mio parere, si ponga oggi la questione di una aggregazione di sinistra in Italia.

Una necessaria, brevissima parentesi autobiografica. Come molti di voi sanno, dopo aver militato per molti anni nel Partito Comunista, essere stato nell’ultimo Comitato Centrale di quel partito, non ho più partecipato a nessuna di quelle formazioni politiche che in vario modo e con forme diverse si sono succedute o hanno convissuto nel campo della sinistra.

Sono stato e sono un “apatride” della politica, perché, dopo aver vissuto l’ipotesi (o forse la speranza, il sogno) di una “nuova formazione politica” che sarebbe potuta nascere al Convegno di Arco, indetto dalla “sinistra” del neonato PDS, che avrebbe potuto (la nuova formazione politica) rinnovare politicamente, senza snaturarla, una tradizione di lotte e di battaglie per la democrazia e il progresso sociale, le successive scelte organizzative non mi apparivano assolutamente convincenti; spesso legate a contingenze politiche, a pericolosi localismi nei quali si intravvedeva la successiva deriva, in pratiche di governabilità pure necessarie, ma non sempre limpide e lineari.

E quello era pur sempre l’età dei partiti, si intravvedevano già gli scricchiolii delle istituzioni e delle rappresentanze politiche, si manifestavano i limiti dell’intervento dei partiti nella gestione della cosa pubblica, ma il sistema dei partiti restava ancora un saldo ancoraggio per la dialettica politica e la definizione dei conflitti sociali esistenti, nonché per la gestione della struttura democratica del paese.

Io credo che oggi ci troviamo in una situazione ben diversa, sia da un punto di vista oggettivo (nel senso delle condizioni generali in cui si svolge il confronto politico), sia dal punto di vista soggettivo (la natura e la definizione stessa di partito). Riflessioni su questi aspetti sono in altri miei precedenti scritti (vedi in particolare: https://michelecasa.wordpress.com/2015/03/20/il-corvo-1a-parte/ ; https://michelecasa.wordpress.com/2015/03/20/il-corvo-2a-parte/ e https://michelecasa.wordpress.com/2014/12/05/sinistra/).

La riflessione che vorrei aggiungere, e non è di poco conto, è che oggi, all’indomani dell’approvazione dell’Italicum, sono profondamente modificate le regole del gioco e, con l’addio alla democrazia parlamentare, è stata posta una pietra tombale anche sul sistema di rappresentanza dei partiti e sulla natura stessa dei partiti.

Le affermazioni sfrontate di un Renzi futuribile e inossidato che sfotte apertamente quanti gli rinfacciano un partito saldo, ben organizzato, diffusamente presente nel territorio, articolato in sezioni e circoli, coglie un punto fondamentale: quel tipo di partito non serve più; esso è stato distrutto da un lato dalle forze del capitalismo dominante che pretendono esecutivi ubbidienti e non dialettica democratica, e, dall’altro dalla sempre minore fiducia dei cittadini, soprattutto dei giovani, nei meccanismi della fiducia e della delega.

Per questa ragione se risulta necessario ricostruire meccanismi di consenso sociale che portino efficacemente non solo a ribaltare il fronte, ma soprattutto a portare in territorio nemico l’offensiva, rivendicando una reale alternativa alle logiche del potere dominante, risulta assolutamente indispensabile realizzare forme organizzative nuove, originali ed inedite di questa/queste forze politiche alternative.

Ciò che io penso non è una riedizione di forme stantie e superate di partito politico che reifichino i passati valori, ma, al contrario, forme nuove che esaltino le specificità e le iniziative che si sono consolidate efficacemente sul territorio e che risulta necessario coinvolgere dentro il processo costitutivo: una sorta di movimento dei movimenti, una rete organizzata di circoli, associazioni, centri sociali, strutture di vara forma e natura che hanno contribuito a mantenere aperto, nel corso di questi anni di sonno della politica, una ipotesi di alterità, un disegno di alternativa, un sogno di cambiamento.

Sono ben consapevole della difficoltà insita in un simile disegno, in un progetto di questa natura, ma, temo, che un’altra strada diverrebbe presto una inutile e pericolosa scorciatoia senza possibilità di sbocco e senza efficacia produttiva.

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