Onirico 10

E siamo ormai al decimo, dico decimo scritto nel quale racconto i miei sogni.

E’ cominciato tutto dalla richiesta del mio medico di mettere per iscritto questi racconti, al fine di utilizzarli per obbiettivi e scopi eminentemente terapeutici. Adesso è diventata una abitudine ed anche un piacere cercare di ricordare e raccontarvi i miei sogni. Ho preso persino l’abitudine di tenere sul mio comodino carta e penna affinchè, appena sveglio, possa trascrivere almeno i punti essenziali del sogno, ed evitare così di dimenticarli.

Spero che lo stesso divertimento che trovo nel trascriverli, coinvolga voi che li leggete.

Ma veniamo ai sogni.

Mi dispiace cominciare con un sogno frammentato e disarticolato, per nulla organico, come invece mi accade solitamente; ma questo è quello che ricordo.

Avevo i piedi sporchi, ma così sporchi, che quando ho cercato di lavarli, ho dovuto staccare croste di sporcizia; ricordo di essermi lavato i piedi in una piccola vasca di ceramica bianca e, sicuramente, al di sopra di essa, c’era un rubinetto, di quelli del tipo “a farfalla”, dal quale usciva abbondante acqua.

Mi ritrovavo poi nell’orto (non sono riuscito ad individuare se fosse l’orticello che gestisco, o un altro luogo), e lì guardavo meravigliato una pianta di cavolo che era finalmente “maturata” e, tra le ampie foglie, presentava un frutto ancora piccolo e delicato. E ricordo di essermi stupito di ciò, in quanto il periodo di maturazione dei cavoli è ormai trascorso.

Purtroppo non sono riuscito a ricordare altro del sogno di questa notte.

Dopo molte notti dalle quali mi sono risvegliato con l’oblio dei miei sogni, questa notte ho sognato di nuovo.

Ero su una impalcatura, piuttosto alta; per la precisione non quelle che normalmente si usano per costruire palazzi, ma quelle che si montano intorno a palazzi già costruiti, in genere per opere di manutenzione o lavori alle facciate e ai balconi dei medesimi palazzi. Non ero solo, c’era altra gente su quelle impalcature, ne avevo consapevolezza, anche se non ero con loro e non sono riuscito a vedere o sapere chi fossero.

Sceso, non saprei dirvi come, dall’impalcatura, mi sono ritrovato in una stanza, vicino a due persone che discutevano del mio lavoro (non quello attuale), e soprattutto, del mio licenziamento. Delle due persone, una era distesa su un divano, l’altra seduta, per terra vicino al divano stesso; la prima sussurrava qualcosa all’orecchio della seconda, la quale parlava con me e mi avanzava le varie proposte.

Da quella stanza sono presto andato via, per ritrovarmi in una sala da pranzo, nella quale c’era una tavola apparecchiata con tovaglia, posate e bicchieri, ma senza piatti. In quella stanza giungeva poco dopo il mio attuale direttore regionale. Con il braccio destro manteneva una pentola abbastanza grande piena di pasta e di un condimento dal colore grigiastro (ma niente affatto disgustoso) e mischiava il contenuto della pentola con un mestolo che teneva nella mano sinistra.

La sua camicia e il grembiule che indossava al di sopra di essa, erano sporchi del condimento della pentola e chiamava a gran voce i suoi figli e la moglie, affinchè si sedessero a tavola. Non so per quale ragione, ma ho avuto l’impressione, per un istante, che la moglie fosse mia madre.

Tuttavia nella sala da pranzo siamo rimasti solo lui ed io. L’ultimo ricordo del sogno è che, non so come visto che le due mani erano impegnate una a tenere il pentolone e l’altra a mescolare il suo contenuto, il mio direttore prendeva quattro (perché quattro ?) piatti dalla dispensa.

Ho sognato molto questa notte, ma riesco a ricordare solo due “spezzoni” di sogno. In ambedue ero io al centro della “scena”.

Nel primo mi recavo a farmi dei raggi; la cosa strana è che questi raggi, invece di farmeli frontalmente, venivano eseguiti dall’alto, mentre io mi trovavo in posizione eretta. Il risultato era una immagine (radiografica) piuttosto anomala e strana. In particolare la parte superiore delle ossa delle gambe, erano spostate rispetto alla parte inferiore al ginocchio. In pratica come se i due femori fossero spostati posteriormente alla rotula e quindi a tibia e perone. La cosa appariva così strana che due persone, probabilmente medici, che si trovavano di lato a ciascuno dei miei fianchi, ne parlavano come di un evento particolare ed eccezionale e continuavano, mentre parlavano a indicare (ed indicarmi) questa strana ed anomala caratteristica.

Il secondo spezzone di sogno che ricordo, è abbastanza più semplice. Dal taschino del pantalone mi cadevano alcune monete che io ed altre due persone provvedevamo a raccogliere. Raccolte le monetine, senza contarle, le ho riposte nel taschino.

Questa notte solo qualche brandello di ricordi. Mi trovavo in un ambiente chiuso, ma non piccolo; io ero seminudo (sicuramente il mio busto lo era), e sicuramente c’era altra gente intorno a me. Mi veniva affidato un neonato che io prendevo in braccio, avvolto in una coperta o un grande telo, non ricordo con precisione.

Mi sono subito accorto che aveva cacato e si era sporcato. Io l’ho passato subito ad un’altra persona per farlo pulire (nel corso di questa azione, mi sono accorto di essere seduto probabilmente su una sedia o forse su una poltrona). Due altre braccia mi hanno passato un altro neonato, anche questo si è subito sporcato. Nemmeno il tempo di passarlo ad un’altra persona, che subito mi è stato affidato un altro neonato e, manco a farlo apposta, appena l’ho preso in braccio anche lui ha cacato. Distinguevo bene il colore della cacca, era di un marroncino molto chiaro, quasi giallognolo.

Che sogno di m…..!

Dopo quasi un mese, un altro sogno. Mi sono ritrovato in una landa buia, oscura, un cielo cupo e poco luminoso illuminava me e poche altre decine di persone: gli unici sopravvissuti ad una catastrofe ambientale che aveva progressivamente e ineludibilmente coinvolto il pianeta. Ero infatti consapevole, nonostante fossimo privi di strumenti di trasmissione di qualsiasi tipo, che ormai gli abitanti dell’intero pianeta fossero ridotti a poche migliaia ed in ulteriore diminuzione.

Non ho visto parenti o amici nel gruppo in cui mi trovavo, al contempo ero consapevole della progressiva scomparsa delle persone che si trovavano insieme con me. Il senso di angoscia è stato grande.

Improvvisamente, dal luogo in cui mi trovavo e nel quale eravamo ormai rimasti in duo o tre persone, sono consapevole di essere stato chiamato e di dover raggiungere una scuola (non so però per fare cosa). Mi avvio quindi lungo strade vuote e attraversando quartieri abbandonati, verso questa scuola; anche il mio abbigliamento è curioso: vesto un pigiama e ho un paio di ciabatte ai piedi. Mi accorgo di attraversare i binari di una linea ferroviaria (anch’essa abbandonata) e proseguo nella mia strada per raggiungere un obbiettivo (la sede della scuola) che sono consapevole essere privo di senso.

Che strano sogno.

Appuntamento al prossimo racconto !

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