Il consenso (2)

Come possiamo riuscire a superare le sconfitte che abbiamo collezionato nel corso degli anni? Come riuscire a ribaltare le logiche dell’austerità imperante? Come poter sconfiggere l’onda alta del progressivo deturpamento dell’ ordine democratico così violentemente messa in discussione dalle scelte di Renzi e dei governi che lo hanno preceduto? Come riuscire a (ri)conquistare un consenso di massa come sono riusciti il popolo greco e come si avvia a realizzare il popolo spagnolo?

Come riuscire a riconquistare un consenso popolare e di massa, anzi prima ancora, come possiamo ricostruire una proposta politica positiva ed alternativa al sistema dettato dalle grandi lobby del capitalismo finanziario, che hanno determinato e determinano un così netto appesantimento ed arretramento delle condizioni economiche e sociali di gran parte della popolazione?

Come realizzare e rifondare un sistema democratico, portandolo su basi più avanzate e riconquistare i diritti dei quali progressivamente veniamo spogliati da un governo dai caratteri decisamente autoritari, che compie quotidianamente atti che, non rispondendo al dettato costituzionale, spingono il paese nei vortici di una crisi sempre più profonda, dalla quale sarà impossibile riemergere neppure fra quattro generazioni considerato il livello di debito accumulato e sostanzialmente impossibile da ripagare?

Come riuscire a ricostruire un sistema economico dalle basi solide, fondato sul recupero dei territori, dal rilancio delle ragioni della tutela ambientale, anzi riuscendo a fare di questa una risorsa e non già una occasione di speculazione e di spreco? Come ricostruire le basi non già di un egualitarismo imperfetto, ma di dinamiche virtuose che correggano squilibri economici e sociali accumulatisi per ignavia e responsabilità di disastrose scelte di governo?

Come costruire un consenso intorno a queste strategie?

Ho già detto e ribadito che, a mio parere, le tradizionali forme del consenso sono state messe profondamente in discussione e non sono riproponibili nelle stesse modalità e con le medesime dinamiche. La riproposizione della forma partito, quella che abbiamo conosciuto nel secolo scorso non ha più ragion d’essere, colpita profondamente dalle modificazioni legislative imposte dalle logiche dei poteri dominanti in europa e pedissequamente applicate dai servizievoli atti dei governi succedutisi negli ultimi venti anni fino alle scelleratezze in corso di attuazione da parte del governo Renzi.

D’altra parte le tradizionali forme di consenso non trovano accoglimento da parte di fasce sempre più ampie di popolazioni, di cittadini, di gruppi, i quali non sono più disponibili a delegare o ad affidare in forme fiduciarie il proprio consenso, sia perché deluse dalle attuazioni e dalle pratiche dei medesimi partiti, sia perché organizzatisi in associazioni, comitati, coordinamenti nei quali riescono ad esprimere in maniera più compiuta le proprie aspirazioni, sia perché garantiscono una maggiore corrispondenza tra obbiettivi e struttura partecipativa organizzata.

In questo senso (https://michelecasa.wordpress.com/2015/05/15/il-partito/), la miriade di gruppi, associazioni, comitati, centri sociali, circoli che si sono diffusi nel territorio aggregando e coordinando migliaia di persone nei loro specifici territori e finalizzati ad obbiettivi (spesso purtroppo limitati) immediati e concreti, costituiscono ormai un patrimonio di democrazia e di legalità (nel senso più ampio del termine) che non solo va compreso e difeso, ma allargato e potenziato, cogliendo l’opportunità grande che c’è, ed è oggi, di recuperare quel potenziale, metterlo in rete, coordinarlo ed orientarlo verso un orizzonte di più ampio respiro.

Come ho già avuto modo di affermare (https://michelecasa.wordpress.com/2015/05/25/il-consenso/),  questo è sicuramente un obbiettivo difficile, giacchè si scontra con una imposizione autoritaria del governo e delle holding dominanti che possiedono gli strumenti del controllo e la capacità di gestire in forme fortemente distorsive il flusso di informazioni e di comunicazione ad un livello ampio e diffuso; contemporaneamente si incontra con il desiderio inespresso di parti consistenti della società che vedono nella necessità di un cambiamento (ancorchè acritico e ideologicamente debole), la soluzione ai problemi e ai mali dell’economia e della società; ulteriormente a tutto ciò si aggiunge una diffusa incultura che vede in una astratta e indefinita “modernizzazione” la possibilità di affrontare le sfide nuove e diverse della realtà economica e produttiva.

Scalzare luoghi comuni, visioni distorte, letture miopi ed improponibili relativi a risorse, possibilità, opportunità, occasioni e al contempo rilanciare una visione alternativa delle possibilità concrete di organizzare produzione, lavoro ed insieme una società più uguale, più civile, più democratica è una sfida davvero difficile.

Tuttavia quanto è accaduto in Grecia con la vittoria di Syriza e quanto sta accadendo in Spagna con Podemos, indica che una strada diversa ed alternativa è possibile e anzi che le strategie messe in campo dai campioni dell’austerità per isolare la grecia e colpirla duramente obbligandola ad inginocchiarsi ai voleri dei poteri dominanti è fallita.

Il punto che mi preme sottolineare è che la vittoria di Syriza e quella di Podemos alle amministrative spagnole è stata realizzata da formazioni che poco o nulla hanno della tradizionale struttura del partito, quello cui faccio riferimento nei miei ragionamenti. Al contrario hanno vinto aggregazioni che hanno saputo costruire nel sociale, nelle lotte, nella mobilitazione piattaforme rivendicative che hanno saputo riportare in maniera diretta in organizzazione politica e in rappresentanza istituzionale.

Non dunque consenso mediato e delega, ma partecipazione diretta con candidati che emergevano direttamente dal movimento e provvisti non solo di una esperienza di lotta (anche dura) contro gli sfratti, in difesa dei più deboli, a sostegno di una assistenza sanitaria diffusa, ma che presentavano un programma in continuità delle lotte svolte e in palmare contrapposizione all’establishment dominante.

Siccome attribuisco grande importanza a questi aspetti, intendo precisare ulteriormente questa affermazione.

In una nota da Madrid, mia sorella (che vive lì da alcuni anni), mi ha fatto notare che si registra una significativa differenza tra i voti che Podemos prende dove si presenta come formazione politica tout-court e dove si presenta insieme ai movimenti. Nel secondo caso il risultato è sensibilmente migliore.

Analogamente riflette Loris Caruso (il Manifesto, 26 maggio 2015): “(…) nelle città si è costruito un modello che non rifiuta del tutto questi meccanismi (comunicazione, leaderismo, maggiore attenzione ai media, un uso della Rete che allarga la possibilità di partecipazione della base), ma li integra con ciò che essi escludono: la mobilitazione, il conflitto, il radicalismo, la centralità del sociale, il coinvolgimento attivo e costante della base già militante e di quella potenziale.” (cit.)

Il secondo modello è prevalso sul primo, è un fatto indubitabile. Così come era risultato vincente il modello di Syriza in grecia, legato in maniera diretta appunto alle lotte, ai movimenti, all’assistenza.

Credo che su questa strada sia necessario andare, credo che questa strada sia necessario percorrere, utilizzando e rivendicando non la delega, ma la mobilitazione, la lotta, la partecipazione costante, attiva e diretta dei militanti e dei cittadini.

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