Immigrati

Ora basta. Sono stufo di parlare di questo argomento. Ci avevo provato utilizzando i ragionamenti della politica (https://michelecasa.wordpress.com/2015/04/23/migranti/); ci avevo provato utilizzando la forma di una grossolana ironia, peraltro poco apprezzata (https://michelecasa.wordpress.com/2015/05/29/a-patto-che/).

Questa volta userò un linguaggio ancora più marcato e deciso, concetti meno elaborati ma assolutamente più “definitivi”, perché sono stanco, davvero stanco di una politica farisea che nasconde responsabilità ben precise e di una stampa mainstream incapace di svolgere un ruolo di reale informazione.

Le nostre televisioni, i giornali, rimandano quotidianamente le prese di posizioni di governanti incapaci che, con il solo fine di raccattare consensi, parlando non alla pancia, ma al ventre basso delle persone, continuano a sollevare assurde e incomprensibili barriere a neri, arabi, nordafricani, rom, immigrati in genere ai quali dovrebbe essere impedita con la forza l’arrivo e la permanenza in Italia.

Persone che sono abilmente suggestionate con il racconto di quotidiani fatti delinquenziali, i quali  vengono strumentalmente assurti ad abituali comportamenti di gruppi etnici, razze, religioni, popolazioni. La strumentale ossessione progressivamente inoculata da dirigenti politici, amministratori, governanti appartenenti a diverse parti politiche (sia di governo che di opposizione, con una variegata gamma di sfumature), sta portando ad una pericolosa e massiccia diffidenza nei confronti degli immigrati che ormai non può che definirsi apertamente razzista.

Non ho alcun dubbio. Il limite è stato oltrepassato. Ormai non si può più parlare di “cori”, “gruppi”, né tantomeno di singoli individui cui affibbiare un simile appellativo. La irresponsabile, assente o carente, iniziativa politica, il superficiale (ad essere buoni) approccio con il quale sono stati affrontati e trattati fino ad ora i temi dell’immigrazione, dei disperati che raggiungono le coste del sud dell’Europa, hanno generato un diffuso, ampio e preponderante razzismo in seno alla società italiana.

Questo è il problema e per tale dobbiamo affrontarlo.

Né è minimamente pensabile un aiuto dall’Europa, come si affannano, in maniera effimera e inconcludente, ad esternare e a ripetere il governo Renzi e i suoi ministri, quotidianamente impegnati in annunci che vengono regolarmente smentiti, e comunque con interventi certamente non sufficienti ad affrontare i problemi. Una Europa incapace di affrontare e risolvere positivamente una crisi come quella greca, capace anzi, di accrescerne progressivamente la gravità, fino a trascinare la situazione ad un livello di drammatico scontro, quale orecchie pensate possa avere nei confronti di masse consistenti di popolazione che premono alle frontiere?

Una Europa che è essa stessa storicamente colpevole di quanto sta accadendo, prima attraverso una politica coloniale che ha determinato squilibri e sottosviluppo; successivamente con la sottomissione alle politiche imperialiste statunitensi che hanno prodotto conflitti e guerre; infine con l’improvvida soggiacenza alle strategie del capitale finanziario mondiale che ha causato l’attuale situazione di conflittualità generalizzata e diffusa nonchè la nascita di regimi autoritari, integralisti e terroristici.

Una Europa, anzi, al cui interno si affacciano e si affermano con progressivo disgustoso orgoglio, forze conservatrici, antidemocratiche se non addirittura dichiaratamente ed apertamente fasciste che, come ultimamente in Ucraina, rispolverano (coperte dal colpevole e irresponsabile avallo dell’occidente) vecchi miti di collaborazionisti nazisti.

E così, le oggettive difficoltà derivanti da una massa di migliaia e migliaia di persone che premono alle frontiere, invece di trovare risposte ragionate, complesse (perché complesso è il problema), adeguate alla questione che ci troviamo di fronte, risultano più agevolmente risolte con l’abbandonarsi all’onda lunga della contrapposizione, dei toni forti, del pressappochismo dialettico, del deleterio senso comune.

Di qui al razzismo il passo è stato breve.

Le ruspe ai rom, i ghetti agli immigrati, il respingimento ai confini, il bombardamento ai barconi. Slogan che hanno premiato elettoralmente, ma che sono purtroppo ampiamente diffusi, e perniciosamente, nel buon senso comune di milioni di italiani.

Dico razzismo, perché è impossibile non vedere, d’estate, mentre in auto si va al mare, centinaia di neri lavorare nella raccolta dei pomodori con salari di fame; perché è impossibile non sapere che la condizione stessa di illegalità in cui vivono migliaia di immigrati è la condizione per cui questi debbono offrire la loro forza lavoro a condizioni inferiori di un altro qualsiasi lavoratore; perché quella stessa illegalità cui sono costretti dalla legge li pone in condizioni di maggiori ricattabilità da parte delle organizzazioni malavitose e mafiose; perché infine è palmare (i recenti fatti di Roma lo dimostrano ancora una volta), che la condizione di illegalità e di emergenzialità favorisce gli intrallazzi, le tangenti, lo sviluppo di affari sporchi. E quindi chi si indigna per tutto questo, ma al contempo continua a dire che i neri sono sporchi, che i nord africani portano la scabbia, che gli arabi sono terroristi, che i rom sono ladri è solo e semplicemente (si fa per dire) razzista.

Duro è il lavoro da compiere,conseguentemente a queste drastiche premesse.

Non serve né il buonismo, né l’appellarsi alla cristiana pietà che infervora (a volte in buona fede, ma a volte no) le menti e inumidisce gli occhi di quanti guardano quei pietosi spot pubblicitari nei quali si mostrano bambini malnutriti, piagati dalle malattie, colpite da una serie incredibili di morbi, chiedendo offerte, oboli e sovvenzioni.

E’ indispensabile prendere atto e sviluppare una campagna di grandi proporzioni, nella quale sia stabilito, chiaro e palese una verità fondamentale: per le responsabilità sopra dette, per le guerre che coinvolgono africa e medio oriente, per la fame, la miseria e le carestie che interessano gran parte di quello che una volta veniva definito terzo mondo, la migrazione di milioni di persone dal sud al nord del mondo è un fatto ineludibile. Non servono barriere, respingimenti, rimpatri e quant’altro si possa immaginare da parte di menti fertili e aduse ad inventare improbabili soluzioni.

Il fenomeno della migrazione è un dato di fatto. Solo assumendo questo punto, e quindi individuando e scegliendo politiche di reale accoglienza, inserimento e reinserimento di queste popolazioni, si possono affrontare in maniera positiva i problemi posti dalla immigrazione stessa.

Qualche tempo fa ho ascoltato l’intervista ad un messicano che, in piedi sul respingente del vagone di un treno, tentava di attraversare la frontiera con gli Stati Uniti. Aveva perso un braccio in un precedente analogo tentativo. La frontiera tra Usa e Messico è un continuo di barriere e filo spinato, eppure, milioni di persone la attraversano ogni anno a rischio della loro vita. Barriere e respingimenti si registrano in Spagna, in Turchia. C’è chi muore per cercare di nascondersi nel vano carrelli di un aereo oppure sotto i camion che attraversano l’europa. Migliaia di morti in mare, nel nostro mare, muoiono ogni anno tentando di attraversarlo.

Ma chi, secondo voi arrischierebbe scelte di questo genere se non fosse in discussione, solo e semplicemente, la propria esistenza! Capirlo non è pietà, è presa di coscienza.

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