Historia – Federico II

Data l’importanza del personaggio e le sue relazioni con la Puglia e particolarmente con il territorio foggiano, cosa che cercheremo di delineare nel presente scritto, sarà opportuno rimettere in fila alcune date.

Il futuro Federico II, nasce a Jesi il 26 dicembre 1194; Il padre Enrico VI, muore nel 1197, lasciando vuota la corona imperiale; rimane sotto la tutela della madre (Costanza di Altavilla, figlia di Riccardo II il Normanno) fino alla sua morte nel novembre 1198, poi sotto la tutela del papa (Innocenzo III ) fino al 1208.

Interessante, ai fini della valutazione dell’importanza del regno, è che al papa la tutela di Federico fu affidata con un appannaggio a suo favore di ben trentamila talenti d’oro.

Affrontando una serie di vicissitudini, sfruttando alleanze e contrapponendosi a gruppi di interessi e di privilegi, inserendosi di volta in volta all’interno delle diverse fazioni in campo, dopo aver partecipato ad una serie di scontri e di battaglie in germania e in italia, fu nominato imperatore nel 1211 e incoronato nel 1220 a Roma.

Fuori dai confini del regno italico, trascorse solo il periodo che intercorse grosso modo tra la sua emancipazione e la sua incoronazione. Dal 1220 risedette stabilmente tra Sicilia e mezzogiorno d’Italia.

La sua educazione, a mio parere fondamentale per la formazione del carattere e della statura politica del monarca, era avvenuta presso la corte palermitana, ad opera di valenti insegnanti, peraltro provenienti da diverse culture, in un clima estremamente vivace e fertile che si estendeva dal campo politico a quello giuridico, ma anche a quello scientifico, artistico e culturale in genere.

Conosceva ben sei lingue (latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo), promosse le lettere attraverso la poesia di quella che sarebbe poi stata conosciuta come “Scuola siciliana”. Poesia che ha avuto una notevole influenza sulla letteratura ed anche sulla moderna lingua italiana; la Scuola, e la sua poesia furono punto di riferimento per Dante e i suoi contemporanei, anticipando di circa un secolo l’uso dell’idioma toscano come lingua dell’elite letteraria italiana.

A Napoli, nel 1224, fondò l’Università, nella quale si formavano funzionari di rango elevato, con corsi di studi che concorrevano con quelli della famosa università di Bologna. Studiosi, letterati, pensatori di chiara fama transitarono da quella Università. Appoggiò e sostenne la scuola di medicina salernitana, il cui valore era già conosciuto nel mondo accademico.

Nella sua corte risiedevano personaggi di rango ed elevata cultura, senza distinzione di religione, di razza, di appartenenza etnica: ai baroni normanni si accompagnavano principi provenienti dalle casate tedesche, ma anche uomini provenienti dal ceppo latino e bizantino, esponenti di primo piano della comunità ebraica e uomini del mondo mussulmano.

Il valore di questo carattere multietnico è ancora rintracciabile in molti documenti che rappresentano un punto di riferimento assai importante, fra questi vorrei citare in particolare, una iscrizione cristiana conservata presso il Palazzo della Zisa; una iscrizione in quattro lingue: ebraico, latino, greco bizantino e arabo. Ma potrete rintracciarle anche voi, passeggiando per le strade di alcuni antichi quartieri di Palermo: ancora oggi troverete iscrizioni in italiano, giudaico ed arabo ad indicare strade, piazze e luoghi.

Ho voluto dilungarmi su questi aspetti, per sottolineare come l’appellativo di “stupor mundi” attribuito a Federico II, non mi pare né casuale, né immeritato. Segno invece, di un generale apprezzamento per le sue capacità non soltanto politiche e amministrative del regno. Ma su quest’ultimo aspetto mi sono ampiamente soffermato nel precedente scritto (https://michelecasa.wordpress.com/2015/06/15/historia-gli-svevi/), nel quale credo di aver sottolineato a sufficienza l’importanza e il peso che quest’uomo ebbe nel rafforzamento di una specifica e caratteristica impostazione “statuale” del regno.

Altrettanto motivato è l’altro appellativo con il quale Federico II fu spesso appellato: “Puer Apuliae”, e sarà opportuno, per dar senso a quanto sto scrivendo, soffermarmi su questo aspetto.

Secondo uno scritto di Bruhl (Carl Richard Bruhl, “L’itinerario dell’imperatore 1220-1250”, in Pierre Toubert e Agostino Paravicini Bagliani (a cura di), Federico II, Sellerio, Palermo, 1994, vol. 3, pagg. 34-47), si precisa in maniera documentata come dal momento dell’incoronazione di Federico II a Roma il 22 novembre 1220, fino alla sua morte, avvenuta il 13 dicembre 1250 a Castel Fiorentino (Torremaggiore, Foggia), si possono distinguere due distinte fasi per quanto riguarda il soggiorno dell’imperatore e della sua corte. Dal novembre del 1220 fino al maggio del 1235 l’attività di Federico II si svolge in Sicilia; dal 16 maggio 1235 fino alla morte, la scena degli eventi si sposta nella zona continentale. Il centro nevralgico del regno può essere posizionato, durante questo secondo periodo, prevalentemente nella città di Foggia, dove si registrano il maggior numero di soggiorni.

E ancora Felice Clima, appassionato studioso di vicende foggiane, nella sua relazione ad un convegno sul tema (Felice Clima, L’imperatore Federico II di Hohenstaufen e la Capitanata, Foggia, 2009), Riporta “(…) che la frequentazione del Palatium a Foggia è documentalmente accertata da tutta una serie di provvedimenti emessi in Foggia e raccolti dalla Cancelleria Imperiale: nel 1221, 1225, 1226,1228,1230, 1231, 1234, 1235, 1240, 1241, 1242, 1243, 1244, 1245, 1246, 1249, 1250.”

Inoltre Federico II, nella vasta area ampiamente di competenza demaniale della corona che si stendeva in tanta parte del mezzogiorno e segnatamente nell’area della Capitanata (ben più vasta dei confini geografici attualmente ad essa assegnati), realizzò, ampliò, ristrutturò, riorganizzò, palazzi, castelli ed edifici di vario genere, assegnando a questi compiti e funzioni diverse, ma tutte assai importanti per il suo soggiorno e la sua permanenza in questi territori.

Cito solo fra questi Castel del Monte, cui da qualcuno sono stati attribuiti significati esoterici, al castello di Lucera, dove era di stanza una numerosa armata di fedeli saraceni, allo stesso Palatium di Foggia, del quale restano poche e consunte vestigia.

E certamente il Palatium di Foggia dovette essere un centro assai interessante sia perché con il continuo ritorno a questi siti da parte di una corte “itinerante”, doveva costituire un luogo di arrivo e di incontro per notabili, ambasciate, delegazioni, principi, personaggi di vario rango laici ed ecclesiastici provenienti dalle varie parti del regno e da oltre i confini del regno medesimo; sia perché, per il carattere e la formazione di Federico II, esso era sicuramente il centro di una attiva e interessante vita culturale, nonché luogo di celebrazioni delle principali ricorrenze e festività, e infine luogo di svago e di delizia per la corte e lo stesso Federico II, nell’attività di caccia nei numerosi boschi che caratterizzavano l’area.

Ricerche attenti e puntuali su questi argomenti si devono in particola modo al lavoro di Maria Stella Calò Mariani, che ha dedicato e tuttora dedica molto tempo ed attenzione a questi vari aspetti, con una attenta ricerca documentale e una attenzione filologica assai encomiabile.

Rare invece sono le tracce “fisiche” di questi monumenti nella città di Foggia, distrutta da un potente terremoto nel 1731, dopo che una disarticolazione delle sue funzioni, durata alcuni secoli, ne aveva già indebolito il ruolo, l’importanza e con essi anche il patrimonio edilizio realizzato in epoca federiciana.

Al contrario, la riscoperta di una antica cantica spagnola, che sarà oggetto di specifici scritti sull’argomento, ridona una parte dell’antico splendore e dell’importanza assunta da Foggia in quell’epoca.

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