OXI Vince !

Ho avuto paura. Tutti coloro che comunque speravano e sperano nella possibilità di un rilancio della politica, di una politica alternativa rispetto a quella della austerità e del mero “pareggio di bilancio”, obbiettivo ambiziosamente mitico ed irraggiungibile, se non solo in misura minima e a prezzo (come stiamo verificando anche sulla nostra pelle) di incredibili sacrifici delle fasce più deboli della popolazione e di un ulteriore aggravamento delle condizioni economiche e sociali dei cittadini, hanno avuto paura. Abbiamo avuto paura.

Abbiamo avuto paura che il feroce e pesante ricatto dei dirigenti dell’Unione Europea, potesse vincere sulle ragioni di un popolo. Abbiamo avuto paura che le nostre ragioni e le speranza di rilanciare una ragione di speranza e di futuro diverso, si potesse infrangere sulle code davanti ai bancomat di centinaia di cittadini per ritirare poche decine di euro al giorno (in conseguenza della logica miserabilmente ricattatoria delle “istituzioni” europee); abbiamo avuto paura che i nostri sogni (se non i nostri progetti), i nostri orizzonti, potessero inciampare nelle code dei pensionati davanti agli sportelli bancari per ritirare una parte della loro già misera pensione, pensione sulla quale spesso vive una intera famiglia (se non addirittura due); abbiamo avuto paura che la speranza di un avanzamento della democrazia potesse bloccarsi di fronte ai ricatti spudoratamente cattivi (non trovo altra parola) del mastino Shaube e del segugio (di Shaube) Dijsselboim.

Al contrario il popolo greco, piccolo, sparuto, tartassato, taglieggiato, colpito dalla crisi ha saputo (ancora una volta) rispondere con grande coraggio e con grande fermezza, riaprendo una partita importante per la democrazia a loro favore e a favore dei popoli dell’europa, di tutti quegli europei che non hanno saputo (loro e i propri governanti, spesso assai insipienti e molto più incapaci degli stessi governati) muoversi con altrettanto coraggio e con uguale determinazione.

Sicuramente Tzipras e Varoufakis (innegabile dargliene atto) hanno voluto affrontare con coraggio una prova difficile, una prova che metteva in discussione il loro operato, le loro scelte, le loro “sicurezze” (conquistate con il voto alle ultime elezioni), mettendole in discussione, mettendosi in discussione; hanno avuto l’intelligenza politica di sollevare un problema che, oltre ad essere di natura economica, ha una ragione profonda nelle ragioni della democrazia e nel confronto democratico all’interno dell’europa; hanno scelto di affrontare con decisione e dinamismo lo snodo fondamentale che per troppo tempo è rimasto sopito nel dibattito e nell’operatività reale di questa europa e cioè se questa deve essere (senza alcuna retorica lo dico), una europa dei popoli o una europa del capitale, di un capitale finanziario che detta le proprie leggi e le proprie logiche a governanti incapaci, assolutamente incapaci di affrontare le prospettive di una vera europa democratica, avanzata, progressista.

Che questo sia vero lo abbiamo sperimentato nelle vicende degli ultimi venti anni, con l’evolversi (si fa per dire) di una politica europea che, dimenticando le scelte originali e primigenie (e cioè quelle di un rilancio e di un sostegno alle forze e alle energie endogene, promuovendone il loro rafforzamento espansivo e un consolidamento effettivo), si è progressivamente orientata verso politiche di espansione commerciale e mercantilistica, “impossessandosi” ed allargandosi a nuovi mercati (quelli dell’ est), abbandonando importanti e più equilibrati collegamenti con le aree del sud del mondo, affidandosi senza riserve al predominio delle forze più retrive del capitalismo finanziario per sua natura “predatorio” (Piketty).

E non deve sembrare secondario o marginale che a queste scelte si sia accompagnato un aumento eccezionale di politica securitaria che, invece di placare focolai di conflitti, è riuscita a farli esplodere fino alle sue più gravi e preoccupanti conseguenze, foriere di ulteriori e ancora più gravi conflitti. E qui mi riferisco alle questioni della ex jugoslavia, ma anche ai problemi che si registrano ad est, in Ucraina e nei paesi baltici, e ancora che riguardano il sud, l’altra sponda del mediterraneo, dove, si sono moltiplicate le condizioni di instabilità e di incertezza, mentre sarebbe stato molto più utile “rinforzare” quell’ansia di cambiamento e di rinnovamento espresso durante la cosiddetta “primavera araba”.

Rispetto a tutto ciò i greci hanno dato una risposta forte e determinata: OXI.

Rifiutando le politiche dei pavidi e degli inetti, primo fra tutti quella dell’ inimitabile “macchietta” che si è rivelato il presidente del consiglio italiano (tal Matteo Renzi), che ha prima balbettato frasi incoerenti, rivendicando (a voce e in casa sua) un cambiamento delle politiche europee, e poi si è apertamente e vigliaccamente schierato sul fronte opposto, dichiarando insulse le ragioni di Tzipras e dei greci, chiedendo il rispetto dei patti (ma quali patti ?) e la necessità che anche loro facessero le “riforme”. Quelle stesse cosiddette “riforme” che lui, imperterrito, continua a propinare a danno dei cittadini di questo paese, con una maggioranza parlamentare che non corrisponde in alcun modo alla realtà e alla volontà politica del paese, come ad esempio si è potuto verificare sul tema delle scuola e della cosiddetta relativa “riforma della BuonaScuola”. Quest’uomo arrogante ed insipiente continua a parlare di “riforme”, svuotando totalmente il significato, il peso, il valore di questa parola.

In questa vicenda ha dimostrato, come ha affermato un sagace commentatore, un pulcino (Renzi) che di nasconde dietro la choccia (Merkel). Incapace di esprimere concetti e opinioni diverse da quelle che gli vengono dettate ed imposte dai potenti.

Con il voto di oggi dei greci, si apre una nuova partita che i giocatori dovranno, saranno costretti ad imparare a giocare.

In questo senso è impossibile non sentire l’assoluto vuoto di progettualità, di proposta, di idee che è emerso da parte della socialdemocrazia europea, quella forza importante e determinante nel governo (diretto o in alleanza) di molti dei paesi europei. Queste forze (i socialdemocratici) hanno subito, sopportato o addirittura partecipato direttamente al dispiegarsi di quel disegno infausto che ho prima delineato, mostrando una assoluta incapacità propositiva, capace di ipotizzare uno scenario diverso da quello riproposto dai loro antagonisti politici. Questa sarebbe l’occasione buona per battere un colpo (se lo capiscono !).

Insomma sono convinto che con questo voto si può riaprire una partita di civiltà e di democrazia, quella vera.

I greci l’hanno riaperta  e l’hanno riaperta sulla loro pelle.

Un’ultima considerazione sui giornalisti ed “esperti” che sento parlare (in sottofondo) in televisione, mentre scrivo queste note. Sono spaesati, non capiscono, i loro ragionamenti vagano in un empireo sconfinato e incomprensibile. Continuano a riproporre concetti e slogan ormai vecchi, dopo il voto di oggi.

Non hanno capito un concetto elementare: non si può riproporre una ricetta (quella dell’austerità) che non solo non ha risolto i problemi, ma ha aggravato quelli esistenti (sia quelli del debito, ormai impagabile nel caso greco, ma non solo; sia le condizioni di vita materiale della gente).

Il direttore de “Il sole 24 ore” ha posto, durante una trasmissione televisiva in queste ore, una domanda eccessivamente ingenua. Si è chiesto cosa mai festeggiassero i greci in piazza Sintagma, dopo la vittoria dell’ OXI (il NO greco che in questi giorni abbiamo imparato in tanti).

Io credo che la risposta sia facile, semplice.

Festeggiano la vostra sconfitta, imbecilli !

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