Lezione di democrazia

Non possiamo prevedere come finirà questa partita che si gioca nel corso di queste lunghe e torride giornate di luglio, in grecia e in europa.

Abbiamo però capito, e fino in fondo, la statura delle persone che si confrontano su questi temi e sullo scenario europeo; abbiamo capito il grande coraggio del popolo greco che meglio e più di altri popoli europei, ha saputo impegnarsi e assumersi decisioni importanti per il proprio paese e per i popoli dell’europa tutta.

Abbiamo visto il ministro Varoufakis economista di rilievo, costretto ad un duro scontro in questi mesi con “colleghi” e tirapiedi della troika, dimettersi ed affermare di “Indossare con orgoglio l’avversione dei creditori”.

Abbiamo sentito Tzipras affermare con orgoglio e con misura, che il referendum svoltosi in grecia è una “vittoria della democrazia”, che questo referendum ha cambiato la domanda dell’europa: “Non si o no all’europa, ma quale europa”; e infine rivendicare una ristrutturazione del debito per la grecia e per tutta l’europa.

Ecco, queste sono le figure, le persone di statura europea che ci sono in giro oggi!

E lo hanno saputo dimostrare con l’impegno e con i fatti.

Il resto? Il resto è “fuffa”.

Il resto è un cesto di “ciammaruche” (le piccole lumache in foggiano, che sono la base di un piatto tipico locale, saporito, ma assai misero), che strisciano e sbavano, camminando (si fa per dire), le une sulle altre, senza destinazione e senza destino, con un futuro, appunto, di lumache.

Personaggi senza spina dorsale (come quel tale Renzi), che continuando a fare la voce grossa in casa sua, aiutato da una situazione parlamentare a lui favorevole e “devota”, mina le basi della democrazia e decide scelte e fa approvare leggi (dall’Italicum al Jobs Act, dallo SbloccaItalia alla BuonaScuola) che asservono progressivamente il nostro paese alle logiche di dominio e di sopraffazione dei rappresentanti politici dell’unione europea, a loro volta asserviti alle logiche meschine, ristrette e fallimentari del capitale finanziario. Un personaggio (sempre quel tale Renzi), che dopo essersi nascosto sotto le gonne della Merkel, e balbettando impudicamente ciò che gli dettava mamma “chioccia”, successivamente al voto popolare della grecia, ha ripetuto banali e stanche battute, e ha mandato nelle varie televisioni una serie di personaggi di secondo piano il cui unico elemento di riflessione era il chiedere e il chiedersi perché lui (il Renzi) non fosse stato invitato al vertice con Hollande e Merkel.

Già chissà perché. Forse perché non conta nulla?

Forse perché i servitorelli sciocchi aspettano sempre fuori dalla porta e mangiano in cucina e non al desco dei loro “padroni”?

Lascio a questa pletora di personaggi secondari e di bassa, bassissima statura, riflettere e rispondere a questa domanda. Per parte mia non ho dubbi.

Personaggi inconcludenti, oserei dire “afasici”, come il ministro dell’economia (un certo Padoan) che sembra non parlare di uno stato e di un popolo di sessanta milioni di persone, della sua economia, della complessità della situazione in cui ci troviamo, ma sembra quasi parlare come se intervenisse ad una riunione di condominio (anzi spesso queste ultime sono più vivaci).

I suoi colleghi europei si sono al contrario distinti per la totale incomprensione delle ragioni di un popolo e di uno stato sovrano (la Grecia), ripetendo in maniera ossessiva (e compulsiva?) i loro anatemi e le loro accuse; dico incomprensione nel senso letterale del termine, giacchè in alcuni casi, molto rari per la verità, nei quali la stampa ha dovuto dar conto dei confronti anche forti che si sono verificati a quel livello, è emerso con evidenza come non comprendessero affatto non solo le ragioni politiche, ma anche le ragioni economiche o addirittura le semplici ragioni della logica con le quali Varoufakis tentava di spiegare loro che il debito greco era semplicemente impagabile.

Men che meno assumono statura e dimensione i vari tecnici e tecnocrati che affollano le sale di Bruxelles, le sale dove si prendono le decisioni, le stanze “dei bottoni”. Questi personaggi, che nella mia fantasia vedo come tanti Mr. Scrooge, indaffarati tra pile di carte e montagne di monetine, hanno dimostrato una totale insipienza ed incapacità persino su un obbiettivo minimo, quale il mettersi d’accordo tra di loro. Più di una volta i giornali, quelli tecnici ed economici, hanno pubblicato, studi, relazioni, documenti che, se messi uno di fianco all’altro, dimostravano con evidenza come fossero in contraddizione tra loro e come le fantasmagoriche “richieste dell’europa”, non fossero altro che una serie di “desiderata” ripetuti in maniera quasi oscena, ma palesemente in contraddizione tra loro a partire dalla fondamentale questione del debito. E che dire della miseranda e miserabile figura fatta nel tentativo di impedire che fosse pubblicata la relazione del FMI, cosa per la quale ha dovuto far pressione nientemeno che il  Congresso americano, noto covo di rossi sovversivi !

Chi è rimasto ancora? Ah, si, la grande socialdemocrazia europea. Quella che ha fatto grande e nobile l’europa! Citerò a questo proposito solo una frase di Krugman, breve ed illuminante: “Da un punto di vista politico, i grandi perdenti di questa dinamica sono stati i partiti di centrosinistra, la cui acquiescenza in fase di assoluta austerità – e il conseguente abbandono di quei valori per i quali avrebbero dovuto battersi – produce danni ben più gravi di quelli che politiche analoghe mietono nel centrodestra.” (in “La Repubblica, 29 giugno 2015).

Taciamo di un Parlamento (quello europeo) costretto a discussioni interminabili sulle questioni più assurde ed oziose (ma che interessano specifici potentati industriali e finanziari), impegnati financo a decidere la dimensione degli orinatoi, ma tenuti lontani da una discussione di merito sulle strategie e le scelte da seguire per affrontare le questioni fondamentali e dirimenti dell’economia e della società.

Sono rimasti i capi di stato (e/o di governo).

Del “nostro” ho già detto ampiamente, e mi fermo lì. Per dire due parole sui potenti capi di stato dei paesi che compongono l’Unione europea oggi non ci vuole molto. Sono personaggi dei più vari, tutti, però univocamente puntati ad un unico obbiettivo, che non è l’europa, bensì le ragioni dei loro singoli paesi, con l’ossessione non già di individuare strade e meccanismi efficaci per i loro popoli, ma drammaticamente puntati all’esercizio del proprio potere e al suo prolungamento.

A questo obbiettivo sacrificano tutto. Disponibili a piegare le condizioni economici e sociali di milioni di individui, di persone; sacrificandole alle scelte miopi e totalmente insufficienti (rispetto alla bisogna), del mito dell’austerità e del pareggio di bilancio.

Una ricetta imposta dal capitalismo finanziario e che ha dimostrato, nei fatti, la sua totale inefficacia !

In conclusione, dalla grecia e dai suoi dirigenti di oggi, una grande lezione di democrazia, impartita da persone di vera e concreta statura europea.

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