Risiko

Una trentina di anni fa giocavo a “Risiko”, il conosciuto ed apprezzato “gioco di strategia da tavolo” (come lo definisce Wikipedia).

Avevamo preso l’abitudine di incontraci (mia moglie ed io), con alcuni amici e compagni di poco più giovani di noi e trascorrere almeno una volta alla settimana (ma a volte anche di più) una serata intera (a volte anche tutta la notte), per giocare a “Risiko”. Prima una rapida cena e poi le lunghe, interminabili ore a giocare. Ognuno con il suo “obbiettivo segreto”, su quell’ approssimativo planisfero che riproduceva le diverse  aree del mondo, applicando tattiche diverse, scegliendo alleanze momentanee, stabilendo percorsi improbabili per muovere armate dall’africa al sud america, dall’america del nord all’europa, dall’asia alla russia.

Avevamo acquisito, a seguito della pratica continua, una conoscenza ed una abitudine al gioco, che ci permetteva di rendere assai rapide le scelte, veloci i posizionamenti, adeguate le strategie, tutte tese ad un unico e fondamentale obbiettivo: battere tutti gli altri e raggiungere l’obbiettivo scelto.

Un gioco che, ovviamente non teneva assolutamente conto di problemi economici, sociali, geopolitici delle aree e dei territori oggetto delle nostre contese, delle nostre battaglie. Si trattava di riempire con i propri carri armati quante più posizioni possibili, difenderle efficacemente dagli attacchi avversari, occupare “territori”, conquistare “continenti”, limitare gli obbiettivi degli avversari.

Stati, genti, popoli, culture erano assolutamente nulla in quel gioco.

Ci muovevamo con efficace cinismo e senza alcuna remora per raggiungere il nostro “obbiettivo”.

Lo stesso cinismo leggo in questi giorni sui quotidiani a proposito della crisi greca e dei rapporti con l’Unione Europea; la stessa mancanza di scrupoli (ed anche molta cattiveria) sento in sottofondo, mentre scrivo queste note, nel dibattito in corso al Parlamento Europeo.

Un cinismo che non riesco a spiegarmi ed a capire fino in fondo perché, al contempo, vedo la situazione difficile e anzi potenzialmente disastrosa entro cui ci stiamo muovendo; vedo il peggioramento delle condizioni economiche e sociali di quasi tutti i popoli dei singoli stati dell’europa, cui sono stati imposte, dalle scelte inique del capitalismo finanziario, le leggi dell’austerità e del pareggio di bilancio. Leggi che si sono tradotti nel peggioramento drastico e diffuso delle condizioni di vita e di lavoro di ampi strati di popolazione, in aumento generalizzato dell’età pensionabile, in ampliamento della disoccupazione (in particolar modo di quella giovanile), nell’espandersi di fasce di popolazioni che vivono al di sotto della soglia di povertà, in peggioramento delle condizioni materiali, nella diminuzione dei servizi sociali, della sanità, del diritto all’istruzione.

A fronte di tutto questo, invece di investire, invece di realizzare interventi che, facendo leva sulle risorse esistenti, puntassero ad un miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei popoli dell’europa, sono state messe in campo politiche che hanno drenato risorse e capitali, le hanno rivolte (risorse e capitali) a favore delle banche, e che queste hanno dilapidato e sperperato al fine di consentire alti profitti a chi già ne possedeva in abbondanza, e per converso non un centesimo di questo denaro è andato nella direzione di riequilibrare una situazione già di per sé squilibrata.

Da questo punto di vista l’esempio greco ne è stato e ne è tuttora, un esempio lampante, con miliardi di euro date alla grecia, che sono andate (non senza sfruttare meccanismi clientelari e commende a notabili vari) a finire nelle banche tedesche. E di questo fatto, oltre ai diretti interessati, è giunto a parlarne persino Massimo D’Alema, nel corso di una intervista che ha fatto letteralmente “impazzire” la comunicazione nostrana nelle sue varie forme (dalla comunicazione mainstream fino ai passaggi in internet).

Quei finanziamenti, dei quali tanto l’europa delle banche e dei mercati si vanta, quei soldi dei quali Merkel e soci chiedono la restituzione, quel denaro a proposito del quale i banchieri battono cassa nei confronti della grecia, non è andato al popolo greco, o alla sua economia, o alla sua struttura produttiva, bensì alle banche tedesche, francesi e (in parte) a quelle italiane.

Le ragioni del popolo greco sono quindi la prima questione per la quale mi preoccupa l’andamento delle trattative in corso, trattative che non mi sembra, purtroppo, vadano in direzione di un dovuto riconoscimento delle difficoltà nelle quali versa quello stato, quel popolo. Trattative che, stando alle dichiarazioni che sento da parte dei maggiorenti dell’Unione europea, sembra non vogliano tenere in alcun conto del messaggio chiaro e lampante che è stato loro inviato dal popolo greco con il referendum di domenica scorsa e cioè che c’è bisogno di una strategia diversa per affrontare i problemi della grecia e dell’europa.

E questa è la seconda ragione che mi preoccupa nello scenario di un possibile fallimento dei negoziati, e cioè le conseguenze per gli altri stati dell’Unione. In primis dell’Italia il cui ineffabile ministro dell’economia, tal Padoan (l’effige dell’uomo di gesso), continua a dire che non ci sono problemi per il nostro paese a seguito di una eventuale crisi greca, mentre gli esperti ed organismi economici vari (tipo Fmi), dopo aver ipotizzato e paventato i rischi esistenti, ora affermano a chiare lettere che, dopo la grecia, è la volta dell’Italia. E dove il primo ministro (tale Renzi), dopo essersi pavidamente venduto alla Merkel, afferma che bisogna discutere della grecia, ma poi bisogna passare alla discussione “più seria” che riguarda l’europa, quasi che (o forse non lo ha ancora capito) le due cose non siano intimamente connesse.

Ma è tutto il panorama linguistico messo in campo dai più “autorevoli” rappresentanti di questa europa che mi spaventa. Sembrano correre dritti verso un destino assai poco rassicurante, purchè non perdano la faccia, purchè allo schiaffo che hanno preso da parte del popolo greco, non si accompagni il “vituperio” del cedimento alle ragioni dell’avversario, del nemico. Il quale (nemico) deve essere, oltre che vituperato, battuto, sconfitto, vergognosamente costretto alla resa. Anche se ciò dovesse costare (ed è possibile che ciò accada) altre lacrime e sangue ai popoli dell’europa, altre “riforme”, che altro non sono che ulteriori sacrifici richiesti ed imposti ai più deboli, ai meno tutelati. E ciò potrebbe concretamente sfociare nella crisi delle istituzioni europee.

Una terza ragione di preoccupazione relativa al fallimento dei negoziati, è costituita dalla prevedibili conseguenze per l’Europa tutta (intesa come istituzione). Lo schiaffo greco ha dimostrato che un popolo, anche se piccolo, può scegliere di opporsi a logiche miserande ed oppressive. Questo potrebbe (io lo auspico ovviamente) far scuola per tutti i popoli dell’europa; e questo gli attuali governanti temono. Ma se dovessimo alla fine registrare un fallimento dei negoziati, questi signori non si rendono conto che così avranno dato ragione a tutti quei populismi, a tutte quelle forze che non si battono sul tema di “quale europa”, ma semplicemente sono contro l’europa e che quindi ciò segnerebbe, per altra via, ancor più negativa, la fine dell’europa stessa.

Concludo. Se i soggetti di questa partita, difficile, ma non impossibile da risolvere, affrontando le questioni vere e reali di una ristrutturazione del debito che costruisca le basi di un consolidamento delle condizioni economiche e sociali dei popoli europei (a cominciare dal caso greco), adotteranno una logica costruttiva, scriveranno una pagina positiva e di possibile futuro.

Altrimenti avranno (drammaticamente ed insulsamente) giocato una miserabile partita di Risiko (e senza neanche divertirsi).

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...