Onirico 11

Undicesima puntata di racconti sui miei sogni. Vi assicuro: sono tutti veri.

Questa volta, dopo che per molto tempo (credo ormai più di un mese) mi sono svegliato senza alcun ricordo dei miei sogni, cercherò di descrivervi le diverse fasi di un sogno assai complesso che ho fatto questa notte.

Nella fase iniziale del sogno che ricordo, ero a bordo di un grosso camion, probabilmente un autoarticolato o addirittura un tir. Non ero io alla guida, tuttavia vedevo le immagini esterne scorrere come se il mio sguardo fosse posizionato proprio nella posizione dell’autista del mezzo. Sentivo la sua fatica, la sua ansia nel percorrere una strada che si faceva sempre più impervia e difficile. Ci trovavamo, infatti su una strada non asfaltata, sassosa, che si inerpicava sulle balze di una montagna; una montagna quasi brulla e priva di alberi di alto fusto.

La strada si faceva progressivamente più stretta e le difficoltà dell’autista aumentavano; io vedevo perfettamente l’ampia vallata che si estendeva oltre la stretta strada di montagna, le pietre che delimitavano l’angusta via che il mezzo percorreva, i sassi che schizzavano via, spinti dalla pressione delle ruote. Ancora peggiore la situazione quando è cominciato il percorso in discesa, con il mezzo che tendeva ad accelerare a causa della forza di inerzia impressa dalle notevoli dimensioni del mezzo, e il tentativo faticoso dell’autista che tentava di rallentarlo soprattutto nei tratti più difficili.

Ad una curva, e poi ad una seconda curva, seduti sul ciglio di questa strada di montagna, c’erano alcune persone che, con mia grande meraviglia, non si preoccupavano affatto dell’arrivo e del passaggio del nostro camion; erano anzi sedute, tranquillamente, a fumare o a chiacchierare tra loro quasi come si trovassero in un tranquillo paese, nella stradina di una cittadina, davanti all’uscio della propria casa.

La scena del sogno è presto cambiata. Mi sono ritrovato in una cittadina, o forse un villaggio, ad organizzarne la difesa contro una banda di tagliagole (forse militanti dell’Isis?) che minacciavano di occuparla. Per la verità non ho visto armi in giro, ma piuttosto molte persone occupate a rinforzare parapetti, alzare muri, riparare costruzioni. In particolare io ero con un uomo che riparava la saracinesca di un garage; l’uomo aveva una cassetta dei ferri di colore rosso, e prendeva da questa gli attrezzi che gli servivano per le sue attività.

Ma ormai era troppo tardi: ho visto crollare le difese ed il nemico entrare, uno alla volta, dalla larga strada davanti al garage. Erano vestiti in modo strano, alcuni avevano delle tuniche, altri si coprivano con dei teli di plastica trasparente; benché armati, davano più l’immagine di essere dei clochard che un esercito di invasione.

L’uomo che era con me (peraltro seduto comodamente per terra), lanciava verso di loro alcuni degli attrezzi da lavoro che aveva a portata di mano, mentre io percorrevo l’ampia discesa che portava al garage. La discesa era coperta da fasce di linoleum, tenuto a terra con dei grossi bulloni. Benché consapevole di essere solo, non mi identificavo con la persona che arrivava in fondo alla discesa e cercava un posto per nascondersi; anzi, vedevo questa persona trovare riparo nel cono d’ombra di una scalinata e poi muoversi per nascondersi in una rientranza del muro.

Così è terminato questo mio sogno.

Dopo alcune settimane di notti popolate da incubi (dai miei ricordi coscienti prontamente rimossi), finalmente un sogno.

Ero in un appartamento (probabilmente casa mia, ma non ne ho certezza assoluta), e, con una donna (probabilmente mia moglie), sbrigavo faccende domestiche: spolveravo, scopavo e lavavo per terra. Dico che probabilmente era casa mia, perché c’erano tanti peli di cane sotto i mobili o negli angoli delle camere.

Mi ritrovavo poi, dietro indicazione di mia moglie (o comunque della donna che era con me) a dover lavare alcuni oggetti che avevo in mano. Ricordo perfettamente che erano tre, ma di questi, in particolare, ricordo solo il secchio della spazzatura, uno di quei secchi il cui coperchio si apre pigiando il pedale.

Ma ciò che più mi ha “colpito”, nel sogno è che quando mi sono recato nel bagno per lavare questi oggetti, ho trovato la porta del bagno, in legno grezzo ed assai rovinata, senza maniglia e persino con alcuni buchi. All’interno era ancora peggio: non c’era pavimento, ma solo un impiantito di cemento, neppure tutto in piano, ma con avvallamenti e rialzi (laddove passavano alcune tubature di fortuna). Le pareti erano completamente scrostate, in alcuni punti si potevano vedere i mattoni, il resto della superficie era coperta anche lì di cemento grezzo. Inesistente il lavello, la vasca e gli altri sanitari. Ho dovuto utilizzare un tubo in ferro che terminava con un rubinetto (del tipo “a farfalla”).

A quel rubinetto ho cominciato a lavare il secchio dell’immondizia. Lo scarico del bagno, in un angolo, era tappata da fogli di giornale. L’unica cosa “buona” che ricordo, era che l’acqua che usciva dal rubinetto era limpida e chiara.

Poi il sogno è terminato.

Questo è proprio un sogno strano. Inizialmente sono un ragazzino che, con altri due coetanei, cammina, gioca, passeggia. Mi prende un improvviso bisogno di urinare e lo faccio, utilizzando (sono in mezzo alla strada), uno di quei bicchieroni grandi, quelli che si usano come contenitori per mettere i pop-corn al cinema, versione maxi.

A questo punto io comincio a crescere, sono un adulto e passo ai due ragazzini, che sono rimasti tali, il bicchierone colmo di urina. I due lo prendono, ma, spaventati, lo lasciano cadere a terra perché è pieno di sangue. Io so che si tratta del ripetersi di un caso di ematuria, (cosa accadutami alcuni anni orsono e che mi ha anche molto preoccupato); i due ragazzini, invece, non lo sanno. Il contenitore cade a terra e lascia fuoriuscire il liquido che schizza da ogni parte.

I due ragazzini fuggono via, mentre il sangue imbratta strada e muri ed anche la coda di un cane di passaggio. Il cane è, per la precisione, un tranquillo setter, che gira il muso verso la coda, guarda e si allontana pigramente.

E’ trascorso molto tempo dai miei sogni precedenti. Questa volta dovevo intraprendere un viaggio in compagnia di un compagno di altri tempi e di un’altra persona; la località doveva essere qualche luogo dell’europa dell’est, non so bene quale.

Ciò che ricordo perfettamente è che, al momento di disfare i bagagli, non riuscivo più a trovare le “guide”, i libriccini dei quali mi fornisco ogni volta che vado in viaggio per meglio conoscere i luoghi da visitare. Nella mia piccola valigia (un trolley di colore grigio), ho trovato tutto l’occorrente per il viaggio, maglie, pantaloni, un fascio di giornali, ma non la mia preziosa “guida”.

Questo fatto mi ha messo in agitazione e poi, mi sono svegliato.

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