Il Mito di (dell’) Europa

“Europa, era una giovane e bellissima principessa, figlia del re Agenore e di Telefassa sorella quindi di Cadmo, che viveva in Fenicia. Un giorno Zeus, dall’alto del Cielo, notò la bella principessa insieme alle sue ancelle sulla riva del mare, dove Europa amava bagnarsi e cogliere fiori. Zeus si innamorò subito di lei e per non intimorire le fanciulle assunse la forma di un toro bianco mettendosi a pascolare l’erba del prato. Le fanciulle, vedendolo calmo, lo presero ad accarezzarlo, addirittura Europa gli salì in groppa. Allora il toro spiccò un balzo e cominciò una lunga corsa, Europa era talmente spaventata che non aveva più voce per gridare, si teneva aggrappata forte al toro che dopo ore e ore di cammino arrivò nell’isola di Creta dove finalmente si tramutò in Zeus. Zeus dichiarò il suo amore ad Europa e fece scendere da Cielo le Ore, sue ancelle, e l’unione fu subito celebrata. Da Europa nacquero: Minosse, Radamanto e Sarpedonte.” (così è raccontata da Musa in http://mitologiagreca.blogspot.it/2007/06/il-ratto-di-europa.html).

Interessante è la lettura che di questo mito fa Marija Gimbutas, la quale studia ed analizza questo mito attraverso una particolare metodologia che è quella dell’archeomitologia (Marija Gimbutas, La civiltà della Dea, Il mondo dell’antica Europa, vol 2, Stampa Alternativa, 2012).

Per dirla in estrema sintesi e forzandone in parte i termini a causa della esiguità del presente scritto, Gimbutas, “(…) unifica popolazioni e culture in una civiltà denominata “Antica Europa”, nel segno di una Grande Dea creatrice che guida i popoli verso una convivenza pacifica ed egualitaria. Uno scenario che, nel libro, è supportata da una poderosa mole di dati e da un meticoloso e puntuale esame della religione, della scrittura, della struttura sociale, che si conclude con l’analisi del suo declino attribuito alla comparsa degli indoeuropei Kurgan, bellicosi e patriarcali.”

Volendo essere poco più dettagliati, riporto qui un piccolo brano di una recensione relativa al citato scritto, cui rimando per approfondimenti (http://tempiodelladea.org/la-grande-dea-una-e-multiforme-e-la-cultura-dellantica-europa/). “Il lavoro della Gimbutas è significativo proprio perché si occupa di analizzare il materiale archeologico attraverso uno studio comparato. L’archeomitologia, è lo studio dell’archeologia, comprensivo di mitologia, folklore, studio dei simboli e della religione. Secondo l’archeomitologa, attraverso lo studio dei reperti e del loro contesto, si può pensare di decifrare il pensiero mitologico che è alla base dell’arte e della cultura prodotta dalle antiche civiltà. Grazie all’azione collaborativa di varie discipline, si è divenuti progressivamente in grado di comprendere la maggioranza degli antichi modelli europei, e medio-orientali, che sembrano costituire un sistema ideologico, unitario e persistente. Questo sistema si può descrivere come una cultura mutuale o gilanica, ossia né patriarcale né matriarcale, basata su rapporti collaborativi, agricola, pacifica, con una religione naturalistica, incentrata sul culto di una Dea Madre della Terra (essa stessa è identificata con la Terra o la Natura) e di tutti gli esseri viventi.”(cit.).

Tutta questa lunga premessa, per giungere a tratteggiare ciò che poteva e dovrebbe essere l’Europa, e ciò che invece essa è diventata.

Una struttura dominata dalla logica del profitto e guidata dalle regole dell’austerità; una realtà in cui si dibattono con scarsi ed inefficaci risultati logiche di dominio e di supremazia, cui si accompagnano tentativi nobili, ma assai resistibili, dettati da principi dell’assistenzialismo e di una “pietas” che spesso ne sono un semplice e debole contraltare.

Questo è ciò che vediamo nelle immagini dei disperati che tentano di superare le barriere che la civile europa ha eretto a difesa dei suoi confini; questo è ciò che vediamo nelle teste rotte dei migranti che cercano disperatamente una via attraverso l’europa; questo è ciò che vediamo nelle immagini di bambini (e non solo) affogati sulle spiagge del mediterraneo; questo è ciò che vediamo sui volti dei disperati che affollano le diverse frontiere ristabilite tra i diversi stati dell’Unione, da Ventimiglia, al Brennero, al tunnel sotto la Manica e in tanti altri posti.

Questa è anche l’immagine dell’Europa che in nome dei suoi principi di stabilità e di rafforzamento della moneta unica, stabilisce leggi e norme in palese contrasto con le Costituzioni democratiche di ciascun paese e abolisce d’autorità e d’imperio il sacrosanto diritto dei cittadini ad essere liberi ed uguali; ed anzi impone ai loro governi di realizzare politiche e programmi in contraddizione con quei principi, con il fine di garantire e legittimare il dominio delle banche e del capitale finanziario. (Circa le contraddizioni tra Costituzione nazionale e Trattati dell’Unione vedi https://michelecasa.wordpress.com/2015/04/29/europacostituzione-1a-parte/ e https://michelecasa.wordpress.com/2015/04/29/europacostituzione-2a-parte/).

Non si tratta di due distinte questioni. Sono le due facce di una identica medaglia; sono le diverse espressioni, verso l’interno e verso l’esterno, di un unico modo di procedere e di governare, facendo gli interessi di pochi a svantaggio dei più, garantendo profitti e guadagni alla speculazione, negando reddito e cittadinanza reale ai cittadini e ai popoli degli stati, così come ai cittadini e ai popoli che sempre più massicciamente premono alle frontiere, chiedendo una possibilità di salvezza da situazioni che, per guerre o per fame, sono state determinate non genericamente dall’occidente, ma dalle logiche di dominio e di oppressione del capitalismo (e della sua più recente “evoluzione”, e cioè quella del capitale finanziario).

Dobbiamo necessariamente recuperare una capacità e un impegno diverso e più avanzato. Non politiche dell’esistenza, non politiche di accoglienza. Ma è indispensabile adottare politiche e pratiche di inserimento, politiche e pratiche che trasformino le attuali scelte dei governi europei e delle scelte dell’Unione in interventi di carattere politico ed economico finalizzati a riconvertire strutturalmente le attuali basi dell’economia e della organizzazione sociale.
Sarà questo possibile lavorando all’interno della attuale compagine europea, oppure, come si va affermando in maniera significativa anche all’interno della sinistra europea, sarà necessario porsi al di fuori di essa e costruire una alternativa alle sue logiche e ai suoi meccanismi ?

La discussione è in corso e credo che vada opportunamente approfondita, accompagnando però il dibattito politico ad una concreta azione nelle piazze e nelle strade di questa europa, dalle spiagge della Grecia fino al mare del Nord; dalla Bretagna fino alle plaghe della Polonia.

Dal 25 al 27 settembre a Bari, un interessante incontro, “Eur-Hope”, approfondirà questi argomenti; dal 15 al 17 ottobre Bruxelles sarà (speriamo) occasione di una importante manifestazione dell’Alter Summit, contro povertà, austerità e trattato transatlantico.

Occasioni diverse, momenti diversi che devono contribuire alla definizione di una scelta complessivamente diversa da realizzare in europa.

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