Sicilia: Palermo (2)

(2a parte – Per la prima parte vedi: https://michelecasa.wordpress.com/2015/10/01/sicilia-palermo-1/)

E qui veniamo alle “dolenti note”. Dopo avervi raccontato di queste delizie della nostra visita, dopo aver cercato di illustrare queste incommensurabili bellezze, non poteva mancare il rappresentarsi di un qualche elemento negativo. Ed infatti…

In programma avevo inserito la visita al Palazzo Abatellis, dove ha sede la Galleria Regionale della Sicilia, nota per alcune opere di particolare pregio ed interesse in essa conservate. Fra le tante opere interessanti, il Busto di Eleonora di Aragona del Laurana, il Trionfo della Morte, algido affresco del ‘400, e soprattutto la dolcissima e celeberrima Annunziata, capolavoro di Antonello da Messina.

Avevo preannunciato ai miei con-suoceri (Raffaele e Dina) questa visita, celebrando la bellezza di questa opera, tra le più conosciute, ed anche tra le più belle di questo grande artista del XV secolo. Ebbene, entrati nel Museo, ci siamo sentiti dire che le opere di Antonello da Messina non potevano essere viste, perché erano in corso alcuni lavori che rendevano inagibili le stanze a lui dedicate, insieme ad una ala del museo. La delusione è stata grande (anche se io e Dora avevamo già visto il piccolo quadro in una mostra tenuta a Roma alcuni anni fa), ed è stata grande anche l’irritazione nei confronti dei responsabili di un museo che, a fronte di lavori pure necessari, non avevano adottato le necessarie misure per un trasferimento anche temporaneo delle opere, al fine di poter offrire al pubblico del museo l’opportunità di visitare tali opere! Una imperdonabile negligenza !

Una negligenza che peraltro si accompagna alla situazione del Museo Archeologico, ricco di interessanti reperti e chiuso ormai da anni per lavori (interminabili ormai) di ristrutturazione. Una situazione che, come avrò modo di raccontarvi nei successivi capitoli di questa cronaca del mio viaggio in Sicilia, ho dovuto riscontrare in più occasioni.

Facendo come si suol dire “di necessità, virtù”, abbiamo comunque visitato le parti agibili del museo e i suoi capolavori. Devo dire che, nonostante la disavventura di cui vi ho parlato, il repertorio di opere, statue, dipinti in esso conservato rimane di indubbio valore e di qualificato livello. Merita decisamente una visita.

Insomma Palermo è una città interessante, ricca di tesori, di opere d’arte e di cultura. La cosa che non ho ben capito durante i miei due soggiorni in quella città, è il rapporto che essa ha con il mare. Mi è sembrato un rapporto freddo, distante. Assai diverso per capirci, nonostante le profonde diversità dei due casi che cito, da realtà come Napoli o Genova. Napoli che mantiene un rapporto quasi viscerale, di odio ed amore con il mare; Genova che sembra tutta proiettata verso il mare, quasi che le case, la terra, la città, siano prolungamenti del mare stesso e non il contrario.

Tutto ciò a Palermo non ho avuto modo di vederlo, di sentirlo. Molto più “vissute” le strade del centro cittadino, le vie del passeggio, le grandi arterie centrali. Il lungomare vuoto (e buio), nonostante nei giorni in cui siamo stati lì le temperature non fossero affatto proibitive; al contrario abbiamo potuto pienamente godere del piacevole caldo settembrino.

Un elemento di delusione sono state le visite, che non abbiamo mancato di fare, ai celebrati mercati di Palermo. Spinti dalle sollecitazioni di Raffaele abbiamo visitato i tre principali. La Vucciria, resa celebre dal quadro di Guttuso, è ridotta ad un mozzicone di mercato; una scritta di legno con delle lampadine colorate, tipo vecchie feste di paese, ne indica l’entrata da Piazza San Domenico. Poche le bancarelle rimaste, un paio di macelleria aperte, una cantina, alcune bancarelle di pesce; queste poche realtà resistono all’assalto di pub e birrerie che si sono progressivamente installate lì e i cui resti maleodoranti, fatti di bottiglie vuote, di lattine schiacciate, di rimasugli di cibo, imbrattano le strade.

Di maggiori dimensioni, ma in una zona fortemente degradata, Ballarò offre ancora la dimensione di un grande mercato, nel quale si vende di tutto, dagli spilli al pesce spada. Numerose ed affollate le bancarelle offrono ogni tipo di mercanzia, compreso cibi da consumare sul posto. Ma, come ho detto, il contesto sembra segnato da un degrado diffuso ed opprimente.

Infine il mercato del Capo. Quello che dovrebbe essere il più “distinto” ed inserito in una zona meglio qualificata, tra il Tribunale e il Teatro Massimo. La merce in esposizione ed in vendita ha attirato la nostra attenzione: sicuramente prodotti di qualità, dal pesce fino agli aromi e alle spezie. Odori invitanti, visioni appaganti di cibi crudi, cotti o pronti per la cottura. Tuttavia anche lì abbiamo avuto modo di notare una situazione igienica per nulla raccomandabile.

Sicuramente più appaganti le visite alla Zisa e alla Cuba, i due “giardini delle delizie” volute dai re normanni ed ispirate all’architettura fatimide, due costruzioni alte e compatte, fatte per stupire e meravigliare. Lì ho rivisto le “muquarnas”, gli splendidi soffitti arabi che avevo visto nelle costruzioni arabe di Siviglia e di Granada (le muquarnas sono anche al soffitto della Galleria Palatina); come pure le strutture che un tempo lasciavano scorrere l’acqua, in miracolose e bellissime piccole cascate, anche questo un retaggio caratteristico della cultura araba. E, all’interno della Zisa, le numerose opere, gli oggetti ritrovati segno della raffinata ed aperta cultura del tempo.

Come non restare affascinati ed al tempo stesso emozionati davanti alla lapide sepolcrale dedicata ad Anna, madre del prete Grisanto (morta nel 1148) e scritta in quattro lingue: latino, greco, arabo ed ebraico.

Come non paragonare quei tempi, nei quali la tolleranza tra culture e religioni diverse non era una imposizione, ma una scelta positiva di crescita e di allargamento delle conoscenze, dei saperi, della cultura, con i tempi attuali, nei quali la diversità è motivo di separazione, di allontanamento, di espulsione, di separazione; non comprendendo che tra civiltà e culture diverse lo scambio, a tutti i livelli, non può che essere motivo di crescita sociale ed economica!

Devo comunque rilevare che le condizioni nelle quali versano le due strutture citate non sono certo ottimali. La Zisa, si trova al centro di un quartiere cui ha dato il nome, ma che non si riconosce e, probabilmente, non conosce neppure il valore e l’importanza di questo piccolo gioiello. Mancano i cartelli indicatori per raggiungere la struttura (e quindi si fa una grande fatica per raggiungerla); il bel giardino, da poco realizzato nello spazio antistante, è abbandonato, e gli unici frequentatori che ho visto erano un gruppo di ragazzini che giocavano a pallone sul prato verde che circonda l’edificio. Pochi i frequentatori e i visitatori che avevano avuto la voglia, come noi, di andare alla ricerca di questo bel monumento.

Peggio ancora per quanto riguarda la Cuba, per la quale abbiamo trovato un unico cartello indicatore, ma posto assai male, tanto da renderlo inutile. Quando siamo arrivati noi, nel primo pomeriggio, eravamo i primi visitatori della giornata, ed i custodi si sono affannati per raggiungere le proprie “postazioni” ed hanno avuto addirittura difficoltà nel darmi il resto di una banconota da venti euro.

Per tirare le somme di questa visita a Palermo, posso tranquillamente affermare che la città, con i suoi tesori, con le sue opere d’arte, con i tanti luoghi da visitare, con la simpatica gentilezza e disponibilità delle persone, merita decisamente un soggiorno.

Sul cibo, avrò modo di soffermarmi nei successivi capitoli di questo viaggio in Sicilia. Alcune parole voglio spendere per quanto riguarda gli alberghi. Come ogni grande città, c’è la possibilità di scegliere all’interno di una vasta gamma di soluzioni e, conseguentemente, di costi. Premesso questo il mio consiglio è di scegliere e decidere per tempo, in modo da poter usufruire di eventuali sconti ed agevolazioni, che si possono ottenere dalla propria agenzia di viaggi (come io sono abituato a fare), oppure tramite le numerose proposte presenti in internet.

In ogni caso cercate di scegliere una sistemazione centrale: come ho detto, Palermo è grande ed è ricca di luoghi e di stimoli; avere un luogo dove tornare a riposarsi durante la giornata, è estremamente utile, soprattutto per chi, come me, ha ormai qualche anno di troppo.

(Fine)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Sicilia: Palermo (2)

  1. Vittorio ha detto:

    Concordo pienamente con i tuoi giudizi sul degrado di Palermo. Purtroppo, salvo qualche rara eccezione, questa situazione è comune a tutti i luoghi di grande interesse di questa bella e triste isola.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...