Sicilia: Agrigento

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La tappa di Agrigento ha costituito la deviazione di una giornata, rispetto al percorso prestabilito del nostro ultimo viaggio in Sicilia, che è stato da Palermo a Messina. Tuttavia abbiamo raccolto di buon grado la richiesta dei nostri con-suoceri (i genitori di Tommaso) che volevano conoscere le splendide rovine della Valle dei Templi. Ed è stato infatti lì che ci siamo diretti, saltando a piè pari la città attuale (che io e Dora avevamo già visitato in un precedente viaggio), la quale certamente non è neppure lontanamente all’altezza delle costruzioni realizzate nell’antichità.

Ed è un giudizio buono, perché lo stato di incredibile degrado, le costruzioni realizzate visibilmente al di fuori di una programmazione urbanistica, lo scempio e la speculazione edilizia, sono il tratto caratteristico e negativamente distintivo di quella città.

Per la verità la speculazione è riuscita ad arrivare anche all’interno della Valle dei Templi, con costruzioni costruite quasi sicuramente in maniera abusiva, che ne deturpano la bellezza complessiva, insieme al profilo dei viadotti che si intravvedono e le enormi pale eoliche che spuntano qua e là.

Ci siamo concentrati sui monumenti, tralasciando il resto, e abbiamo cominciato dalla visita al Museo Archeologico Regionale, visto che, come è ormai da troppo tempo, il Quartiere ellenistico-romano, scavo assai interessante, importante e significativo, rimane tuttora chiuso per (come recita un pezzo di cartone scritto a mano ed affisso sul cancello di accesso) lavori di ristrutturazione. In cosa consistano questi lavori di ristrutturazione di un sito archeologico non è dato sapere; almeno nessuna delle persone cui lo abbiamo chiesto ha saputo darci una risposta soddisfacente.

Come ho già rilevato nello scritto su Palermo a proposito della Galleria Regionale della Sicilia (con l’impossibilità di vedere le opere di Antonello da Messina), come nel caso del Museo Archeologico di Palermo (chiuso da anni per ristrutturazione), come in altri casi che vi racconterò in seguito, purtroppo situazioni di questo genere ne ho incontrate parecchie nel corso di questo viaggio. Dovute a ritardi, incuria, scarsa professionalità di curatori ed amministratori. Ma di queste cose poco si discute, fanno maggiore “audience” vicende come quelle relative alle responsabilità delle maestranze (come nel recente caso del Colosseo a Roma), che non quelle degli amministratori.

IMG_20150920_121102Fatte queste doverose precisazioni, devo sottolineare che il Museo Archeologico di Agrigento è assai interessante. Di grande richiamo è il grande telamone (quasi otto metri di altezza), qui ricostruito, proveniente dal colossale Tempio di Giove. Ma il resto del Museo è assai ricco di altri ritrovamenti estremamente raffinati: i grandi vasi attici con scene mitologiche; i reperti provenienti dai grandi templi, le statuette votive, i monili e le monete ritrovate nella vasta area di scavi, o provenienti da altre aree viciniori.

Di particolare interesse e di grande delicatezza, ho trovato l’Efebo, dai capelli finemente lavorati, ed ancora di più, la piccola statuetta di Afrodite che si asciuga i capelli. Una esposizione deliziosa e fortemente coinvolgente.

Prima di affrontare la passeggiata nella Valle dei Templi, abbiamo fatto una breve sosta in una rosticceria (Mythos, il nome evocativo) gestita da due simpatici e gentili giovani. Qui abbiamo assaggiato gli arancini (che il Montalbano di Camilleri ha ormai reso famosi). Io ne ho assaggiato di vari tipi e in diversi luoghi, compreso un locale molto innovativo che li prepara e cucina a Palermo in Via Maqueda. Lascio ai siciliani il giudizio sulla qualità del prodotto; mi limito a dire che mi sono piaciuti maggiormente, in genere, quelli che ho assaggiato nella zona sud-occidentale dell’isola, essenzialmente tra Agrigento, Porto Empedocle e Sciacca.

Ma veniamo, dunque, all’Area Archeologica della Valle dei Templi.

Si tratta di un’area estremamente vasta che corrisponde a quella dei templi e dell’acropoli e dei santuari posti all’esterno dell’antica cinta muraria. Si tratta, per la gran parte di costruzioni risalenti al quinto secolo avanti cristo, e la cui bellezze e fascino non sono stati per nulla appannati, dal trascorrere del tempo, dai danneggiamenti degli uomini, dalle intemperie.

Era quello (il V secolo a.c.), il periodo di maggiore splendore della città; i templi sono tutti in stile dorico e costruiti con una pietra locale (tufo arenario conchiglifero), di un colore giallo carico, che dona alle rovine uno splendore assai diverso da quello di analoghe costruzioni e una “lucentezza” tutta particolare. Gli studi hanno accertato che, nell’antichità, i templi erano ricoperti da un intonaco di polvere di marmo, al fine di renderli bianchi, e, tuttavia, ciò che vediamo oggi, le rovine appunto di quel “grezzo” colore giallo, assumono un fascino veramente unico.

La nostra visita è cominciata dall’ingresso vicino al punto più alto della grande acropoli. Così che abbiamo raggiunto, dopo una rapida salita, il tempio di Giunone Lacinia. Da lì lo sguardo può spaziare lungo tutta la valle, avendo una veduta complessiva degli altri templi e delle rovine; al contempo lo sguardo si spinge fino al mare e dall’altra parte, verso le colline. Uno sguardo d’insieme veramente magnifico (cercando di escludere dalla vista, ove possibile, gli inserti fastidiosi e deleteri di cui parlavo all’inizio).

Dal tempio di Giunone, del quale rimane in piedi tutto il colonnato esterno, la cornice superiore e le trabeazioni, si scende lungo un dolce declivio verso il secondo tempio, di poco successivo al precedente, e cioè il cosiddetto Tempio della Concordia, così chiamato per una iscrizione trovata nelle vicinanze, ma del quale si ignora l’esatta attribuzione (forse a Castore e Polluce).

Il Tempio della Concordia è giunto a noi quasi intatto, per una fortunata circostanza. Fu (nel VI secolo d.c.) adattato a chiesa e quindi non è stato oggetto di spoliazioni, né di danneggiamenti, ed oggi, restaurato, fa sfoggio di sé, della sua grandiosità, e del significativo lascito culturale degli antichi popoli di origine greca che abitarono la zona.

Si giunge infine al Tempio di Ercole, probabilmente il più antico di tutti. Del grandioso tempio sono state rialzate solo alcune colonne; i grandiosi ruderi restano per lo più sul terreno circostante, per lo meno quelli non riutilizzati nel corso del secoli successivi per altri scopi e fini.

Subito dopo si presentano le grandiose rovine del Tempio di Giove Olimpico. Questo tempio, dalle notevoli proporzioni, sembra non sia mai stato terminato. Doveva essere (almeno nel progetto iniziale), uno dei più grandi templi dell’architettura greca, ma gli uomini e i terremoti lo distrussero prima che fosse ultimato. Le rovine sono imponenti; nella scanalature di una colonna può tranquillamente trovare posto un uomo, e le colonne dovevano ergersi fino a 17 metri di altezza. A questo tempio appartenevano i telamoni, colossali figure umane che avevano una funzione sia decorativa che statica (concorrendo a sorreggere la trabeazione), una delle quali è stata ricostruita nel museo.

Infine, ormai quasi ai piedi della collina i resti dell’ultimo tempio, quello dei Dioscuri. Anche di questo tempio restano soprattutto rovine; le quattro colonne rimaste, sono divenute il simbolo della città di Agrigento e si ritrovano facilmente nella variegata oggettistica in vendita su tutte le bancarelle nei dintorni dell’area archeologica.

Visitato tutto il sito, il ritorno al punto di partenza è stato per me un modo di ripercorrere la conoscenza e l’emozione dei luoghi, dei ruderi, dei segni del tempo. Segni di una civiltà che, insieme a tanti altri luoghi della Sicilia e, più in generale, dell’intera Magna Grecia, si sono irradiati dalla madrepatria, hanno percorso i mari con rapide e malsicure imbarcazioni, si sono innervate ai ceppi autoctoni e hanno sviluppato una cultura, una sapienza ed un’arte che ha raggiunto livelli tali da fare concorrenza a quella dei primi luoghi di origine.

Ancora una volta il segno che l’integrazione produce cultura, saperi, conoscenze, arte sempre più evolute ed avanzate.

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