Sicilia: Cefalù

Dopo la visita al sito di Himera, assorbita l’amarezza per il modo in cui il sito è tenuto, abbiamo ripreso la strada verso levante, in direzione di Cefalù.

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La cittadina si preannuncia già da lontano con il massiccio monte che si erge alle sue spalle, dal quale occhieggia una turrita rocca. La visita alla rocca è consigliata per il meraviglioso panorama che da lì si può osservare; tuttavia noi abbiamo rinunciato ad una simile impresa e ci siamo orientati alla visita della vivace e simpatica cittadina.

Occorre dire in premessa che Cefalù è località molto conosciuta all’estero, ed infatti già quando abbiamo raggiunto il nostro albergo, posto già prima della cittadina, ci siamo ritrovati nel mezzo di un groppone di tedeschi in vacanza; ed anche durante il nostro soggiorno abbiamo incrociato molti stranieri, sicuramente più numerosi dei turisti italiani. Ciò comporta ovviamente aspetti positivi e negativi; tra quelli sicuramente negativi è da registrare quello dei prezzi, leggermente più alti della media. Tra quelli positivi il fatto che la cittadina sia “aperta” e capace di presentarsi in maniera pulita e positiva ai viaggiatori che la visitano.

Intendiamoci, anche a Cefalù la speculazione e l’arrembaggio edilizio hanno scritto pagine che non sono certo positive, tuttavia il fatto che il centro storico sia stretto tra l’incombente montagna e il mare, ha impedito gli scempi che si registrano in altre località, preservando sostanzialmente il centro storico e relegando lo “sviluppo” edilizio moderno in zone più lontane, meno visibili.

Così ci si può regalare una tranquilla passeggiata nel borgo antico, nel nucleo storico, camminando tra vicoli e stradine, palazzi più o meno vecchi, piazzette e slarghi assai piacevoli, arrivando fino al mare, alla zona dove ormai solo il segno delle arcate indica i luoghi dove i pescatori mettevano a riparo le imbarcazioni dalla violenza delle mareggiate.

Peraltro Cefalù conserva dei monumenti di alto significato: la storica cattedrale per cominciare, una costruzione voluta da Ruggero II (il normanno) ed oggetto di aspre contese tra Federico II (di Svevia) e il potere religioso al fine di garantirsi (ognuna delle parti in causa) i notevoli proventi derivanti dalle tasse e dalle accise. Un conflitto che peraltro avveniva anche all’interno della stessa chiesa, interessando diversi ordini religiosi che si contendevano anch’essi le cospicue entrate.

Il conosciuto monumento è eretto in perfetto stile normanno, con le due torri quadrate ai lati dell’ingresso principale ed è veramente notevole rispetto alla dimensione della cittadina. Al suo interno, a tre navate, piuttosto rimaneggiate, spicca, nel catino dell’abside, il bellissimo mosaico ddel Cristo Pantocratore Benedicente, una immagine sempre riportata nelle principali chiese normanne. Al di sotto la Madonna circondata da angeli e ancora più in basso i santi.

Questo ciclo di mosaici lo avevamo già visto nella Cappella Palatina nel Palazzo dei Normanni a Palermo, e nel Duomo di Monreale, anch’esso meta del nostro viaggio in Sicilia, durante il soggiorno nel capoluogo dell’isola.

Identico è il disegno che si trova nei tre luoghi, identica la rappresentazione, identica l’immagine. Tuttavia alcune differenze sono da sottolineare. Anzitutto, nel caso della Cappella Palatina e dell’altrettanto magnifico Duomo di Monreale, la chiesa è interamente ricoperta da mosaici, al di sopra della grande fascia marmorea che ne copre (in ambedue i casi) la parte bassa delle pareti. Qui il mosaico interessa essenzialmente la zona absidale.

Inoltre qualche differenza si può notare anche nella immagine del Cristo e questo sembra sia dovuto al fatto che mentre nei primi due casi le maestranze erano bizantine o comunque sotto la diretta direzione di queste, nel caso di Cefalù, probabilmente, si trattava di maestranze locali che avevano appreso da maestri bizantini questa arte.

Da parte degli esperti si fa notare la leggera differenza tra alcuni tratti somatici: in questo caso la capigliatura è chiara come quella dei normanni, la barba e le sopracciglia scure e folte come quelle degli arabi, il naso aquilino come quello dei greci. Una attenzione, cioè, maggiore ai tratti autoctoni, sempre più vicini a quel melting pot di popolazione che si andava sempre più diffondendo nell’isola, frutto della commistione di razze, etnie, popoli diversi.

Visto che ho aperto questa parentesi su Monreale, cosa della quale non avevo parlato prima, devo dire che una visita in quel piccolo paesino, al suo Duomo e al meraviglioso chiostro, costituisce un passaggio obbligato. Del duomo, anch’esso di chiara impostazione normanna e dei mosaici, bellissimi esistenti al suo interno, ho già accennato. Vale la pena di sottolineare, nuovamente, come esso sia una delle espressioni più alte della sinergica e positiva convergenza tra cultura islamica, bizantina e romanica. La facciata,serrata da due torri laterali, costituisce l’impronta tipica (come abbiamo già detto nel caso di Cefalù), dell’architettura normanna, rintracciabile anche ad altre, più lontane latitudini. I magnifici mosaici la corredano all’interno, da ogni parte, al di sopra dell’alto zoccolo in marmo e raffigurano le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, con una vivacità sconcertante.

Qualche parola merita anche il chiostro quadrato che apparteneva al vecchio convento dei benedettini. E’ di una delicatezza e di una dolcezza incredibile; è circondato da colonnine binate che sostengono archi di chiara derivazione araba. Le colonnine sono tutte diversamente lavorate: quali con intarsi policromi inseriti, quali con arabeschi intagliati; tutte di grande bellezza e leggiadria.

Uno spettacolo meraviglioso.

Ma torniamo alla nostra visita di Cefalù. Un altro momento assai interessante è stata la visita al Museo Mandralisca, il piccolo, ma assai ricco museo della cittadina. Qui è infatti conservato un’altro dei capolavori di Antonello da Messina, il Ritratto di Ignoto; la qual cosa ci ha riscattato dalla privazione dell’altro a Palermo. Il Ritratto di Ignoto è estremamente piccolo, dipinto su tavola, ma racchiude tutta l’espressività, il carattere, del soggetto in quei piccoli e brevi tratti. Ma devo citare anche il fine, interessante e, oso dire, ironico cratere con il disegno del venditore di tonno, disegno che sostituisce quelli di carattere aulico normalmente presenti su questo tipo di vasi. Si tratta di un’opera di notevole valore e di grande gusto, che dimostra, ancora una volta, l’adattamento delle forme classiche alla richiesta dei committenti di vario genere residenti sul posto.

Ci sarebbe molto altro da raccontare, ma suggerisco particolarmente altri due momenti assai importanti nella visita.

Anzitutto il Lavatoio arabo che è un anfratto adattato ed organizzato in maniera tale che l’acqua corrente possa permettere il lavaggio dei panni e, contemporaneamente, scorrere via portando con sé lo sporco del lavaggio: una magia di tecnica idraulica e di ingegno.

L’altro punto da cui ritengo bisogna passare è il Bastione di Marchiava, dal quale si osserva un lungo tratto di costa rocciosa e una splendida vista su tutta la costa sia verso levante che verso ponente. E’ un terrazzamento, niente di più, ma conviene farvi una breve sosta.

Si è conclusa così anche la nostra visita a Cefalù, questa simpatica cittadina del litorale settentrionale della Sicilia. Mi accorgo che ancora non sono riuscito a parlarvi del cibo e a soffermarmi sui piatti più interessanti (almeno a mio parere) della cucina siciliana. Cercherò nei prossimi scritti, dedicati al prosieguo del viaggio, di soffermarmi su questo aspetto, cercando di raccontarvi anche dei piaceri del palato che ho potuto provare e registrare nel corso di questo viaggio e non solo delle importanti, assolutamente meravigliose, bellezze architettoniche e artistiche che ho avuto modo di conoscere.

La prossima tappa procederà da Cefalù verso Milazzo.

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