Sicilia: Messina

Ultima tappa di questo nostro viaggio in Sicilia, è stata la città di Messina. L’autostrada che da Milazzo porta a Messina, arriva direttamente nel centro cittadino, quasi sul lungomare; e questo noi abbiamo percorso per arrivare al Museo Regionale, situato proprio al termine del lungomare stesso.

Anche in questo caso devo rilevare l’increscioso stato del patrimonio artistico del nostro paese: la struttura nuova, realizzata ormai alcuni anni fa, di questo museo, giace ancora inagibile e non aperta al pubblico. I numerosi reperti lì conservati, ancor oggi, non possono essere visti. Peraltro anche una parte dei locali nei quali si trova la vecchia sede del museo erano inagibili e quindi abbiamo potuto visitare solo una parte delle opere.

C’è da dire, però, che almeno in questo caso, qualcuno ha pensato bene di rendere fruibili le opere più importanti e di valore, per cui abbiamo potuto vedere sia le opere di Antonello da Messina, che quelle di Caravaggio.

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Per quanto riguarda Antonello da Messina, la sua opera riconosciuta, il Polittico detto di San Gregorio è un autentico capolavoro dell’arte e dell’ingegno di questo pittore del ‘400. Non solo per la bellezza dell’opera (ancorchè giunta a noi notevolmente danneggiata), non solo per la finezza dei tratti, non solo per la capacità assai notevole che dimostra nel disegno del drappeggio e degli abiti dei vari personaggi, ma anche per la grandiosa inventiva con cui, al fine di dare maggiore prospettiva al dipinto, introduce nell’opera, il segno di una balaustra cosa che ci regala una splendida ed inusitata visione dell’insieme. Una cosa davvero geniale.

Accanto a questa vi è un’altra opera, di ridottissime dimensioni che taluni hanno voluto attribuire al maestro, ma che molti hanno invece contestato. Si tratta di una piccola tavola, dipinta su ambedue i lati. Ferve la discussione, io mi limito a citare la circostanza.

Sui due dipinti del Caravaggio, invece, non si può nutrire dubbio alcuno. Sono due dipinti che appartengono al periodo siciliano, il periodo forse più difficile e più cupo per la vita di questo grande artista. E la cupezza si legge nelle due tele, laddove, come nel caso del Seppellimento di Santa Lucia, conservato a Siracusa, lo spazio nero è dominante nel dipinto. Rinvio alle conoscenze del Longhi, alle sue acute analisi, alle sue approfondite argomentazioni, chi volesse approfondire tali questioni; io mi limito ad osservare come quel nero, ampio, incombente, sparso sulla tela non mi fa assolutamente pensare ad uno spazio vuoto, ma ad una materia palpitante, dolorosa, che acuisce la sofferenza delle figure (o delle parti di figure) illuminate dalla luce. Da quella luce incredibile che Caravaggio sa far emergere dal quadro stesso, non da una fonte luminosa esterna, ma dalla materia stessa, e dai corpi che animano la scena.

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Due irraggiungibili ed ineguagliabili opere sono l’Adorazione dei Pastori e la Resurrezione di Lazzaro. Due capolavori nei quali è la sofferenza delle persone, è l’umanità dolente che viene sapientemente descritta e dipinta sulla tela. Verrebbe da dire, dipinta quasi fosse cosa vera, e tale doveva essere per l’anima di quell’uomo ramingo e sofferente che attraversava il mediterraneo e le terre che su esse si affacciavano, negli ultimi anni della sua vita.

Con ancora negli occhi quelle stupende immagini, ci siamo recati nel centro di Messina. Abbiamo utilizzato il tram che viaggia da una parte all’altra dell’abitato, una soluzione molto comoda che permette di non ingolfarsi nel traffico caotico e di non essere costretti a cercare disperatamente un parcheggio nel centro della città.

Messina, bisogna ricordarlo, è stata più volte colpita da terremoti. Di particolare violenza (in pratica hanno distrutto l’intera città) sono stati quello del 1783 e quello del 1908, cui si sono aggiunti i danni dell’ultima guerra mondiale. Di conseguenza il patrimonio architettonico della città è assai limitato, ed anche la nostra visita è stat piuttosto breve.

Essenzialmente ha avuto luogo nella piazza del Duomo, dove sono, oltre al Duomo, il campanile e la fontana di Orione.

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Il Duomo, snello ed essenziale nelle sue forme, è stato ricostruito nelle sue forme originali, dopo i pesanti danni subiti a causa del terremoto e della guerra. Era stato edificato dai normanni, mentre il bel portale marmoreo con i leoni silofoni è di epoca più tarda. Poco interessante dal punto di vista architettonico, il campanile attrae l’attenzione per il calendario astronomico e per i numerosi automi che, due volte al giorno, si muovono, suscitando curiosità s parte dei turisti e dei visitatori.

L’elegante fontana di Orione, di fronte al duomo, venne eretta nel 1500 per celebrare la costruzione dell’acquedotto cittadino ed è ornato di figure umane che personificano alcuni fiumi.

Consiglio una visita alla piccola, ma bellissima chiesa (almeno dall’esterno, che dentro non sono mai riuscito ad entrare perché sempre chiusa) della SS.Annunziata dei Catalani. Costruita in epoca normanna, porta evidenti sulla facciata e sui corpi laterali, i segni delle influenze stilistiche arabe.

Con questa visita si conclude il nostro viaggio in Sicilia; il giorno dopo abbiamo attraversato lo stretto e, dopo una rapida visita a Reggio Calabria, a Padula e alle Grotte di Perosa, cosa di cui vi parlerò nel prossimo scritto, siamo rientrati da questo lungo ed interessante viaggio.

Colgo l’occasione per due riflessioni estemporanee, una relativa alla famigerata questione del ponte sullo stretto, l’altra relativa ai balconi della Sicilia.

In questi giorni è ritornata agli onori delle cronache (si fa per dire), la questione della costruzione del ponte sullo stretto. Che mi pare una enorme cavolata. La giustificazione sarebbe relativa ai tempi di attraversamento dello stretto. Io l’ho fatta ormai quattro o cinque volte e non ho mai impegnato, comprese tutte le operazioni di imbarco e di sbarco, nonché l’attesa della nave, più di un’ora. Non mi sembra che questa attesa valga lo spreco di miliardi di euro per la realizzazione di un’opera faraonica e superflua. Investire denaro per il buon funzionamento delle strutture museali che (come ho avuto modo di descrivervi) necessitano di interventi, al fine di soddisfare appieno le esigenze dei turisti, mi sembra molto più convincente.

La questione dei balconi. Probabilmente si tratta solo di una mia impressione, e quindi, se avete esperienze diverse, vi prego di segnalarmelo. I balconi della Sicilia sono stati per me sempre di grande interesse; nel corso dei miei precedenti viaggi ne ho trovato di vari e diversi: adornati, colorati o addirittura, come nella zona sud orientale dell’isola, con inserti e fregi che li trasformavano in vere opere d’arte.

Ho trovato il fenomeno così diffuso che, nei miei book fotografici, relativi ai viaggi compiuti, ho sempre dedicato alcune pagine alle foto di questi balconi.

Lungo la costa settentrionale della Sicilia, non ho trovato tutto questo: in genere i balconi sono solo lastre di pietra o di marmo sostenute da ferri e bronzi di diversa fattura; dico meglio, il decoro dei balconi è affidato esclusivamente alle forme e alle diverse fogge dei ferri che sostengono l’impiantito dei balconi.

Non so se questa mia impressione possa essere generalizzata, ma nel corso di questo mio ultimo soggiorno non ho avuto modo di conoscere situazioni diverse da quelle che ho descritto.

Bene, con queste ultime due annotazioni termino la serie di scritti sul mio recente viaggio in Sicilia; spero che per voi lettori sia stato di qualche interesse e, al contempo abbia fornito materiali e spunti per eventuali vostri viaggi che mi auguro voi facciate.

Viaggiare è bello ed istruttivo, allarga la mente e i cuori; garantisce conoscenze ed esperienze nuove e varie. Dunque, Buon Viaggio !

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