Da Reggio Calabria a Pertosa

A conclusione del viaggio in Sicilia, attraversato lo stretto di Messina e sbarcati “in continente”, abbiamo visitato il Museo Archeologico (per intenderci quello che ospita i Bronzi di Riace). Il Museo, ampio e spazioso, è composto da quattro piani, ma, attualmente, solo un piano è visitabile, ed ovviamente molti tesori e reperti non sono disponibili al pubblico.IMG_20150926_105750

In ogni caso, la visita è assai istruttiva ed interessante. Oltre ai Bronzi, il Giovane e il Vecchio, come ormai è diventato d’uso chiamarli, ci sono una serie di altre cose assai belle da vedere. Anzitutto, conservate nella stessa stanza dei Bronzi, le due teste (in bronzo), che costituiscono un importante riferimento circa i gusti e le abitudini artistiche del tempo. Inoltre è possibile vedere un ampio assortimento di vasi, reperti e sculture di epoca greca e romana. Un bellissimo efebo in marmo, oggettistica varia, addobbi funerari.

Di particolare interesse e di grande dolcezza è un piccolo vasetto di vetro (alto meno di dieci centimetri), finemente lavorato e decorato. Una grande perizia se si considera il modo, assai diverso dall’attuale, con il quale al tempo si lavorava il vetro.

Dunque una visita assolutamente da non mancare!

Usciti dal Museo, abbiamo chiesto della Pinacoteca comunale. Sfidando le scarse ed imprecise informazioni (la qual cosa mi fa dubitare che lo stesso personale del museo abbia mai messo piede nella pinacoteca), abbiamo raggiunto il teatro comunale, presso cui è allocata (temporaneamente ?) tale struttura.

Con nostra meraviglia ci siamo trovati in un luogo in cui, oltre ai due piccoli dipinti di Antonello da Messina, per la qual cosa noi ci eravamo lì diretti, nella pinacoteca sono conservati dipinti e sculture di significativo interesse per la storia dell’arte, e che giungono fino ai contemporanei. Gabriella, che ci ha accolti, accompagnato ed orientato nella seppur breve visita, ha avuto modo di illustrarci sia il valore delle opere conservate, sia lo stato di sostanziale abbandono della struttura medesima. Così, dopo aver ammirato il San Girolamo Penitente e la Visita degli angeli ad Abramo, abbiamo, seppur velocemente, non avendo previsto il valore e l’importanza di questa struttura, fatto un giro completo della pinacoteca, ammirando quadri, tele e disegni lì esposti.

Ancora una volta un consistente patrimonio artistico, sostanzialmente misconosciuto e assai poco promosso. Ci siamo ripromessi di dedicare a Reggio e più in generale alla Calabria, una maggiore attenzione e una migliore conoscenza di luoghi e di posti.

Con un salto di oltre trecento chilometri, abbiamo attraversato l’intera Calabria, utilizzando la famosa Salerno-Reggio Calabria, che, in verità ci ha lasciato piacevolmente sorpresi dal fatto di essere interamente percorribile senza interruzioni di rilievo, e siamo giunti in Campania, nel Vallo di Diano, meta successiva del nostro viaggio di ritorno.

In questo dolce altopiano che meriterebbe una sosta di tempo maggiore di quello che non gli abbiamo dedicato, abbiamo visitato due luoghi: la Certosa di San Lorenzo a Padula e le Grotte di Pertosa-Auletta.IMG_20150926_173255

La Cerosa di San Lorenzo è una struttura veramente grande e di notevoli dimensioni, anzi è una delle strutture di questo genere più grandi al mondo. Solo uno dei chiostri, il più grande, misura dodicimila metri quadrati. All’interno della Certosa si susseguono ambienti diversi, oltre ai luoghi strettamente di culto, per il soggiorno e la devozione dei monaci dell’ordine.

Così la Chiesa si alterna ai dormitori, alle cucine, alle stanze dedicate alle riunioni ed agli incontri, ai grandi corridoi e ai diversi chiostri di epoche e fatture diverse. Infatti la costruzione di questo complesso ecclesiale è durata circa quattro secoli dal XIV al XIX secolo, e si è progressivamente arricchita di ambienti, locali, spazi.
Siamo rimasti veramente colpiti e coinvolti in un giro di conoscenza affatto scontato, ed abbiamo ammirato a lungo sorci, angoli, vedute di grande interesse e bellezza, godendo di una atmosfera particolarmente rarefatta (forse anche per il fatto che durante la nostra visita non c’era eccessivo affollamento di visitatori.

All’interno dei locali della Certosa è allocato il piccolo, ma interessante Museo Archeologico della Lucania Occidentale, che conserva, oggetti e reperti delle diverse campagne di scavo condotte in tale zona. Particolare interessante e commovente è costituito da alcune ceramiche nelle quali le teste di animali che normalmente decorano i vasi, sono sostituite da teste di pecora, animali più conosciuti e di maggiore frequentazione da quelle parti.

Una visita davvero piacevole ed interessante.

Di analogo interesse, ma in un campo totalmente diverso, è stata la visita delle Grotte di Pertosa, in una località che si trova all’accesso opposto del Vallo rispetto a Padula.

Le grotte di Pertosa non sono interessanti per la loro grandezza e vastità, e neppure per le conformazioni calcaree presenti al suo interno, ma per un particolare che le rende pressoché uniche. Infatti le grotte sono in parte allagate e quindi la visita, per una parte, deve essere fatta in battello, cosa, appunto che le rende particolarmente interessanti.

Al seguito di una guida esperta, abbiamo affrontato questa ulteriore occasione di conoscenza di una realtà importante che concorre a costituire il grande patrimonio del nostro paese e, vorrei sottolinearlo, del nostro mezzogiorno.

Un patrimonio di arte, cultura, conoscenza, territori e ambienti assai ricchi e diversificati, che sono rimasti e sono ancora per certi versi, alla mercè di un turismo di arrembaggio, legato al profitto (se non addirittura alla rendita) e poco orientati verso la promozione diffusa del territorio, al fine di offrire e garantire occasioni di lavoro stabile, duraturo, ben retribuito e non meramente assistenziale.

La possibilità che questo avvenga risiede, a mio parere, non nella semplice assunzione di personale che tenga aperti musei e luoghi di interesse, ma nella cura continua e costante del patrimonio esistente e nella ricerca e nella promozione intelligente di luoghi, di zone, di aree, di luoghi di cultura che pure ci sono e sono numerosi.

A questi vanno poi legati occasioni per orientare il turismo in modo flessibile, ricercando ed adattando l’offerta (la famosa ospitalità turistica), alle forme pur diverse e varie che la domanda assume oggi. Se ci limitiamo a vendere il sole e il mare, non avremo capitalizzato e moltiplicato il valore dell’immenso patrimonio sociale, culturale e umano che è ancora disponibile. Avere sessanta persone a busta paga per tenere aperto un sito archeologico, senza che nessuno di questi sappia cosa raccontare ai pochi visitatori che lo frequentano (o addirittura non sappia neppure come accendere le luci di una sala, come è capitato a noi), non è il modo migliore per fare promozione. E se, al contempo, il vecchio contadino che ha una azienda nei pressi, risulta totalmente estraneo alla cultura del luogo, tanto da fornire all’occasionale turista informazioni frammentarie, magari lamentandosi pure del dispendio di denaro pubblico derivante dalla presenza del sito medesimo, ciò significa che non esiste alcuna integrazione, né sociale, né economica, né culturale tra il sito e l’ambiente che lo circonda. E questa non mi pare affatto una cosa buona.

Costruire una alternativa è possibile ed è anche necessario. Serve impegno ed intelligenza per far sì che questo patrimonio renda, produca, migliori le condizioni sociali ed economiche del territorio, altrimenti tra un sito archeologico, un museo ed uno stabilimento petrolchimico non ci sarà una reale e sostanziale differenza.

Il nostro viaggio è stato estremamente utile, oltre che per conoscere luoghi interessanti, anche per comprendere meglio questo tipo di rapporto, il rapporto cioè tra strutture culturali, musei, siti e il territorio circostante, il “mondo” circostante.

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