Di ritorno da Bruxelles

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Il clima atmosferico non è certo stato di particolare aiuto alla settimana di lotta contro la Povertà, contro l’ Austerità e per fermare il TTIP, il trattato transatlantico del “libero commercio”. La settimana di lotta era stata convocata dall’ Alter Summit, a Bruxelles, a conclusione delle marce europee per Costruire un’altra Europa.

Cielo grigio e pioggia battente si sono protratti per quasi tutti i giorni previsti dagli organizzatori del Camp No TTIP che si è tenuto dal 13 al 17 di ottobre (https://www.facebook.com/events/1608109572772139/). Ci hanno pensato i simpatici e combattivi compagni spagnoli, con la colonna partita da Cadice il primo di ottobre e che ha attraversato l’intera Spagna e poi la Francia, per giungere, infine a Bruxelles, a riscaldare l’atmosfera fredda e grigia della giornata conclusiva dell’ Euromarcia.

Ci siamo infatti ritrovati il mattino del 15, verso le undici, sull’Avenue de la Joyeuse Entrèe, bagnati da una pioggia fine ed intensa, ed intirizziti dal freddo intenso di quella giornata. L’arrivo dei pullman spagnoli, la presenza di alcuni contadini con i loro trattori che protestavano contro le politiche agricole comunitari, un combattivo gruppo di donne, molti giovani, le delegazioni provenienti da altri luoghi interessati dalla euromarcia, hanno permesso al corteo di partire, riscaldato da canti, cori e canzoni di protesta.

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In corteo abbiamo percorso i lunghi viali di accesso alla capitale belga, attraversato il Parco del Cinquantenario e concluso la manifestazione alle spalle dell’edificio che ospita la Commissione Europea; tutto sotto una pioggia intensa e battente. In verità, c’è stata anche una coda, a manifestazione ormai terminata, quando ormai sciolti ci eravamo dispersi in varie direzioni. La polizia, presente in gran numero e in tenuta antisommossa, ha circondato e tenuto in stato di fermo per circa tre ore, una trentina di manifestanti spagnoli. Ho registrato un notevole nervosismo tra le file della polizia: le strade intorno a noi erano bloccate sia per noi che per i comuni cittadini; dappertutto cavalli di frisia e camionette; agenti con scudi e maschere antigas anche agli ingressi della metropolitana. Uno schieramento incredibile ed immotivato rispetto al livello di partecipazione e al tipo di manifestazione che stavamo svolgendo.

Il giorno successivo, il 16, era dedicato al dibattito e alle discussioni, in quattro distinti gruppi di lavoro e, a sera, in plenaria. I gruppi tematici erano relativi al TTIP (Transatlantic Trade and Investiment Partnership), ai Migranti, al Debito e allo stato dell’organizzazione dei movimenti. Non c’era che l’imbarazzo della scelta. Senza enfatizzare, l’impressione che ne ho ricavato, è stata che questa occasione è servita soprattutto a riprendere le fila di ragionamenti e di iniziative che si erano un po’ disperse e rarefatte, a livello europeo, negli ultimi tempi.

I gruppi e le delegazioni erano numerose; dall’Italia ho potuto registrare (ma probabilmente c’erano anche altri) la presenza del Collettivo 081 di Napoli, i Centri sociali del nord-est, Connessioni Precarie, la Rete della Conoscenza, Transform Italia ed altri ancora. Gruppi ed aggregazioni diverse, anche eterogenee, ma impegnate tutte in direzione della lotta contro l’austerità e le logiche predatorie del capitale finanziario, le quali trovano purtroppo sempre maggiore ascolto nei provvedimenti e nelle logiche stabilite dai trattati europei.

Qui colgo l’occasione per ribadire un punto che mi pare assai importante anche per questioni relative alla organizzazione del movimento nel nostro paese e nel nostro territorio.

Su questo ho espresso più volte la mia opinione che qui intendo confermare: ritengo che pratiche diverse, entro una comune strategia di lotta contro l’Austerità, imposta attraverso i Trattati e pervicacemente applicata attraverso le politiche del governo attuale, non solo siano positive, ma anche estremamente utili e necessarie, rispetto ad un pensiero dominante che non solo soffoca e distrugge, ma tenta di dividere, separare, porre in contraddizione diverse istanze sociali e politiche, esigenze ed obbiettivi. A fronte di ciò l’esigenza è proprio quella di moltiplicare le pratiche e le iniziative di mobilitazione e di lotta, al fine di individuare la strategia vincente ed utile alla affermazione di un diverso modello di vita e di aggregazione sociale, per una Europa dei popoli, della giustizia e della pace.

Mi pare che questo concetto sia uscito, in qualche modo, rafforzato e rilanciato dalla discussione plenaria che, nella serata del giorno 16, all’ Auditorium Janson, nella sede dell’ULB, la Libera Università di Bruxelles.

Complicato è stato raggiungere la sede del dibattito, sempre sotto la pioggia, e in conseguenza della non conoscenza dei necessari mezzi da utilizzare; ma interessante per alcuni punti nodali che la discussione ha trattato e per la partecipazione dei soggetti intervenuti. Un concetto che è emerso, oltre a quello poc’anzi esposto, è stato quello, ribadito, della necessità di eliminare una visione “romantica” dell’Europa unita, ove essa viene concretamente realizzata come espressione degli interessi del grande capitale finanziario, e come invece essa deve essere perseguita, utilizzando interventi, azioni e iniziative concrete per ribaltare questa strategia e disegnare una vera e reale Europa dei popoli, una “Europa sociale”, come qualcuno l’ha definita.

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Il giorno 17, sabato, Bruxelles ci ha finalmente regalato una giornata senza pioggia. Il cielo è rimasto grigio e nessun raggio di sole, neppure accennato è comparso a stemperare il clima della intera giornata, ma, almeno, non ci siamo bagnati.

Nel luogo del concentramento della manifestazione, davanti al parlamento Europeo, campeggiava un grande cavallo di Troia (in plastica), il simbolo che ormai utilizziamo dappertutto per indicare la nostra opposizione al Trattato Transatlantico che, perseguito tenacemente dai grandi gruppi monopolistici, rischia di provocare conseguenze assai dure per i cittadini, i produttori e i consumatori europei. Di questo trattato si parla poco, governi e potentati politici preferiscono tenere sotto silenzio una discussione che potrebbe diventare pericolosa all’interno delle opinioni pubbliche dei propri paesi e quindi, tacendo, o quando necessario mentendo, evitano qualsiasi discussione pubblica e qualsiasi confronto.

In verità su questo argomento la situazione è assai diversificata tra i diversi paesi europei. L’Italia brilla assai ultima nella organizzazione di un fronte di informazione e di lotta contro il TTIP; in Germania, invece, proprio pochi giorni fa si è tenuta una grande manifestazione a Berlino che ha visto la partecipazione di oltre duecentocinquantamila persone; in Francia un fronte di opposizione variegato continua a premere sul parlamento per evitare che i mercati si aprano alla vendita del pollo al cloro e della carne con gli estrogeni; in Spagna la pressione popolare ha portato il partito socialista ad esprimersi contro il trattato.

Da noi il governo, con il PD in testa, marcia compatto a sostegno della firma del Trattato negando che questa sarebbe una ulteriore sciagura che si abbatterebbe sui produttori agricoli, sui cittadini, a danno della comunità, della biodiversità, del consumo equilibrato e consapevole. Incapacità, ignoranza, disinformazione e malafede si possono leggere nelle dichiarazioni (poche) fatte dai responsabili di governo, mentre la stampa contribuisce a questa opera di disinformazione pubblicando notizie ed informazioni partigiane e menzognere.

Con molte difficoltà è partita anche da noi la raccolta delle firme dei cittadini europei contro il TTIP, che ad oggi hanno raggiunto il numero di 3.200.000. (https://www.facebook.com/StopTTIPItalia?fref=ts). Alcune iniziative si sono tenute a Bari e a Foggia e in alcuni altri centri della regione a cura del coordinamento regionale della campagna Stop TTIP (https://www.facebook.com/Stop-TTIP-Puglia-296761997196365/).

Ma per tornare alla manifestazione di Bruxelles, occorre sottolineare che, pur non essendo stata particolarmente partecipata, ha visto la presenza di combattive delegazioni provenienti da tutta europa, che hanno sfilato a lungo per le vie, le strade e i viali di Bruxelles. Particolarmente forte la partecipazione dei migranti e delle donne; tanti e diversi gli slogan contro la politica perseguita dai Trattati europei e per una europa più giusta.

Insomma una importante occasione per una vera e reale alternativa a questa Europa, ed una occasione per rilanciare iniziative, interventi ed azioni in tutti i territori dell’unione europea.

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