Follia !

Comincio questo scritto con una piccola nota positiva. Nella nostra provincia, (un luogo che si potrebbe definire “una provincia della provincia dell’impero”), sono riprese alcune iniziative a favore della Pace.

Anzitutto si è ricomposta e ha ripreso i suoi lavori l’Ambasciata di Pace, istituita molti anni orsono presso l’Amministrazione Provinciale di Foggia. Un gruppo di persone e di associazioni, fortemente motivate, ha voluto riprendere l’attività che, anni addietro, aveva portato ad alcune importanti iniziative e manifestazioni a favore della Pace. Si tratta di persone e di associazioni di varia estrazione (laici, cattolici, credenti e non) che hanno deciso di riprendere questo difficile cammino proprio nel momento in cui più forti si fanno i segnali di guerra e i pericoli per l’umanità intera e per aree a noi più vicine.

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Si sono già tenute due iniziative: il 17 dicembre scorso sul tema della pace e contro gli armamenti (https://www.facebook.com/events/1535413040111321/); un’altra, si era tenuta il 24 novembre, relativamente ai rischi del TTIP (il Trattato transatlantico del commercio) sulla pace.

Al contempo voglio segnalare alcune altre interessanti iniziative, che sono passate sotto silenzio.

Mi riferisco al Convegno tenutosi a Monteleone di Puglia, sperduto, ma simpatico comune del subappennino dauno, dal tema “La guerra è follia”. L’iniziativa, fortemente voluta dal giovane e vivace sindaco, ha avuto due momenti assai significativi. Il primo è stato l’intervento del professore Rocco Altieri, docente del corso di Laurea in Scienze per la Pace, dell’Università di Pisa, il quale ha ripetutamente sottolineato gli aspetti fatali e tragici di tutte le guerre.

Il secondo momento è stato l’apposizione di una lapide sul monumento ai caduti (monumento di notevoli dimensioni, inaugurato, all’epoca, dal re Vittorio Emanuele II); la lapide recita così: “La guerra è follia! Per tutti i caduti della inutile strage, per tutte le vittime della follia della guerra. Mai più guerre! Da ogni terra si levi un’unica voce: no alla guerra e alla violenza, si al dialogo ed alla pace”. Per la cronaca, la frase non è di un pericoloso sovversivo anarchico, ma è dell’attuale papa, Francesco.

Infine, a testimoniare una reale intento oppositivo rispetto all’odio e alla contrapposizione che si vanno riproponendo incessantemente all’interno della società europea, tra genti e persone, fomentati da teorie criminali sfociate nei numerosi attentati registrati negli ultimi tempi, e da una altrettanto odiosa contrapposizione di farneticanti affermazioni, ipotesi, proposte tendenti a criminalizzare chiunque sia portatore di religioni ed idee diverse da quelle dell’ “occidente cristiano”, una importante iniziativa si è tenuta l’11 dicembre: una Lettura Interreligiosa dell’Enciclica papale “Laudato Si”. All’iniziativa hanno partecipato cattolici, valdesi, ortodossi ed islamici.

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Questa lunga premessa, quasi una cronaca di eventi, a testimoniare che, seppure tra grandi difficoltà, ritardi, colpevoli assenze di gruppi ed associazioni, ingiustificate dimenticanze da parte di militanti ed organizzazioni, qualcosa è possibile fare per cercare di rilanciare una iniziativa contro le guerre, la corsa sfrenata agli armamenti, il rischio di aumentare la tragica solitudine di masse di uomini, donne e bambini che, spinti, appunto, dalle tragedie della guerra e della fame, premono ai confini di un occidente incapace di trovare risposte diverse da quelle dei bombardamenti, delle armi, della militarizzazione dei confini.

Come pure è difficile non sottoscrivere le dure affermazioni di Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani, nella lettera in cui chiede al presidente del Consiglio di rivedere la decisione di mandare 450 soldati sulla diga di Mosul. “L’Italia ha gia’ dato un enorme, scellerato contributo al trionfo dello stragismo e del terrorismo (tanto dei poteri dichiaratamente criminali, quanto degli stati) con la partecipazione alle guerre del Golfo, alla guerra dei Balcani, alla guerra afgana, alla guerra libica; con la fornitura di armi a regimi assassini; con la partecipazione a coalizioni internazionali e organizzazioni armate responsabili di crimini di guerra e contro l’umanita’; con l’abominevole politica razzista che impedendo l’ingresso legale a chi fugge da fame e guerre e dittature ha provocato l’immane strage nel Mediterraneo; con lo sperpero di risorse ingentissime per le spese militari costitutivamente finalizzate alla preparazione ed all’esecuzione della guerra e delle uccisioni di cui essa consiste. L’Italia ha molto da farsi perdonare dai popoli del sud del mondo, di tante stragi e’ corresponsabile.”

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Una decisione, quella di mandare altri soldati in quella terra, che oltre ad essere estremamente pericolosa, è semplicemente assurda. In contrasto con quanto sostenuto fino al giorno precedente dall’ineffabile Renzi, accettando senza discutere l’ordine perentorio pervenuto non si sa bene da quale autorità superiore.

Assurda perché ribalta la decisione già assunta a suo tempo di ritirare i soldati italiani dall’Iraq; assurda perché si tratta con tutta evidenza di sostituire i soldati turchi (intervenuti senza richiesta alcuna), per i quali il governo iracheno (voluto e sostenuto proprio dalle forze occidentali) aveva chiesto l’immediato ritiro; assurda perché si tratterebbe di un intervento non richiesto dagli iracheni, a “difesa” di un appalto di lavori che, peraltro, ancora non c’è; assurda perché dalla fanfaronata della guerra umanitaria, passiamo direttamente ad una guerra di affari.

E che di affari realmente si tratti, purtroppo, lo sappiamo bene. Affari condotti senza vergogna con regimi dittatoriali, che trattano il dissenso con le fustigazioni, le decapitazioni, le crocifissioni e la morte. In Arabia Saudita, in Egitto, allo stesso modo con cui i riottosi vengono giudicati e condannati negli stati criminali che si vorrebbero obbiettivo della campagna di civiltà (Daesh e affiliati). Ma con i primi si stringono alleanze, si fanno contratti per le forniture di armi, si concordano strategie che si rivelano fallimentari alla prova dei fatti; ai secondi è destinato il frutto di quegli accordi: bombardamenti, distruzioni, morte.

E qui valgono le amare e disincantate parole del professore Bruno Amoroso: “Ora l’incanto si è rotto, cioè non esiste più. L’Europa di Barcellona (1995) è tornata a essere ufficialmente quel coacervo di paesi militarmente e economicamente imperialisti, in concorrenza perenne tra loro, e le raffinatezze culturali non hanno più attrazione né tra i propri cittadini né tra gli altri. La guerra e la povertà che l’Europa ha esportato nel mondo da almeno due secoli gli sono tornate in casa e i suoi lamenti ipocriti e i suoi veri dolori non fanno più impressione a nessuno. Semmai ci rendono un po’ più eguali agli altri che le stesse tragedie vivono da sempre. E la mano è sempre la stessa. Le armi sono occidentali – chi diceva che il progresso tecnico avrebbe portato più pace, eguaglianza e meno morti? – la rapina delle ricchezze e della vita delle persone continua indisturbata da parte delle nostre multinazionali e transnazionali. Del dividendo di cui abbiamo goduto un po’ tutti ora ci arriva il conto da pagare. A mandarcelo sono le nostre élite politiche ammaestrate come quelle degli altri paesi da noi colonizzati nei “Centri di Eccellenza” di Londra e Parigi.”

Tutto ciò è vergognoso. Ed insieme folle, assolutamente folle.

Tuttavia c’è qualcuno che ancora intende opporsi alla tragica deriva che discenderebbe da queste lucide osservazioni. Qualcuno che ritiene giusto ed opportuno resistere a questa deriva assurda e folle.

Per questa ragione quelle iniziative, piccole, contenute, che hanno registrato una limitata partecipazione, sono importanti ed hanno un senso grande e profondo.

Credo che sia giusto rilanciare questo impegno, richiamare gli assenti, convincere gli indecisi, sollecitare coloro che sono stanchi, ricordare a quanti si sono sottratti, l’impegno e la partecipazione di figure modeste ma per noi tutti, qui a Foggia, assai importanti, come per esempio don Michele De Paolis, e ricostruire, insieme, un percorso difficile ma ineludibile per rimettere al centro dell’iniziativa, della vita politica e sociale, le questioni della Pace, della giustizia sociale.

Ripercorrere vecchie strade, trovarne di nuove, recuperare forze e cercarne altre: è indispensabile per un avvenire migliore, più giusto.

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