Possumus ?

Per quanto mi riguarda condivido pienamente il giudizio di quanti vedono, nel risultato delle elezioni spagnole, un fatto fortemente positivo.

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Poco mi convince la corsa dei giornali e delle televisioni mainstream che, da due giorni, da subito dopo il voto, ci inondano con preoccupate e preoccupanti analisi circa la “instabilità” che si sarebbe prodotta in Spagna, così come avevano fatto a suo tempo, per la Grecia e, con toni diversi, per il Portogallo e la Francia.

Mi convincono poco perché riguardano essenzialmente le opinioni di uomini e circoli legati all’establishment economico e sociale, tutto interessato a proseguire nella illusoria e canagliesca stagione dell’austerità e delle politiche sulla parità di bilancio, che si sono dimostrate catastrofiche per la maggior parte dei paesi e dei popoli dell’europa.

Ed utilizzano proprio gli argomenti relativi alla instabilità politica come arma per reificare e reiterare l’attacco alle condizioni di vita, sociali ed economiche di grandi parti della popolazione dei singoli stati; quasi che la stabilità garantisca ai cittadini, e non invece solo a loro e ai loro spudorati traffici finanziari, migliori condizioni per affrontare la dura realtà economica in cui sono costretti a dibattersi.

Men che meno mi convince il ragionamento del nostro (sic!) presidente del consiglio, che si appella al frusto argomento della governabilità per cercare ulteriori ragioni a favore delle antidemocratiche ed ignobili leggi che riguardano il sistema elettorale italiano e le riforme costituzionali. Su questo tema ho già scritto (https://michelecasa.wordpress.com/2015/04/30/italicum-e-dintorni/), e qui non intendo ritornarci. Avrò modo di riprendere in futuro questo argomento sul mio blog e, soprattutto, nelle strade e nelle piazze, quando dovremo, e presto, mobilitarci tutti per dare una risposta di massa a questo infausto progetto.

Invece, ripeto, vedo, nel risultato delle elezioni spagnole, un ulteriore passo verso l’espansione e l’allargamento di quel fronte contrario alle politiche europee che ha determinato e continua a determinare un progressivo abbattimento delle ragioni dei cittadini della comunità, sempre più oppressi e colpiti dalla applicazione delle logiche di austerità e dalle leggi che i singoli stati nazionali sono stati costretti ad applicare proprio a seguito delle scelte della commissione europea e dei suoi referenti principali: i rappresentanti del capitalismo finanziario e delle multinazionali economiche.

Una europa che sempre più rappresenta, sostiene e opera per consolidare gli interessi di ristretti gruppi economici, contro gli interessi materiali dei suoi popoli.

Susan George, la nota economista inglese, in occasione di un importante incontro all’Università di Bruxelles, ammoniva a guardare all’Europa liberandoci dall’immagine romantica ed idealizzata con la quale molti l’hanno finora vissuta. Ancora più drasticamente, Bruno Amoroso, economista di pregio, proprio di recente, ha parlato di “suicidio” dell’europa, nella sua incapacità di aprirsi alle realtà economiche e sociali che la circondano e di imporsi come “coacervo di paesi militarmente ed economicamente imperialisti”.

Contro questa europa, e almeno fintanto che non emerga una alternativa credibile, è indispensabile sviluppare ed organizzare un movimento forte, articolato, diffuso nei diversi territori, ma fortemente unificato nell’obbiettivo di contrastare, opporsi e ribaltare le logiche attuali, le scelte imperanti, le azioni dominanti. Dispiegare una attività ed un impegno che siano fortemente legati al proprio territorio, al proprio stato, alla propria nazione, ma che abbiano come indirizzo la realizzazione di una alternativa concreta al dominio e all’impero predatorio del capitalismo finanziario.

In questo senso il risultato delle elezioni spagnole assume una rilevanza significativa. Infatti si rompe il tradizionale duopolio, con una importante affermazione di forze apertamente e dichiaratamente schierate contro le pretese della unione europea, ed una palmare ridefinizione (dal punto di vista del consenso ottenuto), degli spazi occupati da quelle forze che invece alle direttive europee si sono confermate ed uniformate, attraverso politiche scellerate che non hanno migliorato la situazione della disoccupazione, lo stato di indigenza di migliaia di famiglie, lo stato di precarietà di milioni di persone.

Questo risultato, indipendentemente dagli accordi politici che dovranno essere sottoscritti o che potranno affermarsi in forme alternative ad alleanze già scelte e sperimentate, amplia oggettivamente lo spazio di manovra di quanti, anche se isolatamente, hanno cercato di opporsi alle sciagurate scelte economiche dell’europa. Mi pare evidente che, quali che siano gli accordi che potranno scaturire dalle trattative di governo, in Spagna, il fronte di opposizione all’austerità si presenta massicciamente all’interno delle istituzioni e potrà far sentire il proprio peso, soprattutto se saprà mantenere una continuità operativa con le iniziative di massa e con la occupazione delle piazze come ha fin qui avuto la capacità di dimostrare.

Meno isolato sarà il disperato tentativo del governo Tzipras, che continua, non senza difficoltà e contraddizioni, ad operare affinché le ricadute delle imposizioni apertamente antidemocratiche definite dalla Commissione europea, colpiscano il meno possibile le fasce più deboli della popolazione. Così come potranno avere maggiore sostegno le iniziative legislative che, sempre il governo greco, sta prendendo al fine di colpire le oligarchie presenti in quel paese ed applicare politiche di maggiore coesione sociale e giustizia economica.

Meno disperata sarà anche per noi, dispersi in associazioni, comitati ed organismi variamente impegnati nel sociale e contro le storture e le sopraffazioni che il governo Renzi ci ha imposto con le sue leggi antidemocratiche e finalizzate a colpire il potere e il ruolo dei lavoratori e dei cittadini nella società (dal JobsAct, allo SbloccaItalia, dall’Italicum alla Buona Scuola), riuscire a definire un impegno organico ed ampio finalizzato al ribaltamento di quelle logiche e di quelle scelte.

E’ questa la logica che deve prevalere nella ipotesi, difficile, ma ormai necessaria e non rinviabile, di realizzare una forza, una organizzazione di sinistra nel nostro paese. Una organizzazione che faccia i conti, e definitivamente, con l’involuzione conservatrice del Partito Democratico, chiuda definitivamente un ciclo di patteggiamenti e di consociativismo, e delinei uno scenario completamente nuovo.

Se l’obiettivo di restituire protagonismo alla vita dei territori attraverso una campagna di ascolto per connettere percorsi e conflitti, scrivere collettivamente un programma, una idea di società, una strada per il cambiamento saranno al centro dell’iniziativa, si potrà probabilmente ricostruire un circuito virtuoso della politica, capace di riconquistare consensi e incidere sulla realtà, invertendo la tendenza registrata negli ultimi anni.

Il programma enunciato in “Per la sinistra di tutte e di tutti”, anche se sintetico è estremamente impegnativo: “(…) redistribuire le ricchezze e abbattere le diseguaglianze sociali e di genere, costruire un nuovo welfare e eliminare la precarietà, restituendo dignità al mondo del lavoro. È ora di cambiare il modo in cui si produce e quello in cui si consuma, il modo in cui si fa scuola e formazione, le politiche per accogliere. Intendiamo difendere la Costituzione e i suoi valori, per difendere la democrazia.”

Non sarà facile, ripeto, concretamente connettere movimenti e conflitti, come non sarà cosa semplice superare vecchie logiche e pratiche desuete, grumi di politicismo deteriore e incrostazioni di potere che si sono perpetuati, negativamente, nel tempo in diversi territori. Così come non sarà agevole, per molti, in qualche modo corresponsabili di quanto fino ad oggi avvenuto, mettersi da parte e lasciare spazio a forze nuove ed orgogliose della loro relativa “inesperienza”. Quello che è certo, è che è necessario tracciare una strada nuova, alternativa all’esistente, prima che ogni speranza debba essere abbandonata.

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3 risposte a Possumus ?

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! Mi hai fatto tornare in mente questa canzone:

    Che ne pensi?

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