Polveri sottili

Adesso tutti a preoccuparsi delle polveri sottili e dei danni alla salute; così come dell’inquinamento, dello smog, delle problematicità del clima, della mancanza di pioggia.

Dopo aver messo la sordina alle discussioni intorno a Cop 21, dopo aver colpevolmente dirottato l’attenzione delle persone da quella importante occasione di discussione e di confronto, adesso tutti a stracciarsi le vesti, invocando il freddo, il vento, la pioggia, che potrebbero portare un palliativo alla pesante situazione climatica ed atmosferica che in questi giorni colpisce Milano e la pianura padana, Roma e tante altre parti dell’Italia, dell’Europa e del Mondo.

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Tutti a discutere, adesso, se sia giusto far circolare le auto pari e dispari, se sia efficace la decisione di bloccare le auto a Milano per sei ore al giorno, se vada bene o meno far circolare le auto a targhe alterne a Roma, se il governo non debba fare qualcosa per intervenire e modificare la situazione.

Si riscoprono antefatti “storici”: le domeniche senza traffico degli anni ottanta; si rispolverano vecchie polemiche: se sia responsabilità del governo o delle amministrazioni comunali la responsabilità di vigilare sulle emissioni inquinanti e intervenire con gli opportuni provvedimenti; si imbastiscono discussioni fuorvianti su dove e come trovare risorse per intervenire.

Si riscoprono vecchie e datate discussioni, si fanno intervenire (pseudo)esperti e “conoscitori” della materia; ho persino trovato una intervista ad Ermete Reallacci (e dove era stato finora ?), che invoca una “svolta culturale” nel so partito (il PD), a favore dei temi ambientali.

Ma, soprattutto, si invoca, come ho detto, il freddo, il vento, la pioggia.

Che non ci sono, e che, quando arriveranno, procureranno (così come purtroppo avviene già in queste ore in Inghilterra o negli Usa) ulteriori danni, sconvolgimenti, e morti.

Si, non c’è dubbio che sia necessario anche (e sottolineo anche), un adeguato comportamento da parte dei cittadini e delle comunità. La lotta allo spreco, la raccolta differenziata che procede a ritmi stentati, l’abuso nell’utilizzo delle auto, l’eccessivo e incontrollato uso del riscaldamento nelle abitazioni, etc., etc.

Ma non si può parlare di queste cose se, contemporaneamente non si mettono in bella evidenza i disastri che a livello planetario, globale e internazionale si stanno determinando ormai con scarse possibilità di recupero e di ritorno indietro rispetto ai danni procurati.

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E’ colpevole aver messo la sordina all’evento parigino della conferenza sul clima. Quanti ne hanno parlato? Dove avete trovato notizie su quanto si stava discutendo a Parigi?

Frotte di giornalisti hanno invaso la capitale francese in quei giorni, massimamente impegnati alla ricerca di uno scoop, di un “coup de théatre”, ma non relativamente alle questioni ambientali, bensì riguardanti il massacro terroristico che nei giorni precedenti era stato perpetrato in quella stessa città.

Sulla Cop 21, notizie di agenzia, squallidi prosceni di capi di stato, sorridenti e tranquillizzanti, foto di gruppo (anzi, quasi di massa), strette di mani tra i potenti della terra, informazioni parziali, distorte e soporifere. Silenzio assoluto sulle carenze degli accordi sottoscritti, nessuna chiarezza su cosa è stato deciso e invece avrebbe dovuto essere definito, nessun ragionamento sulle necessarie verifiche, nessuna vera informazione sul percorso che, drammaticamente, sta portando questo mondo verso un baratro tremendo.

Capisco, fa molta più “audience” vedere cavalli di frisia, centinaia di poliziotti sparsi per le strade in tenute da marziani, inseguire sparatorie o, in mancanza di queste, rastrellamenti e perquisizioni a tappeto. Colpisce molto di più parlare dei vigliacchi che hanno usato le candele (non avevano altro) portate lì a ricordare i morti, in Place de la Republic, per rispondere alle cariche della polizia a seguito del divieto di manifestare contro le aggressioni climatiche, che non ragionare ed informare circa le ragioni di quella (tentata e repressa) manifestazione.

Mi domando: ma poteva essere diversamente ? Giornalisti, in gran parte dipendenti da testate e proprietari che sono gli stessi (per dipendenza economica o culturale o finanziaria) che inquinano e danneggiano in così gran parte il pianeta, potevano mai assumere punti di vista, elaborare ragionamenti, presentare informazioni alternative a quelle dei loro proprietari ?

Ovviamente non si tratta solo di informazione.

Come possono stati, capi di stato, governi e capi di governo sottomessi, dipendenti o comunque soggiogati agli interessi delle oligarchie finanziarie del capitale internazionale, assumere decisioni in contrasto con le volontà, le strategie, le scelte di quelle medesime oligarchie ?

Come può una governance come quella europea, votata all’austerità e al pareggio di bilancio, elaborare strategie che contrastino con quelle del capitale finanziario (predatorio) imperante ? Lo si vede in maniera palmare sulla vicenda del Ttip (il Trattato internazionale sul libero commercio tra Usa ed europa): da una parte la volontà espressa a parole dai governi europei per rallentare l’aumento delle temperature, dall’altra passi concreti per concedere alle multinazionali spazi ed interventi per attività (vedi solo per esempio, quelle relative alle attività estrattive), che determinano risultati esattamente contrari agli obbiettivi che si vorrebbero raggiungere in materia di trasformazioni climatiche.

E se persino uno stato “forte”, come quello tedesco, viene citato in giudizio per 4,7 miliardi di dollari secondo l’infausto e famigerato meccanismo dell’Isds (l’arbitrato soggiacente al trattato), da parte di una multinazionale dell’energia perché la decisione di rinunciare al nucleare da parte dei cittadini tedeschi danneggerebbe i “futuri” interessi economici della medesima multinazionale, si può ben capire l’assoluta aporia tra ciò che si vorrebbe fare e ciò che saremo obbligati a fare da parte delle oligarchie finanziarie che dominano il pianeta.

Oligarchie finanziarie che avendo il loro obbiettivo puntato sul massimo guadagno a breve e brevissimo termine, poco si interessano al fatto che fra cinquanta anni Venezia o Ravenna saranno allagate, e meno ancora che una vasta area del Bangladesh sarà coperta dalle acque; meno ancora sono preoccupate dal pericolo per la sopravvivenza degli orsi polari o dei fenomeni di spiaggiamento dei cetacei.

Fumisterie ? Esagerazioni ? Basta pensare a come questi signori hanno affrontato tragedie come quelle di Bophal, per farsene una ragione precisa.

E per tornare al nostro paese, alla nostra derelitta Italia, che senso ha parlare di biodiversità dentro un contenitore (la vantata Expo di Milano), sponsorizzato proprio dalle multinazionali dell’alimentazione, quelle che concorrono a peggiorare le condizioni dell’alimentazione umana nel mondo ?

E non vi pare una contraddizione evidente parlare oggi e solo oggi di polvere sottili, mentre al contempo viene varata una legge che permette la proliferazione delle estrazioni e la cementificazione selvaggia (vedi lo SbloccaItalia) del territorio ? In questi giorni il governo ha compiuto una (parziale) inversione sulle estrazioni di idrocarburi dal sottosuolo, perché stava montando nel paese una forte opposizione e i nostri (sic!) governanti temevano il ricorso ad un referendum abrogativo. Ma i rischi non sono cancellati e l’attuale governo autocratico ed autoreferenziale ha molte contraddizioni da risolvere tra ciò che intende fare e quelli che sono gli interessi veri e reali della popolazione, dei cittadini.

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Dalla lotta contro le trivelle, dalle iniziative per fermare la stipula del Ttip, dalle lotte contro la Tav, dalle iniziative contro la cementificazione selvaggia deve venire una risposta ampia e forte contro logiche e scelte dannose e deleterie per il nostro paese, l’europa, il pianeta.

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