La casa di Augusto al Palatino

Dopo aver rivisto una assai interessante puntata di Passepartout (http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-327e78de-f1c9-4179-83fa-b2cba578d736.html) dedicata alla riapertura della casa di Augusto al Palatino, avevo da tempo messo in cantiere una visita a questo sito che mi era parso, dalla approfondita descrizione e dal partecipato racconto di Philippe Daverio, molto importante.

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Prima di addentrarmi nel racconto della visita e dall’interesse in me suscitato da questa nuova conoscenza, devo, ancora una volta, sottolineare che mi pare scellerata, immotivata e ingiusta la soppressione di questa trasmissione, Passepartout, che costituiva una assai significativa testimonianza della capacità di divulgare conoscenza e presentare approfondimenti assai interessanti sul tema dell’arte. Una trasmissione capace non soltanto di diffondere conoscenza e conoscenze, ma anche di coinvolgere lo spettatore intorno a questioni e tematiche sull’arte niente affatto secondarie; raccontando luoghi e opere nel loro contesto e con le necessarie correlazioni ambientali sociali e culturali; capace, infine, di sottrarre opere, mostre ed esposizioni alla mera mercificazione delle stesse e al mercato (o mercimonio ?) che molto spesso ne deriva.

Ma veniamo, dunque, alla visita.

Superate, non senza fatica, alcuni elementi di disorganizzazione della struttura (il grande parco dei Fori Imperiali), che ci hanno costretti a girovagare tra diversi punti di ritrovo per visitare il Palatino, ci siamo avviati verso la nostra meta.

Vi offro subito un primo consiglio, che è quello di visitare la casa di Augusto (e quella di Livia) con una guida. La visita guidata è onerosa (9 euro, da aggiungere ai 12 euro del biglietto di ingresso ai Fori Imperiali), ma permette una conoscenza accurata e comunque migliore rispetto al solo accesso che comunque avviene ad orari prestabiliti e per un tempo limitato.

La casa di Augusto, o meglio i suoi resti, che sono solo una parte della imponente costruzione realizzata dal primo imperatore dei romani, è costruita strategicamente nei pressi del luogo dove, secondo la leggenda, Romolo realizzò il primo insediamento della città. Ottaviano Augusto aveva infatti la necessità di imporre il proprio ruolo di imperatore, una figura totalmente nuova rispetto a quella che era stata, fino ad allora, la tradizione politica dell’Urbe. Lo fece, oltre che dimostrando la sua assoluta capacità di condottiero e di statista, utilizzando, anzi fondendo insieme, divinità, mito e tradizione.

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Il mito della fondazione di Roma, l’insediamento realizzato da Romolo proprio nella zona circostante ai giardini della casa di Augusto, rispondeva pienamente al bisogno del “mito”. In realtà, quello del Palatino era probabilmente solo uno degli insediamenti umani che avrebbero successivamente dato vita alla città di Roma, al suo sviluppo, al suo splendore.

L’elemento della divinità, (Augusto diverrà anche Pontefice Massimo), viene recuperato dal fatto che il Palatino era il luogo dedicato ad Apollo, uno degli dei più importanti, potenti e significativi del parnaso romano; un dio non solo invocato, ma persino spesso quasi identificato con l’imperatore, con le sue gesta, con le sue vittorie.

La casa, la domus di Augusto, nasce quindi sul Palatino, partendo da un nucleo primigenio, che è costituito dalla casa “repubblicana” di Ortalo, ricco cittadino romano, ed acquisendo progressivamente altre costruzioni di epoca repubblicana, fino a definire un complesso che arrivò, una volta completato, a ben ottomila metri quadrati.

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La Domus Augustea rappresenta quindi anche un momento di passaggio tra il precedente impianto edilizio e urbanistico, e quello definitivamente imperiale, successivo ad Augusto, che sarà caratterizzato dal Palatium, la costruzione principesca degli imperatori che a lui succederanno. Questi palazzi successivi, ricchi, munificamente arredati, conserveranno la principale caratteristica della domus di Augusto con la distinzione tra una parte pubblica ed una privata, ma si svilupperanno in dimensioni grandiose, imponenti, destinate ad ospitare la sede del potere sovrano. Di queste rimangono, ancora oggi visibili, imponenti ruderi, la maggior parte dei laterizi utilizzati per la loro realizzazione, trasformati in cave di materiali per le edificazioni successive delle costruzioni romane.

Anche della domus di Augusto restano visibili e visibili solo alcune zone, di grande pregio ed interesse. Di alcune zone sono visibili solo i ruderi, di altre le antiche strutture, di altre ancora sono visibili le ricche decorazioni che ricoprivano le mura e i soffitti dei locali.

E sono bellissimi, stupendi e colorati, nei diversi stili “pompeiani”.

Morena, la nostra guida, ci tiene subito a precisare che, ovviamente, le decorazioni vengono definite e declinate come “pompeiane”, per uno di quei paradossi della storia (o dell’arte, o di storia dell’arte, ditelo come volete). Infatti è evidente che quel tipo di affresco è stato realizzato e si è affermato prima nella capitale, e poi si è diffuso nel resto dell’impero. Ma siccome le prime riscoperte di questi affreschi è avvenuta negli scavi di Pompei, la storia dell’arte ha definito i diversi cicli pittorici a partire dal luogo delle prime scoperte archeologiche.

In verità, si sa bene bene che pittori affermati e rinomati, già in età rinascimentale (e probabilmente anche prima), avevano avuto accesso a luoghi come la Domus Aurea di Nerone, o comunque conoscevano gli affreschi di età romana, tuttavia una lettura e una codificazione sistematica di tali dipinti esiste solo a partire dagli scavi pompeiani.

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Dunque, nella Domus di Augusto, oltre alle strutture ripristinate, si possono ammirare alcune sale splendidamente dipinte, e positivamente riportate alla luce e alla loro piena fruibilità dai restauri realizzati.

Quelli che furono i diversi ambienti ad uso privato o pubblico dell’imperatore affascinano con una impronta vivida e raffinata. In una sala si possono ammirare finti porticati che sorreggono festoni di pino parzialmente aperti su retrostanti cortili colonnati. In un’altra sala vivaci affreschi evocano invece una facciata di scena teatrale ellenistica adattata al nuovo gusto decorativo, con l’inserimento nelle aperture centrali di paesaggi sacri e santuari agresti inquadrati in felici prospettive di sfuggenti porticati. Altre pitture propongono schemi decorativi con podi aggettanti, alte paraste, edicole e quinte architettoniche, non prive di senso prospettico ad ampliare e dare maggiore profondità agli ambienti. E poi riquadri, maschere, figure di persone e di animali disegnate con una estrema delicatezza ed una raffinatezza unica.

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Ancora più raffinate (ove fosse possibile) sono le decorazioni della vicina casa di Livia, che possono essere ammirate accedendo dall’ingresso originale e calcando i mosaici dell’epoca, semplici, ma molto belli, a tessere nere e bianche.

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Le pareti di alcune sale sono percorse da festoni e ghirlande con frutta, incorniciate da un analoga serie di colonne ed elementi architettonici. Un fregio a cornice corre lungo tutta la parte superiore della parete, il fregio, di colore giallo, insieme ad altri elementi, dovrebbe indicare, secondo quanto ci racconta la nostra guida, l’introduzione a Roma di alcune caratteristiche che si rifanno all’arte egizia, he cominciava a prendere piede in quel periodo.

In altri locali, si possono ammirare cicli pittorici ispirati ad alcuni miti dell’antichità, insieme a finte aperture che spaziano su vedute di architetture fantastiche e paesaggi immaginari, il tutto arricchito da motivi decorativi quali sfingi, figure alate e candelabri.

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Insomma una visita assai interessante ed anche estremamente piacevole, completata da quella al Muso Palatino (della quale racconterò in un altro scritto), ed agli altri luoghi del Foro romano.

Una breve nota: ho preferito utilizzare qui le nostre foto (mie e di Dora), piuttosto che quelle, sicuramente migliori da un punto di vista tecnico, che potete rintracciare sui diversi siti relativi alla Casa di Augusto e di Livia al Palatino.

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