Europa ?

Susan George ha più volte ripetuto, ed anche di recente durante un dibattito tenutosi all’Università di Bruxelles, il 16 ottobre scorso, in occasione della “Marcia Europea contro l’Austerità, la Povertà e il TTIP”, che bisogna smetterla di guardare all’unione europea con l’occhio romantico del passato.

Voleva con questo richiamare tutti alla necessità di considerare l’europa come un terreno di scontro e di conflitto sulle questioni fondamentali dell’economia, della democrazia economica e quindi riproporre la necessitò di affrontare con le armi del conflitto, la battaglia contro l’ordine imposto dal capitalismo finanziario, dalle multinazionali, dai grandi gruppi monopolistici.

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Una necessità inderogabile per ristabilire concetti, principi ed operatività concrete a favore di una maggiore giustizia sociale; a sostegno di un ordine economico che rifugga i dettami delle lobbies dominanti, le quali sono riuscite ad imporre le logiche di austerità e di pareggio di bilancio, il tutto a detrimento delle ragioni dei popoli, dei cittadini e dei lavoratori dell’europa, oramai schiacciati in una dimensione di dipendenza e di sussidiarietà che li ha resi totalmente schiavi delle logiche di dominio imperanti.

E tuttavia, nel ragionamento della George, continuavano (e continuano per quanto ne so) a permanere i concetti relativi alla necessità di un confronto e di un conflitto, seppure all’interno di un quadro che vede le rappresentanze politiche di quei centri di potere economico, affermarsi come vincitori sul proscenio della politica e della gestione, quindi, della cosa pubblica, ciò sia a livello nazionale, che comunitario.

In altre parole considerava possibile e necessario un confronto all’interno del quadro nazionale ed europeo, sollecitato e portato avanti dalle forze sociali più vive della comunità.

Ad oggi, e sono passati soltanto pochi mesi, quel quadro si fa fosco e tenebroso, assai più che non in precedenza.

Dell’idea di europa due cose sembravano acquisite: la moneta unica e la libera circolazione di merci e persone.

La prima si è progressivamente ridotta ad una operazione sostenuta da logiche meramente monetaristiche cui non hanno fatto seguito scelte, sia in campo economico che sociale, adeguate a governare un virtuoso processo di integrazione, ma unicamente finalizzate a sostenere gli interessi e le scelte dei gruppi economici e finanziari dominanti, con politiche di sostegno alle banche e alle speculazioni.

La seconda, e su questo punto intendo soffermarmi sembra essere ormai giunta ad una svolta decisamente negativa, conseguentemente allo sfondamento dei confini esterni conseguenti alla situazione di guerra, di miseria e di fame che si sono decisamente accentuate nel corso degli ultimi anni nei territori vicini all’europa.

Così si è cominciato a discutere circa il futuro dei profughi, profughi creati dallo squilibrio economico tra occidente e resto del mondo, da una insana politica di depauperamento delle risorse, da scelte economiche che rendevano quei paesi e quei popoli dipendenti dalle strategie economiche dominanti dell’occidente; nonché da scelte dettate dal prevalere di una politica securitaria che in realtà puntava a tenere fuori da ogni tipo di relazione paesi e popoli che non accettassero pedissequamente le strategie e le scelte dell’occidente.

Tutto ciò, come è evidente sotto i nostri occhi, ha determinato una situazione di conflittualità sempre maggiore e, insieme alla insensata politica perseguita dagli Usa con il primo Bush, ad un aumento delle situazioni di vera e propria guerra che da oltre venticinque anni ormai insanguinano i territori posti poco oltre i confini dell’europa stessa.

A fronte di tutto questo, una inesistente strategia e una pratica incapacità ad affrontare la terribile sfida proveniente dalla pressione di masse sempre più numerose di persone alla disperata ricerca di migliori condizioni di vita (rispetto alla tragica prospettiva di morire di fame o di guerra), ha ormai determinato una situazione dalla quale non si riuscirà ad uscire se non con ulteriori e pericolosi (per la democrazia, i cittadini, la società) passi indietro.

Ha scritto Bruno Amoroso: “Ora l’incanto si è rotto, cioè non esiste più. L’Europa di Barcellona (1995) è tornata a essere ufficialmente quel coacervo di paesi militarmente e economicamente imperialisti, in concorrenza perenne tra loro, e le raffinatezze culturali non hanno più attrazione né tra i propri cittadini né tra gli altri. La guerra e la povertà che l’Europa ha esportato nel mondo da almeno due secoli gli sono tornate in casa e i suoi lamenti ipocriti e i suoi veri dolori non fanno più impressione a nessuno.”(http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2015/12/11/46351-la-catastrofe-che-resta-dopo-due-secoli-di-dominio-europeo/).

E così oggi assistiamo alla tragica sceneggiata.

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Ogni giorno, insieme alle notizie di sbarchi, lungo le rotte del mediterraneo, in italia o in grecia, si contano a ripetizione notizie di tragici affondamenti di barconi, di morti affogati, di bambini spiaggiati come pesci sulle coste, di genitori privati dei loro figli e di figli privati dei propri genitori. E le strade dell’europa si popolano di una umanità migrante che si trascina da sud a nord, si affolla nei punti di passaggio, rallenta di fronte alle barriere che vengono alzate qui e là, ora dirompe inarrestabile, ora si blocca davanti ad inumani cordoni di polizia.

Ma nessuno è in grado di proporre strategie ed iniziative risolutive e il massimo che si riesce ad elaborare è quello di dare soldi a qualche stato “frontaliero” per frenare questo disumano traffico. E poco importa se questi stati, se queste nazioni sono responsabili di questo stillicidio di uomini e donne o se sono governati in maniera assolutamente antidemocratica se non addirittura dittatoriale.

La logica securitaria è quella che deve prevalere, giustificata ed avvalorata (a volte in maniera solo strumentale) dai gesti assurdi, inconsulti ed ingiustificabili come quelli di Colonia, o di omicidi e di altri fatti di sangue che hanno coinvolto immigrati con e senza permesso di soggiorno in varie parti d’europa.

Germania e Francia hanno ormai ristabilito il controllo alle frontiere; l’ Ungheria ha innalzato barriere di filo spinato; la Macedonia ha deciso di bloccare la frontiera con la Grecia; la Svezia ha deciso di rimandare a casa la metà circa degli immigrati attualmente presenti nel paese; i paesi dell’est europeo (che gareggiano nel riabilitare le figure più tristi del periodo fascista e nazista), si rifiutano di accettare il sistema delle quote ipotizzato a Bruxelles; si discute di mettere fuori la Grecia dall’area di libera circolazione, oppure di adottare un sistema a doppia velocità (che cosa vorrà mai dire ?), una “doppia” Shengen”. Infine, proprio in queste ore, il parlamento danese ha approvato la legge sull’immigrazione. È stata votata da un’ampia maggioranza: si è espresso a favore anche il principale partito dell’opposizione, quello socialdemocratico. La norma prevede la confisca dei beni dei migranti ed è stata criticata dal Consiglio d’Europa e da molte organizzazioni umanitarie. La polizia potrà sequestrare a migranti e richiedenti asilo somme di denaro o beni del valore superiore alle diecimila corone (1.340 euro).

Nel frattempo qualcuno ha provato a segnare su un braccio un numero identificativo; qualcun altro ha caricato persone in vagoni chiusi; qualcun altro ancora, più semplicemente, ha fatto lo sgambetto ad un padre di famiglia che cercava rifugio con la sua bambina in braccio.

Il Manifesto del 29 gennaio, titolava, senza enfasi alcuna : “Europa addio”.

Credo sia il miglior epitaffio a questa sconvolgente serie di eventi che sta segnando l’europa, a questo sonno della ragione che si ripete, assurdamente a distanza di oltre mezzo secolo, senza che nessuno, o quasi, sembra rendersene conto.

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2 risposte a Europa ?

  1. malosmannaja ha detto:

    ps: con l’occasione, se vuoi, trovi una lunga serie di link molto interessanti sotto il video qui: https://www.youtube.com/watch?v=lCgpKbZqjNg

  2. malosmannaja ha detto:

    ma che bel post. complimenti per la capacità critica (tutt’altro che comune in questi tempi). e mi fa piacere di sapere che financo sul Manifesto, qualcuno si sia reso conto che il sogno europeo non è il nostro sogno (per “noi” intendo “noi esseri umani dotati di un minimo di senso civico”), ma quello del capitalismo finanziario ordoliberista a tuttotondo. però vedo un legame molto stretto tra il punto uno (“la moneta unica”) e il punto due (“libera circolazione di merci e persone”), ovvero temo che soffermarsi sul solo punto due sia un *favore* fatto a chi, a livello sovranazionale/multimazionale, tira redini del gioco (al massacro). intendo, quello a cui assistiamo oggi in Europa è il solito tragico vecchio colonialismo applicato *all’interno* dell’europa – portato avanti dai paesi del core contro i PIGS – anche e soprattutto grazie alla moneta unica e alla creazione di “stati fantoccio” (direttamente o indirettamente controllati dalla Troika). la stessa politica coloniale e predatoria che, dal Franco CFA, al Dollaro, da Saddam all’ISIS, il mondo industrializzato ha portato avanti nei confronti del terzo mondo negli ultimi secoli. se quindi, com’è evidente, il punto “due” è in larga parte conseguenza del punto “uno”, innalzare muri o schierare gli eserciti non servirà a disinnescare l’arma di migrazione di massa (proprio come, per evitare che l’acqua in ebollizione esca dalla pentola, è inutile cercare di contenerla col coperchio: bisogna abbassare il gas).

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