Con senile disincanto

Con senile disincanto ho partecipato alla tre giorni romana di Cosmopolitica. Ho partecipato alle sedute tematiche del primo e del secondo giorno, forse un po’ troppo e marcatamente “professionali”, ma quando si discute di questioni fondamentali come la Costituzione, l’ambiente in cui viviamo (o vorremmo vivere), l’Europa, la democrazia, il lavoro, le questioni di “dottrina” non sono mai irrilevanti o di scarso interesse.

Al contrario esse si articolano e si coniugano con l’esigenza di rilanciare iniziative di lotta e di partecipazione di grande interesse, a cominciare dalla stagione referendaria che si apre con le trivelle (ricordate che al referendum del 17 aprile bisogna votare SI per preservare, mari, terre, salute e ambiente), che proseguirà in autunno con il referendum contro lo stravolgimento della Costituzione della Repubblica Italiana (qui bisognerà votare NO alla legge di riforma costituzionale e SI ai quesiti abrogativi), che continuerà ancora con la raccolta di firme e la richiesta dei referendum sulla cosiddetta Buonascuola (che in realtà è una pessima scuola) e ancora dovrebbe proseguire con la raccolta di firme contro il Jobs Act (quella legge che fatta passare come riforma del lavoro, ha regalato soldi ai padroni e tolto diritti ai lavoratori).

Dunque, discutere di questi argomenti con la partecipazione non solo di rappresentanti della politica, ma con giuristi, costituzionalisti, persone che operano nei diversi settori e hanno lavorato e lavorano “nel merito” di questi temi, non è stata certo occasione “accademica”, ma discussione vera, profonda ed approfondita sui guasti che le cosiddette riforme del governo Renzi hanno prodotto, producono e produrranno alla società e alla gente del nostro paese.

Un articolato, un complesso di leggi, norme e decreti, che questo capo di governo sta affermando ed imponendo con forza e brutale determinazione, proprio perché le ricette di risoluzione dei problemi si stanno dimostrando sempre più inefficaci ed incapaci di risolvere i problemi veri del paese e quindi “lor signori”, tentano sempre più di restringere ogni spazio di libertà e di democrazia, orientando le scelte del governo e del suo esecutore primario (l’ “ottimo” Renzi), verso soluzioni e scenari che, senza ombra di dubbio, si possono definire autoritari, se non peggio.

In verità, proprio in nome di quel senile disincanto del quale parlavo all’inizio, ho sacrificato una parte delle serate di discussione plenaria delle prime due giornate (che si sono protratte fino alle 22.00), a favore di conviviali incontri con amici, trascorse davanti a tavole ben imbandite in alcuni ristoranti della zona; la prima sera a base di pesce (ad Anzio), e la seconda sera a base di carne (ad Albano).

Devo dire che sono stato ben lieto di godere di questi piaceri e non mi sono affatto sentito in colpa (saranno stati la qualità dei cibi e della compagnia, sarà stato il costo assai contenuto rispetto a quanto abbiamo mangiato), per la mia defezione dal dibattito.

D’altra parte, avendo dedicato (quando ero assai più giovane) tempo ed ore diurne e notturne alle lunghe ed impegnate discussioni che mi hanno coinvolto negli anni della mia militanza nel Partito Comunista, soprattutto nell’ultima fase della sua esistenza, quando arrivai persino a far parte del “mitico” Comitato Centrale, non ho provato senso di colpa alcuno.

Ho avuto modo, tuttavia, sia durante le prime due giornate, sia, soprattutto, durante la lunga ed interessante discussione della terza giornata di lavori, di ascoltare, apprezzare, ed in alcuni casi di godere gli interventi che si sono succeduti alla tribuna. Tutti, nonostante evidenti e non celate divergenze, tesi ed impegnati a disegnare la possibilità di tentare una strada per costruire (o ricostruire) una compagine di sinistra nel nostro paese.

I miei scritti su questo blog, lasciano intendere con grande evidenza quale sia la mia opinione, il mio parere, le mie idee circa i guasti profondi che hanno così marcatamente segnato la nostra società, portandola alla sua disgregazione più ottusa e violenta; analogamente i lettori dei miei scritti sanno e conoscono bene quali, a mio parere, sono i responsabili di questa difficile situazione e i colpevoli propugnatori di questo disastro economico e sociale; così pure i miei più affezionati “followers”, conoscono le mie idee e le mie proposte, i miei dubbi e le mie speranze rispetto a questo disastroso scenario.

Il Capitale finanziario arrogante e predatorio (ricordo sempre che questa espressione non è mia ma di Piketty) ha distrutto ogni speranza di economia virtuosa, imponendo con le sue leggi e i suoi strumenti i principi di austerità, tradotti con i fuorvianti concetti di “pareggio di bilancio” introdotti nella costituzione e con lo stravolgimento di principi fondamentali della costituzione quale il diritto al lavoro, all’istruzione, alle cure sanitarie.

Ma quel che è peggio, ha lavorato incidendo pesantemente dentro il tessuto della società, diffondendo il falso e fuorviante concetto di autoreferenzialità e di autoaffermazione fra le giovani generazioni, coinvolgendole in un sogno inesistente ed inarrivabile che promette successi ed affermazione, mentre, al contempo, li priva di ogni diritto e li depreda di ogni possibile speranza per il futuro sia per il lavoro, che per l’ambiente, che per un giusto reddito.

I burrattini sciocchi di questi padroni di lungo corso, si affannano con ricette da quattro soldi e con promesse di interventi (bonus, una tantum, prebende di vario genere), che rinviano nel tempo (purtroppo sempre meno lontano), una catastrofe di assai difficile gestione e rispetto alla quale è indispensabile porre subito con decisione una barriera.

Ci ha provato il popolo greco, ci stanno provando, con diverso successo, in spagna e in portogallo, ci stanno provando nuove leve di giovani (e non solo) e di gruppi sociali in tutta europa.

Per questa ragione, ripeto, e con senile disincanto, mi sono lasciato coinvolgere da questa assise romana.

Ho partecipato all’ovazione che ha salutato Luciana Castellina che con forza ed intelligenza ha individuato le opportunità e i rischi di questa operazione, senza nascondere le difficoltà estreme in cui questa nuova formazione si troverà ad operare; ed ho condiviso l’ironia con la quale ha proposto, per noi anziani, una “federazione della memoria”.

Ma, soprattutto, ho ascoltato con vivo interesse l’impegno, la forza e la determinazione di una lunga serie di giovani che da quel palco hanno ribadito la volontà di fare i conti con le mistificazioni quotidiane della realtà che ci vengono propinate attraverso giornali e telegiornali che non sarebbe azzardato definire “di regime”; ho compreso che c’è una volontà e una determinazione, anche tra persone molto giovani, che non mi sarei aspettato; una volontà a misurarsi in campo aperto contro le strategie perverse, dannose ed avventurista delle forze dominanti del capitale.

Ho apprezzato la forza della volontà con la quale, in tanti, hanno dichiarato la loro contrarietà a questo stato di cose e la volontà di costruire una forza che si impegni, coraggiosamente, per il suo abbattimento, per il suo superamento, per l’affermazione di una società di liberi ed uguali, fuori dalla retorica inconcludente con cui queste espressioni si sono ormai ammantate in una società, in una europa, in un mondo che non riesce più a parlare se non con le logiche della guerra, della costruzione dei muri, con le azioni di respingimento dei migranti creati da quelle stesse logiche perverse e distruttive che impongono austerità, diminuzione di diritti, tagli dei salari.

Nessuno ha nascosto i rischi, i problemi, la parzialità e persino la limitatezza di questo percorso che, credo, probabilmente troverà nei territori ragioni più feconde di aggregazione e di successo che non rimestando e ricercando soluzioni nelle questioni irrisolte e nelle ataviche incrostazioni di irrisolti problemi “centralistici”.

A patto che, come ha affermato Luciana Castellina, saremo capaci non solo di dare ascolto ai movimenti, alle istanze sociali, alle domande dei territori, ma, anzi, di provocarli e suscitarli.

Per queste ragioni, io dico, è giusto provarci.

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