Viaggio in Catalogna

Ciò che sempre mi ha colpito della Spagna, arrivando in aereo, percorrendola in auto, in treno o in autobus, è la dimensione dello spazio. Per spazio intendo anzitutto lo spazio fisico: grande, ampio, largo, a tratti persino sconfinato, che l’occhio può percorrere.

Sia nelle grandi pianure, che sugli altipiani che si susseguono nella vastità della penisola iberica, lo sguardo corre per chilometri senza quasi incontrare limiti. E anche quando incontra l’ostacolo di contrafforti rocciosi che si ergono a delimitare quei luoghi, è solo per superarli ed incontrare spazi altrettanto ampi e vasti.

Forse è per questo motivo, probabilmente è per questa ragione che gli spazi urbani, quelli costruiti e realizzati dall’uomo, seppure nel corso di epoche diverse e di diversificati domini e culture, danno, in Spagna, ugualmente l’impressione della vastità, dell’ampiezza, della grandezza in una dimensione assai più ampia di quelle di altri luoghi e di altre zone di questa europa.

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Un castello in Spagna (pensate all’ Alhambra di Granada) è cosa ben diversa dai castelli del Trentino (Castel Beseno, Drena, Caldes, solo per citare alcuni esempi, castelli dolcemente incastonati in scenari di alberi e di verdi foreste) o dai castelli scozzesi (Duart, Blackness, romanticamente ossuti ed abbarbicati alle rocce su cui sorgono); ma è anche completamente diverso da sistemi fortificati più grandi (un esempio di buona conservazione è il castello di Milano), che pure sono state roccaforti di strategica importanza militare e civile per lunghi e numerosi secoli.

Così gli edifici di culto non hanno nulla da invidiare ad altri templi della cristianità. Basti pensare alla Mosquera di Cordoba; al suo interno è stata realizzata una grande basilica cattolica (dalle linee tardo gotiche e dagli arredi barocchi, bruttissima). Eppure le sue dimensioni non bastano a scalfire la grandiosità delle centinaia di archi arabi che la circondano e che costituivano la grandissima (e bellissima) moschea di quella città. Ma anche la grande cattedrale di Siviglia ha forme e dimensioni notevoli.

Anche i moderni complessi e le costruzioni contemporanee, spesso, mostrano analoghe caratteristiche, basti pensare alla Ciutat de les Arts i de Ciènces di Valencia, progettata dal celebre architetto Calatrava (la mia modesta opinione su questo architetto è in https://michelecasa.wordpress.com/2014/06/18/calatrava-chi-e-costui/), laddove edifici avveniristici si inseguono e si intersecano lungo linee di notevole tensione dinamica e di particolare e accattivante modularietà.

La Catalogna, a mio parere, per quello che ho potuto conoscere e visitare, segnala analoghe caratteristiche, ma se ne differenzia al contempo.

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Permangono gli ampi spazi, le grandi dimensioni. Esempio ne sono le ramblas di Barcellona (il cui impianto originario, con lo sbocco a mare, irrimediabilmente modificato dai lavori per le olimpiadi è stato gradevolmente descritto dal noto giallista Vasquez Montalban), ma anche grandiose (ed opinabili) realizzazioni come la Sagrada Familia e Parc Guell (opere del “fantasioso” Gaudì). Al contempo si ritrovano opere di impianto quasi minimalista, nelle piccole chiese, nelle modeste costruzioni diffuse nelle campagne, nella struttura dei vicoli e delle stradine della città Vecchia di Barcellona e di altri centri minori di quella provincia.

Un esempio di come convivono questi due aspetti li avevo registrati, senza però rifletterci in maniera più approfondita, al Museu d’ Art de Catalunya, durante una mia precedente visita alla città di Barcellona. In quel museo, all’interno di un grandioso edificio sono stati trasportati e ricostruiti parti o interi edifici di culto del territorio circostante: l’abside maggiore della chiesa di San Clemente di Taull (1123), la decorazione murale della chiesa di Sant Joan de Bohì, le riproduzioni della navata centrale e di quella destra della chiesa di Santa Maria di Taull, solo per citarne le più importanti e con il decoro pittorico più interessante.

Il fatto è, potete anche verificarlo in tanti scritti e documenti dedicati alla Catalogna, che in effetti questa regione è Spagna, ed al contempo non lo è.

Lo dice la sua lingua, la sua cultura, la sua storia.

Colonie greche sono state rintracciate lungo la sua costa; importante provincia romana, occupata stabilmente dai Visigoti, ha proseguito la sua evoluzione medievale secondo linee molto simili a quelle verificatesi nei territori del Sacro Romano Impero. Influenzata, ma mai stabilmente occupata dagli arabi, ha conservato una tradizione commerciale orientata tutta verso il mediterraneo e stabili e stretti contatti con le diverse sponde dello stesso mare.

I vicoli, le strade della Ciutat Vella di Barcellona, somigliano moltissimo al reticolo di strade e vicoli rintracciabili in altre città che si affacciano sullo stesso mare: da Genova, a Napoli, a Marsiglia.

Le stesse vicende politiche attuali ci parlano di una fierezza indipendentista, mirabilmente impersonata dalla figura di Ada Colau che ha vinto con nettezza le ultime elezioni municipali, e di una forte spinta verso l’europa. L’europa dei movimenti e della democrazia sociale, non certo quella delle istituzioni europee. Come non ricordare, infatti, che Barcellona ha recentemente ospitato l’incontro dei comuni europei liberi dal TTIP.

La Catalogna vive intensamente la contraddizione di essere Spagna e al contempo di non esserlo. Per quanto ancora questo difficile compromesso sarà ancora sostenibile non si può certo sapere con certezza.

Al momento vive questa sua contraddizione senza eccessive drammatizzazioni, offrendo al turista i molti volti del suo ambiente: proiettato verso il mare, profondamente ancorato alla terra che la lega con le propaggini dei Pirenei, aperta verso il resto della penisola iberica da un territorio pianeggiante e ubertoso.

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Questo territorio (anche se solo in parte), ho attraversato nel corso di questo mio viaggio. Partendo da Barcellona, superata agevolmente attraverso una comoda autostrada, lungo la Costa Brava, fin quasi ai confini con la Francia, tornando poi indietro verso la placida Gerona ed attraversando Figueras, con il museo del (controverso) grande Dalì. E poi ancora verso nord, fino quasi al Principato di Andorra, a visitare quella piccola nicchia dell’arte che è il Seu de Urgell e infine tornando indietro, nell’ampia pianura, attraverso Lerida, al centro di ampi campi coltivati, ed ancora verso il mare visitando Poblet e Santa Creuz, altri due gioielli dell’arte ecclesiale. Ultima tappa a Sitges, la località più “alternativa” di questo territorio.

Di questo giro cercherò di darvi, nei prossimi scritti, un quadro dettagliato della visita, le mie impressioni ed anche alcuni consigli utili.

Non mancheranno indicazioni sui luoghi da vistare ed anche dei posti dove ho soggiornato (potrete trovare poi giudizi più specifici e dettagliati sulla pagina di TripAdvisor, sul cui sito continuo a recensire luoghi, alberghi e ristoranti).

Spero soprattutto di riuscire a trasmettervi le mie sensazioni e le emozioni più intime che questo viaggio e questo territorio hanno sollecitato in me.

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Non sono riuscito a visitare tutta la Catalogna, sono restati esclusi alcuni luoghi assai importanti come Monserrat, o Terragona (solo per citarne alcuni). Spero, in futuro di completare questo giro di conoscenza e di approfondimento delle tematiche, della storia, della cultura, dell’arte di questo territorio. Intanto vi invito a seguirmi nelle cronache di questo viaggio.

Spero vi interessino quanto hanno interessato me.

Buona lettura.

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