Catalunya: da Tossa ad Empùries

Sbarcati dall’aereo a Barcellona e presa una macchina a noleggio (non senza difficoltà, in quanto, benché prenotata con largo anticipo, abbiamo fatto una lunga fila di circa tre ore per poterla ricevere), siamo partiti verso nord, costeggiando la costa.

La prima tappa di questo viaggio è stata Tossa de Mar, splendida località, incuneata tra le rocce che danno sul mare. Tossa è una spiaggia larga, ampia, intorno alla quale sono cresciute case, abitazioni, palazzi, alberghi (alcuni assai grandi). Nonostante l’urbanizzazione “spinta” e la cementificazione della costa, cosa purtroppo comune a tanti altri luoghi, spiagge e rive di questo “nostro” mare mediterraneo, la vista di questo luogo conserva la intensa bellezza che la fece definire giustamente da Chagall “paradiso blu”.

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Da un lato e dall’altro di questa spiaggia si ergono due coste rocciose, le cui propaggini si spingono in mare a formare piccoli, deliziosi isolotti. Su uno di questi costoni rocciosi, quello posizionato grosso modo a sud-est, è posizionato il Borgo Medievale, la Vila Vella, quasi tutto circondato da mura turrite.

Il Borgo è assai ben tenuto, recuperato al piacere di una visita placida e tranquilla che noi, come tanti altri turisti e villeggianti, abbiamo compiuto con calma durante le prime ore della sera, appena giunti a Tossa e dopo esserci rapidamente sistemati in albergo.

Il Borgo Medievale di Tossa è stato, giustamente, dichiarato monumento nazionale. Le sue mura fanno da fondale all’incessante andirivieni di persone che lo visitano, o che si intrattengono nei ristoranti e nei locali sparsi ovunque. All’interno del borgo le abitazioni, molto ben tenute, sono trasformate anch’esse in locali di ritrovo, o in piccoli e deliziosi negozi, o in sale museali. Le strade sono pulite e assai ben conservate, ricreando l’antico acciottolato.

Passeggiando, lungo o sopra le mura, oltre a godere di un bel panorama, ad osservare gradevoli scorci, ed ammirare la buona tenuta del borgo, ci si può imbattere nella statua di Ava Gardner, la protagonista del film “Pandora”, girato in questi luoghi e che diede a Tossa fama mondiale. Francamente non so quanti abbiano visto questo film, ma sicuramente nessuno che passi da qui, risulta esente dalla pulsione di farsi una foto (o come si usa ora, un selfie), accanto alla statua della famosa attrice.

Noi abbiamo concluso la serata in un ristorante del lungomare (Restaurant Bahia), godendo della vista sulla baia e sulle mura del Borgo, di un buon servizio e di un piacevole locale, ma di una cucina poco più che mediocre. E abbiamo dormito in un albergo per turisti (Hotel don Juan) che compensa la monotonia delle sue centinaia di stanze identiche tra loro, con dei gradevoli terrazzini e con una prima colazione molto più che soddisfacente.

Al mattino siamo partiti per la nuova tappa del viaggio, lungo la strada serpeggiante che percorre la Costa Brava. Una costa aspra, ruvida, rocciosa, che corre verticalmente verso il mare, aprendo qui e là delle piccole baie raggiungibili a volte lungo strette stradine, a volte solo dal mare con le imbarcazioni disponibili nei vari porticcioli della costa.

Il mare è limpido, lo vediamo da uno dei numerosi terrazzi a disposizione degli automobilisti per ammirare il bellissimo panorama. Un mare che, vicino alla costa, è spesso punteggiato di rocce e di massi, in alcuni casi di piccolissimi isolotti.

La vegetazione è quella classica della macchia mediterranea: soprattutto pini, ma anche tutte quelle piante e quegli arbusti che riescono a sopravvivere radicandosi caparbiamente in quei pochi centimetri di terreno che si è accumulato nel corso dei secoli sopra le rocce.

Insomma un posto splendido.

Continuando ad inerpicarci lungo queste strade tortuose, facciamo una breve sosta a Sant Feliu de Guìxols, un’altra cittadina che si affaccia, con una bella spiaggia, su questo mare.

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Ci fermiamo giusto il tempo di fare alcune foto al Monastero benedettino che, al tempo di Carlo Magno, costituiva uno dei più importanti e potenti insediamenti monastici della “Marca Hispanica” carolingia. Qualche momento ancora al locale Ufficio del Turismo, per chiedere informazioni utili, e poi subito via, perché ci attende una sosta assai importante e cioè gli scavi di Empùries.

Prima di parlarvi di questo luogo assai importante e significativo, una breve digressione sugli Uffici del Turismo in Spagna, o per lo meno su quelli della Catalugna che ho contattato nel corso di questo viaggio. Una esperienza estremamente positiva: gente giovane, motivata, sorridente che ha sempre cercato di fornirci non solo materiale informativo, ma anche indicazioni pratiche, utili a migliorare il nostro soggiorno. Nessuno ci ha mai rinviato ad altro ufficio o ci ha risposto dopo aver consultato computer e documenti. Le risposte sono state sempre rapide, precise e, almeno per quanto ho potuto verificare, anche puntuali. Diversamente, purtroppo, da quanto ho dovuto registrare nella gran parte degli uffici di informazione turistica cui mi sono rivolto nel nostro benamato e bel paese.

Dunque raggiungiamo gli scavi di Empùries, i quali hanno una significativa particolarità. Si tratta infatti di due distinti insediamenti, l’uno di impronta greca, l’altro di impronta romana, che hanno convissuto per secoli. Normalmente, infatti, siamo abituati a vedere la città romana che si sovrappone a quella greca, ampliandola, allargandola, modificandone la struttura originaria. Anche in luoghi ove è possibile distinguere i due diversi impianti urbani (come per esempio a Morganatica, in Sicilia), la sovrapposizione e il diverso utilizzo di ampie parti della struttura urbana nelle due diverse epoche risulta evidente.

In questo caso, invece, le due strutture hanno convissuto senza che la seconda abbia sostanzialmente mutato l’assetto della prima.

L’insediamento greco riguardò un isolotto esistente all’interno di una ampia baia da parte di greci provenienti da Focea (Anatolia). Con il tempo l’isolotto si unì alla terraferma, e qui, in una posizione leggermente sopraelevata rispetto a quella greca, circa trecento anni dopo, fu fondata la città romana.

Nella parte greca sono ben visibili alcuni caratteri distintivi: le massicce pietre delle mura poste all’ingresso della città, il tempio di Esculapio ed il suo recinto sacro, una torre di guardia, il tempio di Serapide e, ancora più avanti, l’agorà e la stoà.

La città romana è circa dieci volte la città greca, costruita secondo tutti i dettami della tradizione romana. Visibili il cardo e il decumano, gli impluvi di alcune abitazioni, i mosaici di alcune stanze. E poi ancora l’area sacra, il foro, l’anfiteatro e le terme. Non tutta la città, badate bene, è stata ancora riportata alla luce.

Precede la visita al sito archeologico un breve documentario (viene proiettato ogni quindici minuti in una apposita saletta vicino all’ingresso) che ripropone le principali tappe dell’evoluzione della città: dall’arrivo dei focesi, alla costruzione della città greca, alla fondazione dell’ ”urbe” romana, fino al momento del suo massimo splendore. Poi le fasi di ricerca archeologica e di escavazione del sito.

A completamento della visita (in verità alla metà di essa, tra la città greca e quella romana) un piccolo ma interessante museo con una bellissima statua (probabilmente di Esculapio) di fattura greca e un mosaico delicatissimo e commovente dedicato al mito di Ifigenia.

Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso da quanto abbiamo avuto modo di visitare: cerco sempre di documentarmi con attenzione prima di un viaggio ed infatti questa era una tappa programmata. Ma, ripeto, ciò che ho avuto modo di vedere è andato molto al di là delle mie previsioni.

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Una risposta a Catalunya: da Tossa ad Empùries

  1. Antonio ha detto:

    Coinvolgente racconto…

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