Catalunya: Sant Pere de Rodes

Lasciamo le interessanti rovine di Empùries alle nostre spalle.

Non prima di una rapida descrizione del paesaggio che attraversiamo. Già da un po’, infatti, abbiamo lasciato la costa rocciosa e la macchia mediterranea che aveva contraddistinto la prima parte di questo percorso.

Le asperità delle rocce si sono progressivamente addolcite lasciando lo spazio ad una ampia pianura; ampie e lunghe sono le spiagge, mentre, verso l’interno la terra della piana concede la possibilità di colture ricche e redditizie. Ai bordi della strada vedo infatti sfilare, senza soluzione di continuità, campi coltivati a colture varie e diverse: vigneti, frutteti, campi di grano e campi di riso. Una natura ricca ed ubertosa in terreni, in aree che l’uomo ha saputo piegare ai propri voleri e alle proprie scelte produttive.

Attraversando questo nuovo paesaggio, arriviamo a Roses, altra importante località turistica, ampiamente adagiata verso la fine di una ampia e lunga spiaggia, entro una grande baia contornata da edifici e costruzioni destinate, in larghissima parte, al turismo. La cittadina si estende, languida, contornata dalle pendici di alcune alte colline, prime propaggini di quel complesso ed antico sistema montuoso (il più antico d’Europa, se non erro) costituito dai Pirenei.

IMG_20160606_100117

Tuttavia non è Roses la nostra meta, ma un antico complesso monumentale, il Monastero di Sant Pere de Rodes. Quindi, sistemati i bagagli in un piccolo, ma decoroso ed economico alberghetto del centro (Hostal Rom), ci dirigiamo verso la nostra meta.

Sbagliamo due volte la strada, ci inerpichiamo lungo i fianchi delle colline che circondano Roses, e arriviamo in un luogo che offre una vista stupefacente: tutto intorno un grande bosco verde che degrada da ogni lato verso il mare; la costa che si proietta verso il confine francese da un lato, e che dall’altro prosegue intorno ad una specie di promontorio, finché lo sguardo non è coperto da una asperità più alta, ma che noi sappiamo arrivare fino al comune di Roses che abbiamo appena lasciato. Più lontano, verso nord, si intravvedono le sagome dei Pirenei.

Nel mezzo di questo verde intenso e con la vista del mare, si stagliano, facilmente visibili, le strutture di un complesso monumentale di chiara impronta romanica: il Monastero di Sant Pere de Rodes.

IMG_20160605_182250

Si tratta di un sito assai ben recuperato, restaurato e custodito, ancorché totalmente isolato nel mezzo di un bosco e di una montagna. Anche qui è presente un ufficio turistico e guide e depliant in diverse lingue (tranne l’italiano).

Dal parcheggio delle auto si percorre a piedi l’ultimo tratto. Dieci minuti di passeggiata lungo un comodo sentiero asfaltato.

Il complesso è una meraviglia: la chiesa, una alta torre campanaria con tre ordini di finestre (due a monofore e una, la superiore, a bifore), una torre di difesa, il chiostro, i vari locali utilizzati dai monaci per le loro diverse attività.

La struttura è assai ampia, ma anche estremamente compatta e fornita di larghe ed alte mura con funzioni di difesa (come anche la citata torre). Infatti eventi violenti erano costanti nel periodo di costruzione e di primo funzionamento del monastero.

Il primo insediamento è incerto, pare sia sorto per volontà del papa Bonifacio IV nel VI secolo; spazzato via dagli arabi, fu rifondato dai benedettini nel 943 e consacrato nel 1022.

Ciò che oggi si può ammirare è il restauro e la ristrutturazione (e, in parte, la ricostruzione) delle parti più importanti dell’edificio che si mostrano al visitatore in una cornice naturale bellissima, come ho cercato di descrivere prima.

La chiesa, come ho accennato, è in stile romanico catalano (diverso dal romanico lombardo per la presenza di alcuni caratteri visigoti e mozarabici). Anche per la costruzione della chiesa non è possibile una datazione precisa, molto probabilmente fu completata, con le caratteristiche attuali, verso la fine dell’ XI secolo. A tre navate, sorrette da poderose colonne rialzate rispetto al pavimento della chiesa e che si basano su solidi e alti fondamenti in pietra, per circa due metri al di sopra del pavimento della chiesa. Difficili da notare, i capitelli sono elaborati ed alcuni assai belli. Le arcate che sorreggono il soffitto sono a tutto tondo, secondo il classico schema romanico.

Camminare nella corte, all’ombra delle due torri, percorrere i vari passaggi ancora visibili nel silenzio garantito dall’isolamento del luogo, dalla assoluta mancanza di traffico, e dal limitato numero di visitatori, garantisce una sensazione difficilmente trasferibile in una descrizione come la mia, priva di quelle qualità che solo una narrativa letteraria può offrire.

Vi assicuro però che il silenzio prorompente, rotto solo dal sibilo del vento attraverso le strutture, da qualche raro verso di uccello, dalle poche ed occasionali parole di qualche visitatore (noi compresi), e soprattutto la vista mirabile che si può godere da ogni punto del monastero, è qualcosa di assolutamente affascinante.

IMG_20160605_181742

Per tornare indietro, scegliamo di percorrere la strada opposta a quella fatta per giungere al monastero, e quindi, seguendo un’altra strada ugualmente tortuosa, scendiamo fino al piccolo paesino, dalle case tutte dipinte di bianco che è Port de la Selva. Per farlo ci rituffiamo in mezzo a boschi di un verde denso e compatto, cui però sono intercalati ampi uliveti (e in alcuni casi anche vigneti), coltivati su terrazzamenti artificiali, costruiti con grande impegno e fatica dagli uomini nel corso del tempo.

IMG_20160605_195647

Analogo paesaggio ci accompagna fino a Cadaquès, dove decidiamo di recarci per la cena, girando tutto intorno all’estremo promontorio di Cape de Creuz. Noi percorriamo la strada dirigendoci verso sud-est. A nord, a pochi chilometri, c’è il confine francese.

Cadaquès è un placido paesino in riva al mare. La sua notorietà è dovuta soprattutto al fatto che qui Dalì vi trascorse una parte della sua vita. Ma è un paesino che in passato ha registrato la presenza di altri nomi illustri: da Einstein a Picasso, da Paul Eluard a Thomas Mann, ed è stato cantato da Garcia Lorca.

Indubbiamente le bianche casette del paese, il verde lussureggiante che fa da cornice al paese, le aree coltivate, le vie lastricate che quasi si tuffano nel mare, regalano a questa località un fascino del tutto speciale.

Noi non ci fermiamo molto; il tempo di una cena presso un ristorante dal nome fantasioso (Can Shelabi), ma dalla cucina molto concreta e, a dispetto del nome, fortemente legata al territorio e ai prodotti del mare. Del resto non potrebbe essere diversamente in un paese che era, prima di diventare meta turistica quasi tutto orientato verso il mare e la pesca.

Rientriamo infine a Roses, e, dopo una notte tranquilla e riposante, siamo pronti per una nuova tappa del nostro viaggio. Una passeggiata sul lungomare e poi di nuovo in auto, con obbiettivo Figueras e Gerona.

Finora il clima è stato gradevole; un po’ di caldo verso la metà della giornata, ma tutto sommato abbiamo avuto condizioni di tempo assai godibile, anzi molto buone per un viaggio. Sole, niente pioggia, un leggero venticello a rinfrescare la giornata.

E questo clima, con variazioni poco significative, ci accompagnerà per tutto il corso del viaggio.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...