Catalunya: Figueres & Dalì

Fino ad ora, non ho tenuto conto dei chilometri, ma abbiamo praticamente percorso l’ntera Costa Brava, da Barcellona fin quasi al confine francese. Una bella “passeggiata”, compensata con la visita ad alcuni luoghi che, come spero ho cercato di descrivere, sono di sicuro interesse e anche di grande bellezza.

Nella mattinata di questo terzo giorno di viaggio, giungiamo abbastanza presto a Figueres, città indiscutibilmente legata a Salvator Dalì, che qui ebbe i natali e che l’artista volle “ripagare” con una presenza a dir poco ingombrante e con un museo-mausoleo incredibilmente ricco (e assai discutibile).

Cercherò di parlarvene, ma credo necessaria una premessa.

A me Salvator Dalì piace assai poco.

In parte per le sue connivenze con il regime (quello fascista di Franco); in parte per le note corresponsabilità, se non materiali, sicuramente morali nella uccisione di quel grande poeta spagnolo che fu Garcia Lorca; e, infine, per la sua stessa personalità.

Definirla poliedrica significherebbe utilizzare un blando eufemismo. Essa mi appare non solo come controversa, ma addirittura come strutturalmente contraddittoria, avvolta nell’ipocrisia e nella saccente imposizione di una superiorità guadagnata con una indubbia capacità artistica, ma mantenuta essenzialmente con la volontà di fornire agli ammiratori (e soprattutto al redditizio mercato dell’arte), opere capaci di stupire, ma prive di quel necessario apporto critico ed eversivo rispetto alle cose date che l’arte dovrebbe avere.

Un’arte fatta per stupire e per piacere (soprattutto ai ricchi mercanti d’arte americani ed europei), piuttosto che per capire, trasformare e cambiare. Un’arte insomma fine a se stessa e non coniugata con le esigenze del vivere, del mutare, dell’ “intervenire” nelle cose del reale.

Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech, marchese di Púbol, (questo il suo nome completo) nacque e morì a Figueres (1904-1989), operando in campi anche assai diversi tra loro; fu infatti un pittore, scultore, fotografo, cineasta, designer, sceneggiatore. Così come attraversò tutti i generi artistici del suo tempo: realista, impressionista, cubista, astrattista, surrealista, ecc.

Dalí fu pittore abile e virtuosissimo disegnatore (conservo ancora una edizione del Don Chisciotte da lui illustrata, datata 1964/65) ma celebre anche per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste. Collaborò con artisti di ogni settore, ma sempre allontanandosene assai presto e percorrendo un itinerario del tutto autonomo e individuale (se non addirittura individualista).

Faceva risalire il suo “amore per tutto ciò che è dorato ed eccessivo, la mia passione per il lusso e la mia predilezione per gli abiti orientali” ad una auto-attribuita “discendenza araba”, sostenendo che i suoi antenati discendevano dai Mori; ma anche questo mi pare più un segno di eccentricità piuttosto che di garbata ricerca delle proprie origini.

Insomma un personaggio, e non lo dico nel senso migliore del termine.

Ma veniamo al museo di Figueres.

Che in pratica è la rappresentazione plastica di quella incredibile contraddizione, di quella sovrapposizione di stili e di forme artistiche, di espressioni e di “atti”, di quella “mescolanza” di arti, atteggiamenti, comportamenti, opere ed azioni delle quali parlavo prima.

Come recita il depliant illustrativo del Museo (per la verità uno dei pochissimi in lingua italiana trovati durante il nostro viaggio), “il Teatro-Museo Dalì è l’oggetto più surrealista del mondo”. E’ composto da due parti: “Il primo è quello formato dall’antico teatro incendiato, trasformato in Tatro-Museo a partire dai criteri e dal progetto dello stesso Salvator Dalì. Questo insieme di spazi forma un unico soggetto artistico in cui ogni elemento è inseparabile dal tutto. Il secondo è il complesso di sale derivato dei progressivi ampliamenti del Teatro-Museo.”

Ciò che vediamo, corrisponde esattamente a questa descrizione.

Già prima di entrare all’interno degli spazi museali siamo accolti da una serie di statue ed installazioni di vario genere: creazioni varie, statue poste su colonne di pneumatici, enormi maschere barbute e colorate. All’interno, dove generalmente è situata la platea, la famosa Cadillac, l’auto che tanto piaceva a Dalì, sormontata da una statua di donna paffuta e sulla quale si erge un grande pinnacolo al termine del quale è posta una nave, gialla, da cui pendono gocce di mare, azzurro. Il numero delle foto e dei selfie è inimmaginabile.

Ma già di fronte, dietro una grande vetrata, sul proscenio del teatro, giganteggia una grande pittura, che occupa praticamente tutto lo sfondo. E’ firmato “Gala Salvator Dalì”. Un ulteriore riconoscimento a Gala, la donna (a suo dire la musa) della sua vita.

E a Gala, ai numerosi dipinti e ritratti di lei, secondo stili anche assai diversi tra loro, in posizioni e in espressioni altrettanto diverse, è dedicata una intera stanza, sulla sinistra del proscenio.

E poi ancora dipinti, schizzi, nuance, acquerelli, disegni, installazioni, opere di design, tante creazioni assurde ed improbabili, le composizioni con le maschere veneziane, le statue, le uova, i gioielli creati da lui, i manichini dorati….

E ancora lungo sarebbe l’elenco.

Completo questa parte, che è stata assai più lunga di quanto non fosse nelle mie intenzioni, descrivendovi la parte “nuova” della esposizione. Una torre, una lungo ed alto muro di colore rosa, su cui sono attaccate centinaia di piccole (e grasse) scimmiette gialle (ma dicono che siano pagnotte di pane). Sui cornicioni (del muro e della torre) gigantesche uova bianche dominano dall’alto.

Una annotazione a margine: siamo stati a Figueres di lunedì, e il lunedì, di solito i musei sono chiusi; ma in questo periodo il museo Dalì è aperto anche in questa giornata. Il consiglio è di informarsi bene prima di partire, presso i siti ufficiali, per meglio organizzare la visita a monumenti e musei.

Non ho molte altre cose da descrivere relativamente a questa cittadina che in realtà, non offre molto altro.

Infatti ci siamo fermati solo per dare un rapido sguardo alla chiesa e per consumare un frettoloso panino (nemmeno tanto buono), nella pazza del municipio (Ajuntament) poi siamo partiti alla volta di Gerona (o Girona).

Dopo un paio di giorni trascorsi tra cittadine sul mare, boschi, alberi, spiagge, declivi rocciosi, monasteri situati nel verde, la visita a Figueres mi ha riconciliato con il caos del traffico urbano: parcheggi, sensi unici, sensi obbligati, divieti di accesso, divieti di transito. Non che ne sentissi il bisogno, anzi, la cosa è stata piuttosto snervante e frustrante.

Per la verità devo dire che ho trovato gli automobilisti piuttosto disciplinati sia per quanto riguarda il rispetto della segnaletica e delle norme stradali (a cominciare dai limiti di velocità), che per quanto riguarda il rispetto degli altri veicoli e, soprattutto, dei pedoni. Le strisce sono infatti ben segnalate e non ho visto automobilisti che non rispettassero in maniera assai precisa, l’attraversamento stradale dei pedoni.

Non so se per timore di multe o per zelo, certamente mi pare di dover registrare questo aspetto come un fatto positivo.

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