Catalunya: da Vic ai Pirenei

Da Girona torniamo nuovamente verso nord, la prossima tappa sarà nel mezzo dei Pirenei, a pochi passi dal Principato di Andorra e dal confine francese. Andremo a visitare una piccola ma interessante località: La Seu d’Urgell.

Il percorso da compiere non è breve; inoltre ci fermiamo per una breve sosta a Vic (Vich). E qui scopro, con rammarico, di aver sottovalutato, nella predisposizione del nostro itinerario, la visita di questa cittadina.

Infatti, è sufficiente andare al locale Ufficio Turistico per ottenere indicazioni e suggerimenti relativi ad una serie di monumenti e di luoghi da visitare che meriterebbero una sosta della durata di una intera giornata. Cerchiamo di utilizzare al meglio il tempo a nostra disposizione e quindi andiamo a visitare la Cattedrale.

Questa, per la verità, non è di particolare interesse; anzi nel suo pomposo e vacuo stile neoclassico, risulta piuttosto bruttina, soprattutto dopo aver visitato le meravigliose chiese di Girona. Interessanti, invece, la cripta e, soprattutto il magnifico retablo in alabastro, incredibilmente ricco di figure e di intarsi; interessante anche il chiostro gotico.

Ancora più interessante è il Mev (il Museo Episcopale di Vic), dove sono conservati, in locali ampi e ben organizzati, un numero assai elevato di di opere d’arte, soprattutto del romanico e del gotico. Opere che appaiono, assai interessanti per la lettura e la comprensione dello spirito di quei tempi. Numerose sono le pale d’altare, complesse e composte da più riquadri; tante le statue (a volte a dimensione reale), spesso intagliate nel legno e dipinte; ci sono anche alcuni affreschi salvati da cappelle e chiesette disperse sui pirenei e ricostruite all’interno del museo. Rari esempi di maestranze spesso sconosciute e di decori limpidi, semplici, lineari, a volte persino infantili. La ricca messe di opere abbiamo dovute vederle in rapida successione, ma avrebbero meritato ben altra attenzione.

Una nota: il museo è dotato di illuminazione a risparmio energetico; le luci delle sale, cioè, si accendono quando il visitatore vi accede e si spengono quando questi se ne allontana.

La cittadina di Vic, lo cito soltanto, possiede anche altre importanti opere come un tempio e un ponte romano e la piazza del mercato, contornata da semplici, ma decorosi edifici forniti di piacevoli porticati.

Ci allontaniamo da Vic e ci immergiamo nel verde splendente della natura che ci avvicina progressivamente ai Pirenei.

E’ una zona contraddistinta dalle classiche conformazioni delle rocce pirenaiche, inframmezzate, verso il fondovalle, dalla presenza di grandi massi erratici. Lungo la strada incontriamo fiumi e torrenti di varia dimensione, un ambiente composto da boschi infiniti di abeti, querce (roverella), lecci. Attraversiamo più di un parco nazionale. Le rocce rugose e scarnificate dei Pirenei incombono dall’alto, mentre attraversiamo quel verde rigoglioso.

Decidiamo di fare una deviazione dal percorso principale: attraversiamo piccole valli, seguiamo il corso di alcuni torrenti, ci fermiamo sulle rive di un lago artificiale, scendiamo lungo il costone di una montagna ricoperta di alberi, osserviamo, in alto la cresta rugosa della cima di un monte.

Poi, dopo una lunghissima galleria, sfociamo nella ampia valle del Segre. scavata nel corso dei millenni dal fiume che ha progressivamente ammorbidito le coste delle montagne. Attraversiamo adesso, il paesaggio tipico delle valli alpine: grandi distese di prati verdi, campi seminati a fieno o ad erba medica e, poco più in alto, dove cominciano le pendici della montagna, vaste distese di conifere, molto più in alto la roccia nuda della montagna. E lungo la valle case di ardesia, piccoli villaggi, stalle e ripari per animali.
Giungiamo a La Seu. Il paese è piccolo, molto piccolo, ma ha una cattedrale che è un gioiello. Anche questa ha una sua particolarità: è l’unica cattedrale romanica d’europa.

Il tempo ha lasciato immutato, o quasi, questa splendida opera dell’uomo, insieme al suo borgo medievale, piccolo, ristretto, che in mezz’ora lo abbiamo già visto tutto, con le case che si alzano su porticati dalle possenti basi in pietra. Una strada “principale” con le case che si addossano le une alle altre, i basamenti che ora si avvicinano, ora si allontanano tra loro, alcuni piccoli violetti laterali.

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Abbiamo alloggio in una di queste case del centro storico (Els Canonges Allotjament), camere piacevoli, con le travi di legno al soffitto, un terrazzino con vista sui tetti del paesino. Un po’ più “freddo” il locale dove consumiamo la cena (La Mina), in una via moderna, centrale, trafficata, dove comunque mangiamo abbastanza bene.

Un paese di montagna che, tra le altre cose, ha anche un percorso olimpionico per le gare di canoa. Infatti, durante il pomeriggio, abbiamo potuto assistere alle prove di una gara di campionato mondiale che si sarebbe svolta lì, proprio in quei giorni.

Al mattino successivo la visita alla Cattedrale: i portali sono ampi, ma assai semplici, come pure le decorazioni laterali. Si notano subito i due campanili turriti, in perfetto stile romanico lombardo e una torre campanaria di più tarda realizzazione. Bello e molto semplice il chiostro, con colonnine molto semplici abbellite da capitelli adornati con motivi floreali, animali o fantastici. Nel complesso sono inglobate due piccole chiesetta di anteriore datazione.

Interessante il piccolo museo. Anche qui devo far notare la capacità di presentare al turista i gioielli del luogo nella loro forma migliore: il museo è piccolo, ma comprende (fra le altre opere), alcuni manoscritti miniati; ecco quindi che in una piccola sala si proietta un breve documentario (lingua a scelta, tranne l’italiano) che illustra alcune miniature e il valore delle opere esposte. Si tratta, in particolare, di un commentario (VIII secolo, miniato nel X) dell’Apocalisse di San Giovanni.

Ripartiamo dalla Seu con la convinzione di aver visitato un luogo che, anche se modesto, è risultato estremamente interessante ed è valso a completare in maniera opportuna la nostra conoscenza di un territorio vasto, complesso e ricco di diversi e diversificati aspetti e caratteristiche.

Per un poco girovaghiamo ancora nella valle del Segre, fermandoci ad una piccola ma bellissima chiesetta, la Basilica di San Clemente: tutta di pietre e mattoni, che guarda l’ampia valle, ai piedi dei picchi rocciosi. Una delle tante che un tempo punteggiavano la zona.

Ed ora di nuovo verso sud, questa volta a Lerida, nostra prossima tappa.

Indugiamo ancora nella valle, tra prati coltivati e colori lussureggianti, attraversiamo, colpevole un incidente stradale che ci porta a scegliere una nuova deviazione, una zona ricca di boschi e di ruscelli (probabilmente affluenti del Segre), e, infine, sfociamo nella grande pianura.

Una grande distesa di terre coltivate si apre davanti ai nostri occhi.

E’ l’ampia meseta spagnola, un pianoro vasto e sconfinato; i colori vanno dal giallo al verde. La percorriamo per chilometri e chilometri e vedo, ai bordi della strada, le più varie e diverse coltivazioni: frutteti, oliveti “a cespuglio”, bassi vigneti che si prolungano ettaro dopo ettaro, cereali, mais, orzo, e poi anche (ma molto più di rado) qualche allevamento.

Si vedono anche numerosi stabilimenti, fabbriche e strutture di trasformazione alimentare. Nel complesso ricevo l’impressione di una economia che, ancorché anch’essa segnata dalla più generale recessione che coinvolge tutta l’europa, è abbastanza dinamica; molto legata al territorio e alle sue peculiarità. Anche questo un elemento interessante, insieme alla conoscenza delle tradizioni storiche e culturali che andiamo acquisendo in questo viaggio.

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