Catalunya: ultima tappa !

Siamo ormai quasi alla fine di questo viaggio bello e indimenticabile. Tuttavia ancora qualche sorpresa ci aspetta.

Arriviamo al Monastero di Santa Creuz alle prime ore di un afoso pomeriggio.

Anche qui una triplice cintura di mura che attraversiamo ci porta al cuore dell’antico Monastero reale, non più utilizzato per la sua funzione, ma trasformato in museo.

Le similitudini con il precedente monastero sono molteplici, ma non mancano le differenze significative.

Il portale d’ingresso della chiesa è romanico, mentre il rosone che lo sovrasta è gotico. Analogamente l’interno che poggia su una solida base di stile romanico, mentre la parte superiore è tipicamente gotica.

Qui i chiostri sono due: il più nuovo gotico, molto simile a quello visto a Poblet, ma con rifiniture di capitelli ed intarsi che ci sembrano più ricchi del precedente. Anche qui caratterizzato dalla presenza del lavatoio per le abluzioni dei frati. Quello più antico, situato nella zona più antica del monastero, è romanico, seducente nella sua semplicità.

Anche in questo caso, all’interno della chiesa, c’è una zona adibita a raccogliere le spoglie di alcuni sovrani. In questo caso, però, le arche sono gotiche, assai simili, per capirci a quelle scaligere, con la differenza che poggiano direttamente a terra e non sono sopraelevate come quelle di Verona. All’interno i sarcofagi scolpiti dei sovrani.

Degna di menzione è la abitazione del priore che, in questo caso, ha le fattezze di una casa nobiliare. Un ingresso ampio, scoperto, con al centro una vasca; una scalinata che conduce ai piani superiori, anticipata da un archetto sostenuto da sottili colonne gotiche; una colonna di porfido a sottolineare il pregio e l’eleganza. Il soffitto del terrazzino del piano superiore, a vista, è in legno dipinto.

Ma la sorpresa che abbiamo trovato in questo monastero è stato il video di presentazione della visita. Anzitutto perché disponibile in italiano (e, come ho avuto modo più volte di scrivere nel corso di questi racconti sul viaggio in Catalogna, poche volte abbiamo trovato depliant o guide in italiano), ma soprattutto perché più che un video, si è trattato quasi di uno spettacolo.

Mi dilungherò su questo.

Appena arriviamo alla biglietteria del sito, l’addetto ci comunica molto cortesemente che è disponibile un video, in italiano di lì ad una mezz’ora. Accettiamo la proposta (compresa nel prezzo del biglietto) e, all’ora stabilita veniamo introdotti in un locale (che anticamente faceva parte del monastero), di fronte a noi un grande telone di nove metri di lunghezza e circa tre di altezza. Ha inizio la proiezione e su questo ampio telone vengono proiettate immagini di affreschi, dipinti, miniature, manoscritti e altri documenti che illustrano la “regola” benedettina, e le caratteristiche dell’ordine cistercense; la sua diffusione nell’europa cattolica, i diversi monasteri gestiti dall’ordine. Il commento sonoro spiega ed illustra i vari passaggi e il significato delle immagini che scorrno sullo schermo.

Poi, con un sistema di carrucole e di congegni meccanici il grande telone viene ripiegato, lasciando apparire, a coprire l’intera parete, gli strumenti (squadre, compassi, pinze, tenaglie, ecc), le impalcature, i meccanismi (argani, pulegge, ecc.) utilizzati dai monaci, dai loro aiutanti, dai maestri carpentieri per realizzare chiese e monasteri, tutto riprodotto in dimensioni reali.

Subito dopo, su un lato della sala, si apre un’altra tenda e la voce narrante racconta delle varie attività (di produzione agricola, raccolta, trasformazione, ma anche di pausa e di preghiera) svolte dai monaci, mentre una luce illumina progressivamente sacchi di grano e di orzo, cesti di legumi, botti di vino, una tavola imbandita con, riprodotte, le vivande consumate dai monaci durante la giornata.

Una porta (vera) si apre (dove prima c’era il tendone delle proiezioni, sotto l’impalcatura riprodotta delle costruzioni, e il personale addetto ci invita ad entrare. Entriamo in una stanza del monastero, una piccola cappella, con un grande cubo di vetro scuro. La voce narrante è passata ora a parlare di una attività assai significativa per i monaci cistercensi: la copiatura e la miniatura di testi e libri sacri. Una luce, all’interno del cubo, sapientemente diretta, rende progressivamente visibile uno degli ambienti nei quali i monaci svolgevano queste attività: lo scrittoio, le pergamene, gli attrezzi con cui scrivevano (penne, calamai, ecc.), gli armadi in cui conservavano i testi.

Alcune pagine di questi libri vengono ora proiettati su una parete della cappella in cui ci troviamo, mentre la voce narrante continua il suo racconto, fino alla fine della proiezione-

Ho trovato questa cosa molto interessante e coinvolgente. Geniale.

Riprendiamo la strada per la nostra ultima meta. Non si tratta questa volta di una visita, ma semplicemente di una sosta, prima di riprendere il volo che da Barcellona ci riporterà in Italia. La sosta è a Sitges.

Sitges è una località sul mare, a sud di Barcellona. In verità l’ho scelta perché vicina all’aeroporto di Barcellona, da cui ripartiremo per il nostro viaggio di ritorno, perché è sul mare, ma anche per un’altra ragione. Mentre mi documentavo su questo viaggio, ho scoperto infatti che Sitges è la località più “alternativa” della Spagna.

Cosa vuol dire “alternativa” ?

Lo scopriamo presto.

Sitges ha una lunga spiaggia; come tutte le località marine è piena di locali e di posti di ritrovo di ogni genere. Così, insieme alle famiglie con bambini che affollano la spiaggia, a frequentatori di giochi sulla sabbia, a gruppi di persone che passeggiano sul lungomare, si notano con facilità coppie di uomini e coppie di donne che frequentano in maniera consistente questi stessi posti.

Sembra che ciò accada da tempo e che questo sia diventato progressivamente un luogo elettivo di incontro per coppie di gay e di lesbiche.

Così, passeggiando per le tante stradine del luogo, oltre ai tradizionali luoghi di incontro, gelaterie, ristoranti, bur, pub e quant’altro, è molto facile capitare in un locale gestito da una drag queen che canta nella brezza della sera, o in locali esclusivi e riservati.

Con una cena in un locale del centro a base di tapas (molto buone) e birra, terminiamo questo viaggio.

E’ stato un viaggio lungo e faticoso (oltre 900 chilometri su e giù per le strade della Catalogna), ma anche bello ed interessante.

Abbiamo percorso la Costa Brava da Barcellona a Cap de Creuz, poi siamo tornati verso sud, attraverso Figueres fino a Gerona, poi di nuovo a nord nel cuore dei Pirenei, ed ancora a sud fino a Lerida e ai monasteri reali, fino alla spiaggia di Sitges.

Le tante cose conosciute, i luoghi, i monumenti, i siti archeologici, le opere d’arte, le chiese e i monasteri, i paesi e le città attraversate, compensano ampiamente, tuttavia, la fatica di questo viaggio.

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