Polonia: Wroclaw (Breslavia)

Non ho avuto modo di osservare in maniera precisa ed approfondita, il paesaggio polacco. Ho attraversato il suo territorio tra Cracovia e la Slesia, addentrandomi brevemente nella zona della Bassa Slesia. Nella zona attraversata, lasciati i dintorni di Cracovia e percorrendo la nuova e veloce autostrada, ho trovato inizialmente un paesaggio ricco di verde e di zone boscose; solo successivamente la strada ha cominciato a scollinare tra ampi spazi a colture estensive: si distinguevano interi campi di granturco alternati a vaste distese di fieno.

Con l’eccezione del territorio intorno a Katowice, queste sono state le caratteristiche principali del paesaggio. Il verde più opaco delle colture intensive era relegato in lontananza, intorno ai quegli aggregati di casette dai tetti spioventi, comuni in tutte le zone del centro europa. Di quest’ultimo aspetto ho trovato conferma quando ci siamo addentrati in alcune zone della Bassa Slesia.

Non vado oltre su questo particolare aspetto, mentre credo sia meglio raccontarvi della mia esperienza di visita a Wroclaw, nome malamente tradotto in italiano con Breslavia.

La Slesia ha vissuto fasi travagliate della sua esistenza.

Nel medioevo la Slesia era una provincia dei Piasti. Quella dei Piasti è una dinastia di re e duchi che governarono prima il Ducato e poi il Regno di Polonia, dai primordi semi-mitici fino al 1370. In realtà il termine “dinastia Piasti”, fu coniata dagli storici del seicento, ricavandola dal nome del primo re (leggendario), che per l’appunto si chiamava Piast. Ad ogni modo è la prima dinastia polacca storicamente accertata. I vari regnanti che si succedettero nel tempo, si adoperarono nell’impresa difficile di edificare uno stato unitario e centralizzato e di garantirne l’indipendenza religiosa e politica appoggiandosi alla Chiesa, la quale ne “certificò” l’esistenza con una bolla del 1076.

Con il Sacro Romano Impero la Slesia divenne una provincia boema che passò poi alla dinastia degli Asburgo nel 1526. Nella guerra di secessione austriaca fu conquistata da Federico II di Prussia. Fino alla seconda guerra mondiale faceva parte della Germania e, al termine dell’ultimo conflitto, venne assegnata alla Polonia.

Wroclaw è la capitale della Slesia.

La città si allarga sulle rive calme dell’Odra. E’ stata pesantemente colpita dai danni del secondo conflitto mondiale e ancora oggi mostra, insieme a dinamici elementi di ripresa e interessanti interventi di ristrutturazione urbana, i segni del lungo periodo di stagnazione seguito a quel conflitto. Si notano infatti, insieme ad edifici recuperati e ristrutturati, vecchi casermoni e abitazioni decadenti, anche nelle zone adiacenti al centro storico. Ma anche qui ho potuto notare un notevole dinamismo e una voglia considerevole di muoversi, di agire, di operare.

La nostra visita è cominciata dalle chiese costruite sulle “isole di sabbia”, il nucleo antico, quello che è stato meno danneggiato ed è rimasto pressoché intatto. Si tratta di un aggregato assai significativo dal punto di vista storico ed architettonico, con le varie costruzioni, le chiese soprattutto, costruite in mattoni rossi, con i campanili completati dalle classiche guglie sottili e appuntite.

Il loro profilo si staglia nettamente nel panorama urbano, non appena ci si affaccia sulle sponde dell’Odra, e lo delinea in maniera caratteristica, proponendo una immagine assai dolce e delicata di questa parte della città.

Un ponte conduce alla prima isola e alla chiesa che, per l’appunto, si chiama S.Maria sulla Sabbia. Un edificio compatto, slanciato, gotico nelle forme. All’interno, lungo la navata centrale, appoggiati alle colonne, una serie di altari gotici provenienti da varie chiese distrutte della Slesia.


Attraversato un altro ponte (di ferro), si raggiunge un’area che prima era un’isola e che, ormai, con l’intervento umano è totalmente legata alla terraferma.

Su questa area sorgono: la chiesa dei Ss Pietro e Paolo; la chiesa di Santa Croce; la chiesa di S.Martino e la bellissima cattedrale, la chiesa di S.Giovanni Battista.

La chiesa di Santa Croce è assai interessante, perché all’interno di un unico ed omogeneo edificio, vi sono in realtà due chiese: una inferiore, dalle massicce colonne; l’altra, sovrapposta alla prima, dalle linee più sottili e scattanti, cui si accede da una scalinata laterale.

Ma ciò che appare splendidamente alla vista, al termine di un breve viale, è la cattedrale, con i suoi rossi mattoni e la facciata incorniciata da due alte e lunghe torri.

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Anche in questo caso pochi gli inserti di marmo e di pietra. Della primigenia struttura romanica restano solo due leoni di fianco al portale di ingresso, cui si accede attraversando un breve portale gotico ornato di statue e di pinnacoli. All’esterno le mura della chiesa sono sostenute da contrafforti, anch’essi in laterizio; altre cupole segnalano le cappelle aggiunte in epoca successiva.

L’interno è sobrio e solenne, il soffitto bianco segnato dalle linee delle curvature leggere delle colonne; ma ricco di opere d’arte che arricchiscono molte delle cappelle laterali.

Completata la visita, abbiamo riattraversato l’Odra, e, percorrendo le sue rive, abbiamo riguadagnato il centro cittadino. Abbiamo costeggiato l’Ossolineum, un elegante edificio barocco, oggi importantissima e ricca biblioteca, ma un tempo la rinomata scuola gesuitica che costituiva il cuore dell’antica università leopoldina.

Nei pressi, sulla strada che porta al Rynek, sorgono anche gli edifici della università di Wroclaw anch’essa in forme barocche. Fondata nel 1702 da Leopoldo I (fu probabilmente disegnata da un architetto italiano), ha costituito un fondamentale punto di riferimento per la cultura polacca. Sono visitabili anche alcune sale interne fra cui la famosa Aula Leopoldina: un vasto ambiente con arredo rococò e quadri di imperatori, uomini illustri, letterati, filosofi e poeti.

Ma il centro fondamentale in sui si sviluppano le dinamiche della vita cittadina è il Rynek, la piazza principale su cui si affacciano le numerose case, dagli stili diversi, ampiamente e recentemente ristrutturate e che garantiscono uno scenario piacevole e suggestivo alle persone che la percorrono. Sicuramente c’erano molti turisti, ma la mia impressione è stata quella di una piazza fortemente vissuta dai suoi cittadini, dalle famiglie, dai bambini.

Complice forse la giornata prefestiva (era un sabato), la piazza era infatti piena di musicanti, cantanti, clown, acrobati ed intrattenitore di vario genere che allietavano e divertivano le persone presenti, e fra questi, ripeto, c’era di tutto: uomini anziani, donne con la borsa della spesa, giovani, coppie, bambini.

Insomma una società, come ho avuto modo di dire anche in altri scritti relativi a queste mie cronache relative al viaggio in Polonia, vivace, effervescente, dinamica.

Al centro della piazza, un vasto edificio (il mercato) e, soprattutto, attira l’attenzione il massiccio complesso del Ratusz, il Municipio. L’edificio, gotico, è in parte ricostruito, ma comunque offre un brillante esempio dell’arte del tempo.

L’elaborata facciata gotica, dietro la quale spunta la torre con un coronamento barocco, è vivacizzata dal disegno di trine, merletti e pinnacoli scolpiti. Un grande orologio è posto al centro, mentre monofore e bifore spuntano sui diversi lati. Di lato ad alcune di esse, delle figure in pietra vivacizzano ulteriormente l’edificio.

Dunque, anche Wroclaw ha saputo offrirci un bagaglio di conoscenze interessante e stimolante.

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