Polonia: la Chiesa della Pace

La pace è quella di Westafalia del 1648. La chiesa è quella di Swidnica, piccolo comune della Bassa Slesia.

Durante la nostra breve visita in questa regione, siamo riusciti a visitare questa piccola ma interessante cittadina, il cui vanto principale (ma non unico) è la chiesa della Pace

La pace di Westfalia mise fine alla Guerra dei Trent’anni, una delle guerre più lunghe e distruttive della storia europea. Contrappose cattolici e protestanti, ma in realtà fu una guerra che vide le potenze esistenti combattere ferocemente tra loro per ricercare maggiori posizioni di forza nello scacchiere europeo.

La guerra ebbe inizio quando il Sacro Romano Impero cercò di imporre l’uniformità religiosa nei suoi domini. Gli stati protestanti del nord, si unirono formando l’unione evangelica; l’impero contrastò questa lega, suscitando le reazioni di tutto il mondo protestante. La Svezia intervenne nel 1630 lanciando una offensiva in larga scala sul continente; la Spagna, intenzionata a battere i ribelli olandesi, intervenne con il pretesto di aiutare il proprio alleato dinastico, l’Austria. Temendo l’accerchiamento da parte delle due grandi potenze degli Asburgo, la cattolica Francia entrò nella coalizione a fianco dei protestanti.

“La guerra fu caratterizzata da gravissime e ripetute devastazioni di centri abitati e campagne, da uccisioni di massa, da operazioni militari condotte con spietata ferocia da eserciti mercenari spesso protagonisti di saccheggi, oltre che da micidiali epidemie e carestie.”

Con la Pace di Westfalia si instaurò un nuovo ordine internazionale, indipendente dalla fede religiosa e fondata sul concetto di stato. Naturalmente ne scaturì anche un quadro statuale, confacente ai nuovi equilibri militari che si erano venuti a determinare durante questo conflitto, con conseguenze politiche, sociali ed economiche che sarebbero durante ben oltre un secolo.

Successivamente a questo trattato, le autorità imperiali asburgiche concessero alle comunità protestanti della Slesia, di erigere delle proprie chiese, ma solo a determinate condizioni.

Queste erano: le costruzioni dovevano essere erette fuori dalle mura cittadine, dovevano essere costruite solo in legno ed argilla, non dovevano ricordare edifici religiosi del passato, non dovevano avere torri, né campanili. Il tutto per contenere l’espansione del culto protestante.

Questo fatto determinò la necessità di creare delle strutture originali, al fine di sfruttare al massimo le possibilità concesse dal sovrano. Da qui la realizzazione di alcuni edifici che sono un raro esempio di bellezza e funzionalità, riuscendo, in spazi ristretti, a creare le condizioni di incontro e di preghiera per quantità significative di persone.

La Chiesa di Swidnica ne è un mirabile esempio.

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La chiesa è una costruzione assai compatta, posta al centro di un terreno alberato che è anche cimitero dei fedeli. E’ tutta in legno, persino le giunture, che si possono facilmente notare dall’esterno, sono costituite da perni di legno conficcate nelle pareti che congiungono parti e pannelli diversi della costruzione.

Nonostante lo spazio esiguo, utilizzato razionalmente per contenere il maggior numero di fedeli, la costruzione utilizza soluzioni intelligenti ed estremamente razionali che portano la capienza possibile a ben 7.500 persone !

Ciò è stato ottenuto, da un lato organizzando tutti gli spazi possibili, dall’altro procedendo in altezza ed utilizzando un triplice ordine di posti, quasi come gli ordini di un teatro.

Se poi l’esterno si presenta di una semplicità disadorna ed austera, l’interno è vivacizzato da strutture barocche (il grande altare per cominciare), dalla presenza di quadri e, soprattutto da fondali, soffitti e altre superfici tutte dipinte e colorate. Cosa che ne aumenta l’effetto austero e grandioso ad un tempo.

Nella costruzione trovano spazio anche due grandi organi adatti e necessari per le funzioni religiose, ma anche per l’esecuzione di musiche ed opere di vario genere, ancorché confacenti alla funzione dell’edificio.

Noi stessi abbiamo avuto la possibilità di assistere alla esecuzione di alcuni brani sinfonici di Bach e di Beethoven.

Una cosa veramente incantevole, non a caso questa, ed alcune altre consimili strutture della zona, sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco.

Abbiamo completato la visita di questa simpatica cittadina con una passeggiata lungo il Rynek. Più piccolo certamente di quelli visitati a Cracovia e a Wroclaw, ma certamente non meno animato. Anche qui una serie di palazzi fanno da cornice alla piazza, al centro della quale c’è il mercato e il municipio. Intorno, nello spazio tra il mercato e i palazzi, ed ancora lungo le vie adiacenti, un flusso incredibile di persone affollava gli spazi di un mercatino dell’antiquariato che si svolgeva in quei giorni.

Anche in questa piazza c’era di tutto: dalle leccornie per i bambini ai cibi di strada, presenti dappertutto e a tutte le ore nei luoghi che abbiamo visitato durante questo viaggio. Anche qui giochi ed animazioni occupavano ogni spazio rimanente, iniziative ed attività in ogni dove.

Abbiamo concluso il nostro breve giro nella Bassa Slesia visitando, infine il Castello di Ksiaz.

Su uno sperone roccioso, al centro di un ampio e lussureggiante bosco, si erge questa incredibile costruzione. Un tempo (nel XIII secolo) era una rocca costruita e tenuta dalla dinastia dei Piasti. Successivamente, con il modificarsi delle condizioni e delle situazioni politiche e strategiche, il castello si è progressivamente trasformato nelle funzioni e nella struttura, senza mai essere abbandonato.

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Così il castello ha continuato a vivere trasformandosi da rocca in una magnifica abitazione che conta più di quattrocento stanze e oltre duecento camini.

Durante l’ultimo conflitto i suoi proprietari, antifascisti che hanno combattuto con le forze alleate, furono espropriati e la struttura utilizzata dall’ entourage nazista che, costruiti tunnel e locali sotterranei, ne fece una vera e propria struttura militare al servizio di Hitler e del suo gruppo di comando.

Il castello, al centro di un magnifico parco, conclusa entro uno spazio naturale assai piacevole, è visitabile. Ristoranti, bar e altri luoghi di ritrovo sono stati realizzati utilizzando le strutture preesistenti ed offrono un esempio valido, a mio parere, di quanto il turismo possa evitare di contaminare luoghi e paesaggi meravigliosi.

Noi abbiamo trascorso alcune ore nei giardini del palazzo e il numero di visitatori che abbiamo visto è stato veramente considerevole. Lunghe file, nonostante il caldo, per poter accedere alle stanze e ai luoghi visitabile del castello. Sia detto per inciso, l’impressione è stata che per la maggior parte si trattasse di un turismo nazionale, di cittadini e famiglie polacche.

Con questo scritto si concludono le cronache di questo bel viaggio in Polonia. Rammarico per le tante cose non viste; soddisfazione per le molte cose conosciute; con l’augurio di approfondire e completare le conoscenze in una futura prossima occasione.

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