La Reggia di Caserta

In un mio recente viaggio ho rivisitato, a distanza di molti anni, all’epoca ero solo un ragazzino, la Reggia di Caserta.

Di questa Reggia, della sua costruzione, si parla essenzialmente e soprattutto come una mirabile opera architettonica ed artistica del grande Vanvitelli. Si parla della grandezza e della grandiosità della costruzione, dell’edificio, delle centinaia di stanze e di sale (1.200 in tutto) che la compongono, dei suoi arredi, delle opere d’arte in essa conservate.

Ugualmente si parla del suo grandioso parco, che si estende per alcuni chilometri e comprende vasche, fontane, gruppi scultorei. Una superficie di oltre 120 ettari. Si parla del meraviglioso giardino botanico (o giardino inglese), mirabile realizzazione di arte e botanica insieme.

Questi aspetti hanno tutti un grande valore, un grande pregio e, soprattutto, sono veri. Nel senso che la verità non è piegata a fini propagandistici, ma ci troviamo effettivamente di fronte ad una opera colossale, di grande respiro artistico ed architettonico, ad una grande realizzazione dell’ingegno e della cultura.

Peraltro, ed è un fatto non secondario in questa nostra italia, il sito è ben conservato, piacevolmente fruibile, soddisfacentemente pulito, ben organizzato e, almeno per i miei occhi di profano, ben gestito. Limitato il ricorso a mezzi di trasporto inquinanti, favorito l’uso di biciclette (singole e multiple), permesso l’uso di carrozze con cavalli, consigliate le passeggiate. Luoghi di ristoro ed altri inserti di questo genere sono molto contenuti e comunque gestiti in modo da preservare la bellezza e il fascino del luogo.

Insomma un bel posto, un’opera che valorizza il genio italico (senza dimenticare che il Vanvitelli era di origini olandesi) e che rafforza e promuove il valore dell’arte e della cultura.

Tuttavia non è su questi aspetti che intendo incentrare il mio scritto, ma voglio provare ad approcciarmi in maniera diversa, ricercando e raccontando vicende, episodi e fatti forse meno conosciuti relativi alla Reggia, che non la comune celebrazione della bellezza ed importanza di questo edificio e dei suoi giardini.

Cominciamo da Carlo di Borbone il quale diede il via alla costruzione della Reggia e che viene comunemente iscritto dagli storici nell’elenco dei “sovrani illuminati”. Di quanto sia, a mio modesto parere, contraddittoria e assurda questa locuzione non intendo parlare. Da quanto ho avuto modo di leggere, questo Carlo di Borbone era uomo di grande personalità, colto, intelligente e molto determinato.

Per una lunga serie di combinazioni dinastiche e di incroci parentali, per via di padre e di madre, fu prima Duca di Parma e Piacenza, poi re di Napoli e della sicilia, ed infine re di Spagna. Questo diede vita ad una serie di complicazioni relative alla numerazione del suo nome, per cui preferì farsi chiamare solo Carlo.

Se, infatti, come duca di Parma era Carlo I, e come re di Spagna sarebbe diventato Carlo III, ben più complicata era la faccenda relativamente a Napoli e alla sicilia.

Scrive infatti Pietro Giannone: “Egli è vero, che i Napolitani non si avanzarono a determinare il numero non sapendo se dovessero dirlo sesto, o settimo, o pure ottavo. Se non si voleva tener conto dell’Imperadore, era d’uopo chiamarlo Carlo VI; ma se, come francese della famiglia Borbone, si volesse fra la serie de’ re di Napoli porre Carlo VIII re di Francia, bisognava dirlo Carlo VII. Ma in ciò fortemente ripugnavano gli Spagnoli, che non volevan soffrire che di quel re francese si avesse conto; sicché, saviamente, non vi poser numero alcuno. (…) Ma i Siciliani, poiché essi non aveano l’imbroglio del re Carlo VIII, francamente omesso l’Imperadore, (…), determinarono il numero e dissero Carolus III, Siciliae rex; poich’essi, che non erano stati sotto i re angioini, non riconoscevano altri Carli re di Sicilia se non Carlo V imperadore e Carlo II re di Spagna.”

Insomma, un bel guazzabuglio!

E veniamo ad un’altra questione che riguarda specificamente la Reggia. Indubbiamente il re Carlo diede notevole impulso alla vita sociale e culturale della città (che aveva vissuto già una intensa stagione nella prima parte del seicento), realizzò la costruzione del Teatro San Carlo, delle regge di Portici e di Capodimonte, sostenne la realizzazione degli “alberghi dei poveri” a Napoli e Palermo, avviò la stagione delle ricerche archeologiche (Ercolano, Pompei, Stabia). E decise anche la costruzione di una nuova reggia laddove oggi è la città di Caserta (allora inesistente), che fosse all’altezza di quelle delle altre grandi città europee.

Prese questa decisione sia perché voleva misurarsi e paragonarsi con le dimore di altre case regnanti d’europa, ma anche per una ragione più concreta, (almeno a leggere le note del libro del Touring che ho sfogliato) e cioè che “nel 1742, infatti, cannoni di una squadra navale inglese avevano minacciato troppo da vicino il Palazzo Reale di Napoli”.

Questa la sapevate ?

Ciò di cui ora voglio parlarvi è del ruolo che nelle vicende della reggia ebbe una donna, la regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando IV (Succeduto al padre, il Carlo del quale vi ho raccontato prima). Maria Carolina era austriaca, proveniva dalla famiglia degli Asburgo (la tredicesima dei figli viventi). Si dimostrò subito molto attiva nella vita del Regno, tanto da entrare nella ristretta cerchia di governo.

Ondivaga riguardo alle posizioni politiche, si circondò prima di letterati e studiosi illuministi, per poi passare al campo dei conservatori e della restaurazione dopo che la sorella Maria Antonietta, regina di Francia, fu giustiziata dai rivoluzionari francesi.

In ogni caso si deve a lei la realizzazione del cosiddetto “Giardino inglese” realizzato all’interno del Parco della Reggia di Caserta. Un luogo bellissimo e dolcissimo, ma anche struttura estremamente ricca di piante e di specie botaniche diverse, tanto da essere un vero e proprio giardino botanico, nel quale ammirare ibridi e piante rare.

Fu anche lei che spinse per la realizzazione della ricca biblioteca (ben 14.000 volumi) della reggia. Tra i vari libri spiccano opere e testi rari dell’epoca di grande valore.

Una vera chicca è la libreria girevole in mogano fatto costruire appositamente per soddisfare le sue esigenze. La si può ammirare in una delle sale espositive della reggia, insieme ad alcuni dei volumi della biblioteca.

Infine un’ultima annotazione.

Per realizzare ed alimentare le splendide fontane dei giardini della Reggia, fu costruito un apposito acquedotto, una grande opera di ingegneria idraulica, lunga 38 chilometri e non priva di interessanti soluzioni ingegneristiche: l’acquedotto Carolino

Cosa meno risaputa è che la portata dell’acquedotto fu studiata e determinata non solo per i fabbisogni idrici della reggia (che pure erano notevoli), ma anche per migliorare l’approvvigionamento idrico della città di Napoli, per dare acqua alle diverse attività produttive gestite e realizzate dai Borbone (mulini, follando, ecc.), nonché per approvvigionare la comunità cittadina che si prevedeva sarebbe cresciuta intorno alla reggia stessa.

Insomma la Reggia di Caserta fu un’opera di notevole significato politico per l’immagine e il prestigio della monarchia borbonica, ma anche un’opera importante dal punto di vista culturale, sociale ed economico del territorio.

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