Villa dei Quintili all’Appia Antica

Stimolato dal libro di Rumiz, (“Appia”, Paolo Rumiz, Feltrinelli, Milano, 2016) ho deciso di approfondire la conoscenza di questa strada, nonché dei luoghi e dei siti che essa attraversa nel suo lungo cammino da Roma fino a Taranto e alla sua successiva deviazione traianea fino a Brindisi. Rispetto alla scelta di Rumiz di percorrerla tutta e per intero, a piedi, e con tappe continuative e consecutive, ho apportato due variazioni non di poco conto.

La prima è quella di visitare i luoghi lungo cui si dipana la storica strada quando mi si presenta l’occasione di viaggi e soggiorni anche a distanza di tempo. A questo proposito vi ho già raccontato qualcosa con gli scritti relativi a Capua (https://michelecasa.wordpress.com/2016/09/21/italia-minore-capua-1/, e https://michelecasa.wordpress.com/2016/09/22/italia-minore-capua-2/).

La seconda variazione è che non la percorrerò tutta e per intero a piedi. Tuttavia, in alcune parti, come quella del primo tratto romano, appena fuori dalle mura aureliane, questa è non solo una necessità (i veicoli a motore non sono ammessi tra le 9.00 e le 16.00), ma anche una assoluta opportunità, al fine di poter godere appieno della bellezza e della monumentalità di questa strada.

Così mi accingo a raccontarvi, nel presente scritto, l’occasione della visita di un tratto di questa strada, per la precisione quello che va dall’incrocio dell’Appia Antica con Via di Torricola, fino a quello con Via Erode Attico.

Parliamo di un tratto di oltre due chilometri e mezzo, che ho percorso due volte (andata e ritorno), e ricca di monumenti e di testimonianze. In gran parte si tratta dei resti cementizi di grandi ed importanti monumenti, ma non mancano statue, cippi, lapidi votive ed altri segni del munifico passato di questa strada, lungo la quale tutti coloro che avessero una qualche importanza, da Roma repubblicana in poi, volevano essere presenti e ricordati.

In gran parte le opere più preziose, quelle di valore maggiore, sono state abbondantemente saccheggiate, sia per far risplendere case ed abitazioni private, sia per essere cedute e vendute (molte statue, pietre, cippi ed altro materiale si trovano nei musei di tutta europa), sia, in parte minore, per essere conservate nei musei italiani. La devastazione e il depauperamento di questo grande patrimonio, sull’Appia come altrove, è andato avanti per secoli, vuoi per incuria, vuoi per interessi di privati (come non ricordare che ai Torlonia fu ceduta grande parte di questi luoghi), vuoi per mera speculazione edilizia (quante ville private ed inaccessibili si trovano lungo il cammino).

Si deve alla ferrea volontà e all’indimenticabile grande impegno di uomini come Antonio Cederna se una parte almeno di questo grande patrimonio è stato acquisito ed è ancora fruibile come pubblico, evitando uno scempio ulteriore a questo fondamentale pezzo della nostra memoria.

Procedendo, dunque, dall’incrocio con Via di Torricola in direzione di Roma, subito si incontra, sulla destra, il Mausoleo circolare di Casal Rotondo (in proprietà privata). Siamo al VI miglio della Via Appia; la costruzione originaria risale al 30 a.c., sulla cui sommità fu edificato un casale (da cui il nome), oggi trasformato in villa. Nei pressi, su una quinta di mattoni sono stati riportati frammenti di marmi trovati nella zona vicina.

Altri monumenti funerari si susseguono su ambo i lati della strada, fino ad arrivare ai resti di un bellissimo ninfeo che costituiva l’ingresso alla Villa dei Quintili, la più bella, grande ed estesa villa del suburbio romano. Un lungo corridoio circondato da giardini conduceva, dal ninfeo, al complesso residenziale, del quale facevano parte numerosi locali, terrazze all’aperto, camere conviviali, un complesso termale, stanze di rappresentanza, tutte, ovviamente, riccamente adornate di marmi, statue, mosaici pavimentali. A completare il tutto una innumerevole serie di locali di servizio e magazzino.

Il corpo principale della villa sorge su una zona rialzata di rocce laviche, molto ventilata, aperta sulla campagna romana.

Cosa da suscitare l’invidia di chiunque.

Ed infatti i due fratelli Quintili, consoli nel 151 d.c., nobili, colti, rispettati ed importanti personaggi della Roma dell’epoca, apprezzati uomini di governo e tenuti in grande considerazione da Antonino Pio e da Marc’Aurelio, furono presi di mira dall’imperatore Commodo che, accusatili di tradimento li fece uccidere e si impossessò della prestigiosa dimora.

La villa rimase proprietà imperiale, ed utilizzata dai diversi imperatori, fino al V secolo.

Una visione della monumentali e della grandiosità della villa si può ben avere dal largo spiazzo adibito ad Antiquarium. Qui, oltre a poter ammirare alcuni importanti ritrovamenti, si può godere della vista delle grandi rovine; e se solo le rovine e i resti degli antichi fabbricati inducono a considerare le notevoli dimensioni dell’insediamento abitativo, si può ben immaginare la spettacolarità della struttura quando essa era ancora in uso.

Successivamente i terreni divennero proprietà di varie istituzioni ecclesiastiche e, sul finire del ‘700, di proprietà della famiglia Torlonia. Durante queste epoche furono oggetto di appropriazione di arredi, statue e decori che sono state vendute o si conservano, per la gran parte, in collezioni private.

Oggi la struttura è gestita dalla Soprintendenza con garbo soddisfacente.

Confinante alla Villa dei Quintili è la tenuta di Santa Maria Nova, una struttura di epoca romana, con edifici che hanno subito varie trasformazioni nel corso del tempo dall’epoca romana ad oggi.

In origine era una cisterna, forse, con altri edifici vicini, al servizio della Villa dei Quintili. Una recente campagna di scavi ha portato alla luce una struttura romana risalente al II secolo d.c., con marmi policromi e pavimenti a mosaico. Il casale di Santa Maria Nova è del XIII secolo e fu gestita dai monaci Olivetani. Attualmente è gestita in unità con la Villa dei Quintili dalla Soprintendenza.

Riprendendo a percorre l’Appia verso Roma, meritano menzione ancora la struttura cementizia di un antico edificio a piramide e i cosiddetti Tumuli degli Orazi e dei Curiazi.

L’Appia, da Roma fino ad Albano, corre diritta, con una unica eccezione: in questo punto, infatti, segna una piccola deviazione, prima di riprendere il suo precedente orientamento. Ciò si deve, verosimilmente, ad un qualche valore sacro del luogo. La tradizione afferma che qui ebbe luogo lo scontro tra Gli Orazi e i Curiazi. La presenza dei tumuli lo confermerebbe.

Il duello segnò la fine di Alba Longa e il predominio romano sul Lazio.

In realtà è molto probabile che i due tumuli degli Orazi e quello dei tre Curiazi, indichino aree sacre sulle quali si celebravano riti funerari ed in particolare le incinerazioni.

Ancora qualche centinaio di metri ed arriviamo all’incrocio dell’Appia con Via Erode Attico, che avevamo segnato come punto di arrivo di questa nostra prima passeggiata sulla Regina Viarum, nel suo tratto vicino a Roma.

Devo aggiungere che la bella giornata autunnale, soleggiata ma temperata da un bel venticello fresco ha costituito l’ideale accompagnamento di questa passeggiata sul percorso dell’Appia Antica. Un percorso in gran parte costituito da pavé, ma che a tratti ancora lascia emergere l’antico e vigoroso basolato che consentiva il rapido e sicuro spostamento di uomini, merci, soldati, vettovaglie e quant’altro fosse necessario spostare da Roma fino ai confini orientali dell’impero.

Intendo continuare questa esperienza, in futuro, percorrendo altri tratti di questa meravigliosa strada.

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