Provincia di Foggia – 2

Non saprei dire quale è stato il momento “aureo” di Siponto. Se il neolitico, con i numerosi ritrovamenti di pietre e selci sagomate. Se l’età del Bronzo che ci ha donato quei reperti unici e bellissimi che sono le Stele Daune. Se l’età romana, con la costruzione della cittadella, i cui segni sono dispersi e malridotti nelle campagne dell’agro a sud di Manfredonia.

Qui racconterò della visita (rinnovata), allo splendido complesso di Santa Maria Maggiore di Siponto, sito assai interessante, restaurato recentemente e riportato vivacemente alle cronache dalla interessante ed innovativa struttura realizzata su progetto dell’artista Tresoldi.

Manfredonia
Santa Maria Maggiore a Siponto

In un sereno pomeriggio autunnale, ci siamo recati a Siponto.

Ci siamo andati, spinti soprattutto dalla volontà di renderci conto personalmente degli effetti realizzati con l’opera di Tresoldi, che tante polemiche ha suscitato, a proposito della ricostruzione (o forse sarebbe più giusto dire della installazione), della antica basilica romanica di Santa Maria di Siponto.

Infatti, di fianco alla attuale basilica di origine medievale, sono state da tempo ritrovate e risistemate le antiche rovine della più antica basilica, risalente, appunto, all’epoca romana.

Le antiche rovine, in alcuni casi poco più che delle tracce, con i basamenti di alcune colonne, alcuni muri ad opus reticulatum ed alcuni brani di mosaici, riguardano una antica costruzione, più volte oggetto di rifacimenti e di rimaneggiamenti.

In origine qui era, ancora all’interno delle mura dell’antica Siponto, importante colonia romana, un edificio databile al primo secolo d.c., successivamente trasformato in basilica paleocristiana intorno al V secolo; a questo periodo si riferiscono alcune fonti storiche del Vescovo Felice. La basilica fu risistemata ancora successivamente in epoca romana e per altre due volte in epoca medievale, fino ad essere poi abbandonata a favore della costruzione del nuovo edificio di culto che sorge lì accanto.

Spiega l’archeologo Francesco Matteo Martino: “La basilica ricostruita dall’installazione di Tresoldi richiama nelle forme l’ultima fase dell’antica basilica (…). Il perimetro è rimasto inalterato dalla sua fondazione, ed è costituito da tre navate separate da colonne. Un rifacimento successivo non ne cambia la struttura e si caratterizza per l’arricchimento del pavimento con un nuovo mosaico. In una fase più tarda, quella altomedievale, la chiesa paleocristiana assume un doppio livello: il presbiterio viene rialzato e le navate vengono divise da pilastri. E’ da questa ricostruzione che prende forma l’opera realizzata da Tresoldi”. (http://www.corriere.it/cronache/16_marzo_12/siponto-rete-metallica-ricostruita-basilica-cb0e8620-e846-11e5-9492-dcf601b6eea6.shtml).

Luigi La Rocca, soprintendente archeologico della Puglia, precisa ulteriormente: “Il progetto è nato da un’esigenza di carattere conservativo per coprire e proteggere i mosaici della basilica paleocristiana. Nel corso della progettazione abbiamo deciso di coniugare gli aspetti ricostruttivi dell’alzato con le esigenze di conservazione e abbiamo trovato nella leggerezza e nella trasparenza delle opere di Edoardo Tresoldi il modello di riferimento da utilizzare.” (ibidem).

Non è compito mio, non ne sono in grado, di valutare il raggiungimento o meno degli obbiettivi di carattere tecnico e conservativo.

Dico invece con assoluta serenità che l’opera mi è piaciuta e mi ha convinto fino in fondo.

La leggera struttura metallica che evoca, senza ricostruire, le forme e le linee dell’antica basilica è bella ed al contempo interessante; offre pienamente l’idea di ciò che era l’edificio, senza ricorrere a ricostruzioni di cartapesta (o peggio cementizie), che avrebbero sicuramente inciso negativamente sulla asperità dei ruderi e delle strutture rimaste.

A mio parere questo è davvero un incontro non solo originale, ma anche ben riuscito tra archeologia ed arte (contemporanea). Niente muri, niente strutture intrusive, solo un “ricamo” di “4.500 metri quadrati di rete elettrosaldata zincata (…). Quasi un ologramma, un fantasma di una costruzione che non esiste più e di cui restano i mosaici e la pianta”. (ibidem).

Io credo che un’opera d’arte deve piacere, stupire, suscitare emozioni. E ciò che ho visto raggiunge sicuramente questo obbiettivo.

Ho potuto ammirarla con la luce del giorno e valutare l’effetto di valorizzazione che la struttura determina nei confronti dei reperti archeologici, lasciandoci immaginare ciò che non può più essere visto. Ho potuto guardarla di sera, con le luci artificiali che davano risalto al disegno dei capitelli e alla linea delle colonne e quella dell’abside, rendendo bello un luogo altrimenti occupato soltanto da alcuni ruderi. L’effetto è stato sicuramente positivo.

Infine questa visita è stata l’occasione per rivedere la basilica di Santa Maria Maggiore di Soiponto.

Come ho detto, quest’ultima è di epoca medievale,

“La prima documentazione è quella del 1117, quando la chiesa venne solennemente consacrata (…); si pensa che in quell’anno sia avvenuto il passaggio di consegne tra la nuova chiesa (questa) e la vecchia basilica paleocristiana (…).” (https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_Maggiore_di_Siponto).

“L’edificio è molto singolare con forma a pianta quadrata, con due chiese indipendenti di cui una interrata, la cripta, due absidi a vista poste sulle pareti sud e est, un portale monumentale rivolto ad ovest (…); databile per le sue caratteristiche all’età medievale. (…). L’interno della chiesa è databile all’ XI secolo. La chiesa è un gioiello dell’arte romanico pugliese, pur mostrando influenze islamiche e armene.” (ibidem).

La struttura cubica avvicina molto, a mio parere, questa basilica alla chiesa di San Cataldo a Palermo, o a Cristo de la Luz a Toledo. In quest’ultima, in verità, gli elementi architettonici arabi sono assai più marcati, ma la struttura cubica rimane assolutamente somigliante.

“La facciata ha un portale di tipo pugliese adorno d’intagli, con baldacchino sporgente impostato su due elementi zoomorfi e sostenuto da due colonne su leoni. Su ciascun lato ci sono  due arcate cieche su colonne, con una decorazione a rombi che si ripete anche sul fianco destro della chiesa, interrotto da un’abside semicircolare spartita da tre arcate cieche su pilastri a scacchi. L’interno è a pianta quadrata; lo spazio centrale è limitato da quattro pilastri, congiunti da archi ogivali su cui si imposta la cupola a sesto ribassato, terminata da una lanterna a otto archetti. La mensa dell’altar maggiore è costituita da un magnifico sarcofago paleocristiano(…). Attraverso una scala esterna lungo il fianco sinistro della chiesa si scende nella basilica inferiore, vasta quanto la Superiore, divisa da quattro poderose colonne, corrispondenti ai pilastri della cupola, e da 16 colonnine, in parte antiche, con capitelli romanici.” (http://viaggiareinpuglia.it/at/9/luogosacro/3612/it/Santa-Maria-Maggiore-di-Siponto).

Nota critica aggiuntiva e proposta. Il luogo è stato di recente bene riorganizzato con comodi viali di accesso e piacevoli prati tutt’intorno. Tuttavia il centro servizi, peraltro già oggetto di atti vandalici, è completamente vuoto (se non per la presenza di tre macchine distributrici di bevande). Luoghi di questo genere, a mio parere, sopravvivono se vivificati da una presenza costante e continua di cittadini e di visitatori. Esempi come quello del ristorante biologico posto vicino al sito archeologico dell’Anfiteatro campano dell’antica Capua, che offrono servizi turistici, cibo biologico e cucinano prodotti locali (peraltro a prezzo accessibile), potrebbero essere un esempio avanzato in questo senso al fine di valorizzare e moltiplicare la fruizione di gioielli come questi di Siponto.

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