Metropolitana di Napoli -1

Napoli è spesso descritta come grigia, sporca, pigra ed incolore. Una città maleodorante, parassitaria, piena di gente che fa mille mestieri pur di sopravvivere, gente ignorante e priva di cultura, di capacità imprenditoriale, di capacità innovative.

Luoghi comuni, nient’altro.

Napoli è una città che vive mille contraddizioni, che conserva problemi atavici, derivanti dalle scelte insensate che classi dirigenti antiche e moderne, gruppi di interesse economico e finanziario hanno voluto e determinato.

Ma Napoli è città non solo vivace, ma anche incredibilmente moderna e culturalmente progredita.

E quando parlo di vivacità non mi riferisco a Pulcinella, al tamburello, ai numeri della smorfia, ai cornetti, alle fatture, ai presepi. Tutto questo, preso nella giusta misura, è il segno di una storia e di una cultura antica da non sottovalutare e a cui dare il giusto valore, peso ed importanza, come non pochi autori di saggi e di studi hanno saputo fare.

Mi riferisco, in questo caso e con questo scritto, alla capacità di rinnovare costantemente un patrimonio culturale di grande respiro e di altissima qualità che, a Napoli, non si è mai interrotto, che ha saputo produrre opere di grandissimo livello e di straordinaria importanza e che vive tuttora.

Per la precisione, più che vivere, viene costantemente rinnovato.

In questo scritto non vi parlerò, infatti, dei grandi monumenti presenti a Napoli che ho visto e visitato, non vi parlerò dei Musei, grandiosi scrigni di opere d’arte eccellenti, né di chiese e di palazzi. Tutte cose che Napoli possiede ed offre alla vista e alla conoscenza dei visitatori.

Nè vi parlerò del lavoro coraggioso ed interessante condotto a Napoli in direzione di un allargamento della offerta museale verso il moderno e il contemporaneo. Cosa che ha prodotto una interessante sezione presso il Museo di Capodimonte con opere di Wharol, Burri ed altri, nonché l’apertura di un Museo, il MADRE, espressamente dedicato all’arte contemporanea.

Vi parlerò della metropolitana di Napoli, anzi di alcune delle stazioni della metro che ho potuto visitare in occasione di una mia recente visita.

Le stazioni della metropolitana di Napoli sono state infatti attrezzate con incredibili lavori di artisti e sono diventate un vero e proprio museo diffuso, offerto ai viaggiatori, ai cittadini, alla gente che la attraversa quotidianamente. Una operazione intelligente, innovativa e coraggiosa, il cui esito positivo non era certo scontato.

“Con la costruzione e il potenziamento delle varie linee è stato promosso dal comune di Napoli il progetto Stazioni dell’arte, che consiste nell’affidare la progettazione delle stazioni a noti artisti ed architetti contemporanei. (…) L’obiettivo perseguito dalle amministrazioni è quello di costruire stazioni che siano funzionali e contemporaneamente centri di aggregazione belli e confortevoli; contestualmente l’obiettivo è quello di riqualificare urbanisticamente le zone circostanti. Per il resto, le stazioni dell’arte sono distribuite lungo le linee 1 e 6 e contengono più di 180 opere d’arte contemporanea pensate appositamente per le stazioni e prodotte da artisti di fama internazionale oppure da giovani architetti locali, e sono state premiate come le stazioni più belle d’Europa.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Metropolitana_di_Napoli).

Per quello che ho potuto vedere, ovviamente in modo solo parziale, l’esperimento è ampiamente riuscito, e rappresenta un successo del modo di vivere l’arte, la mobilità urbana, la città nel suo insieme, i quartieri, i luoghi di incontro e di passaggio.

Comincerò quindi con questo scritto a raccontarvi delle mie impressioni sulla metropolitana napoletana, continuerò con le altre stazioni visitate e mi riprometto di completare questa rassegna raccontandovi delle altre stazioni che cercherò di conoscere nel corso di altre successive visite alla città di Napoli.

Mi pare d’obbligo cominciare dalla Stazione Garibaldi, dove una invasione di lumache giganti e colorate accoglie il visitatore, occasionale o abituale, che percorre la lunga galleria di accesso interrata, la quale connette la stazione ferroviaria con le strutture di altri sistemi di trasporto.

Sono le lumache di Cracking Art, il gruppo di artisti noto da più di venti anni per l’installazione in tutto il mondo di animali giganti di plastica colorata rigenerabile. Cinque chiocciole giganti, 32 medie e 20 piccole colorano il lungo ipogeo, percorrono il suo spazio o si arrampicano lungo le travi di sostegno. In questo caso gli artisti hanno deciso di scegliere le lumache perché “legata ai progetti di rigenerazione urbana. La Chiocciola, laddove passi, lascia dietro di sé una scia di miglioramento.” (http://www.crackingartgroup.com/station-invasion/).

Vi assicuro che questi animali colorati producono un effetto eccezionale sul luogo, ravvivando il panorama fatto di pali di acciaio che sostengono il grande pergolato in acciaio e teflon forato che copre l’intero spazio di ingresso e di spostamento tra i vari luoghi di accesso ai diversi sistemi di trasporto (metro, autobus, ferrovia).

Il progetto della stazione Garibaldi è dell’architetto ed urbanista francese Dominique Perrault, celebre per aver progettato la nuova Biblioteca Nazionale della Francia, l’ampliamento della Corte di Giustizia europea di Lussemburgo, la torre Fukoku a Osaka, ed ora anche questo nodo intermodale di trasporto urbano.

Oltre alla enorme tensostruttura, la particolarità di questo progetto risiede nelle scale mobili che scendono per tre piani, incrociandosi tra loro (tre in salita e tre in discesa) e, rivestite di vetri ed acciaio, offrono una sensazione assai particolare di dinamismo e di velocità, oltre che di funzionalità e bellezza, e un incredibile scintillio di immagini.

“Perrault periferizza i flussi di traffico e ne libera il cuore, giocando con ironia sul fatto che il sostrato di piazza Garibaldi sia privo, al contrario di tutta quanta la città, di resti archeologici; questa figurazione è l’origine dell’idea della stazione metropolitana, dove l’esterno si confonde con l’interno, le infrastrutture si mischiano alla scena urbana e la profondità si mette in mostra in modo tale che l’esperienza sotterranea appaia un prolungamento degli usi e delle vedute della parte superiore.” (http://www.archinfo.it/perrault-e-la-stazione-garibaldi-della-metropolitana-di-napoli/).

Da annotare che il piano banchina è a 40 metri di profondità, un particolare che rende questo luogo assai simile al classico “tube” londinese.

A completare il quadro, due installazioni artistiche di Michelangelo Pistoletto assai simpatiche ed accattivanti.

Infatti si inseriscono perfettamente nel complesso gioco di acciaio e di specchi. Esse sono disposte “lungo il marciapiede d’attesa, ai piedi della scale mobili. Denominata, senza margini di dubbio, “Stazione” è composta da pannelli in acciaio specchiante su cui compaiono, a grandezza naturale, figure di utenti in attesa, in cammino oppure in conversazione tra loro. Ai reali viaggiatori presenti in stazione non resta che confondersi all’opera artistica e diventarne così i veri protagonisti.” (ibidem).

Ed è questo che realmente accade: i visitatori, i turisti, i cittadini vi si specchiano, si vedono insieme alle figure fotografate e si fotografano anch’essi, combinando un vertiginoso e coinvolgente gioco di immagini e di specchi.

Una divertente esperienza che vi raccomando di non mancare!

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