Napoli – 2: Castel Nuovo

Nel corso di un mio recente viaggio a Napoli, ho finalmente visitato Castel Nuovo. Dall’esterno lo avevo visto innumerevoli volte, ma era sempre mancata l’occasione di una conoscenza approfondita di questo magnifico castello che si erge possente sul lungomare di Napoli, in pieno centro.

cof

Castel Nuovo è anche impropriamente detto Maschio Angioino, ma del primigenio
impianto angioino conserva ben poco, profondamente rimaneggiato nel corso del tempo, a cominciare dagli aragonesi che realizzarono tra la Torre di Mezzo e quella di Guardia, il grandioso Arco di Trionfo per celebrare, appunto, il loro vittorioso ingresso nella città di Napoli.

In epoca angioina il castello era stato sia un luogo di residenza reale che una fortezza. Con gli aragonesi questa duplice funzione si trasformò, in base alle esigenze belliche del tempo, a favore di una struttura marcatamente militare. In conseguenza di ciò tutta la zona circostante, che in epoca angioina era stata residenziale, venne totalmente liberata da case e da uomini.

Quella che si ammira oggi è sostanzialmente la fortezza aragonese, che nel corso del tempo ha subito ulteriori, ma solo parziali trasformazioni.

E’ interessante ricordare che in epoca angiona, proprio per le funzioni di abitazione reale che la struttura aveva, di qui passarono artisti e lettori di fondamentale importanza per la cultura italiana, quali Petrarca, Boccaccio e Giotto. Delle opere di quest’ultimo, purtroppo, restano solo pochi e ridottissimi segni.

La struttura del castello, come credo sia ampiamente noto, è trapezoidale, con cinque torri cilindriche (quattro in piperanno e una in tufo). La struttura delle mura è principalmente in tufo che poggia su un solido basamento.

Ho avuto modo di visitare una delle Torri, quella “di Beverello” (servita da un comodo e moderno ascensore che ci ha condotti sino in cima). Dalla sua sommità si gode un vasto panorama sulla città e sul mare; dall’interno si può ammirare la ripida scala a chiocciola (chiamata “catalana” non so per quale motivo); da qui si accede anche al loggiato superiore della Sala dei Baroni, magnifica, della quale scrivo più avanti, godendo appieno del costoluto soffitto della Sala, snello, sottile, agile, dalle chiare e marcate ascendenze gotiche.

Riprendendo la narrazione dell’itinerario di visita, è interessante soffermarsi sull’Arco di Trionfo realizzato all’ingresso del Castello. Voluto da Alfonso di Aragona e realizzato tra il 1452 e il 1471, enfatizza, con uno stile rinascimentale, la conquista del Regno di Napoli del 1443. Il tema dell’arco di trionfo (riportato per due volte nella costruzione), è tipico della romanità e l’intento era proprio quello di celebrare la vittoria alla maniera degli imperatori romani. Anche i rilievi realizzati sotto le arcate sono rese a riprodurre l’arrivo del nuovo re, alla maniera dei “trionfi” imperiali romani. (vedi in: https://it.wikipedia.org/wiki/Arco_trionfale_del_Castel_Nuovo).

Entrati nel castello (biglietto di 5 euro) ci si trova in una vasta piazza d’armi; di fronte si staglia la facciata della Cappella Palatina e, sulla destra, l’ampia scalinata che conduce alla Sala dei Baroni.

La Cappella Palatina, sia nella facciata, che al suo interno, parla di un gotico austero, severo ed essenziale.

All’ingresso un portale marmoreo ed un rosone (opere del XV secolo, in sostituzioni delle precedenti andate distrutte. L’interno è ad unica navata, stretta ed alta, priva di cappelle laterali, con una volta a capite lignee. Termina con un semplicissimo abside rettangolare sul cui fondo si apre un’alta e larga monofora che si contrappone a quelle altrettanto alte, ma più strette, sulle pareti laterali.

Il senso di spiritualità che il luogo emana è immediata ed intensa.

Le pareti, originariamente, ai tempi degli angioini, erano affrescati con un ciclo di storie dell’Antico e Nuovo Testamento ad opera di Giotto e di suoi allievi. Di questo ciclo restano solo pochi e piccoli frammenti. Più estesa, ma comunque limitata, la sopravvivenza dei successivi affreschi. Nella Cappella sono attualmente conservate alcune sculture opera, prevalentemente, degli artisti che avevano lavorato alla realizzazione dell’Arco di Trionfo. Fra queste, da segnalare, perché particolarmente intense, due statue della Madonna ad opera di Francesco Laurana. (http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1380).

Ma veniamo, finalmente, alla grande e magnifica Sala dei Baroni.

Al termine del lungo scalone, si apre questa aula grandiosa, ampia e bella. Le pareti sono alte ben ventotto metri, da qui parte la magnifica volta, sorretta da sedici costoloni di piperanno che, oltre a funzioni di sostegno, insieme ad altri elementi, compongono una figura stellare al cui centro, invece della tradizionale “chiave”, è un luminoso oculo che arricchisce ulteriormente la bellezza dell’opera.

Nella sala, c’è anche un grande camino, visibile però solo dall’alto, perché attualmente coperto dai seggi del Consiglio Comunale.

La Sala è detta dei Baroni perché qui il re Ferdinando I re di Napoli, fece arrestare nel 1486 i Baroni che tramavano contro di lui a difesa degli interessi e dei privilegi esistenti a loro favore.

La breve didascalia relativa alla denominazione di questa Sala, tuttavia, non riesce a dare conto della complessa vicenda che vide contrapposti gli interessi dei baroni del regno, a quelli della casa regnante che cercava di recuperare poteri e controllo, ed ovviamente introiti di denaro, sul territorio.

Gli aragonesi, infatti, cercavano di recuperare un ruolo maggiore della casa regnante nei confronti dei poteri (spesso assai ampi) che i nobili (ed anche della chiesa) avevano su ampi territori del regno. In realtà non solo non riuscirono, ma non volevano neppure mettere in discussione ruoli e poteri, quanto, e soprattutto, garantirsi maggiori e più ampie entrate, nonché maggiore autonomia della casa regnante.

A questo si opponevano i Baroni che, a più riprese, e appoggiati dal papato, tentarono a più riprese di conservare i diritti e i privilegi che vantavano su grande parte del territorio della penisola.

Sfruttando abilmente informazioni e titubanze, il re agì in maniera cinica e spietata. Venuto a conoscenza dell’allargarsi della opposizione alla sua autorità, ma anche delle incertezze del fronte avverso, invitò un gran numero di baroni a Castel Nuovo, con la scusa di partecipare alle nozze della nipote. Invece, quando furono lì riuniti (in molti casi con le mogli ed i figli), li fece arrestare.

Le cronache non mancano di sottolineare come, al momento degli arresti, si provvide a togliere immediatamente ai convenuti e alle loro consorti tutti i gioielli e gli ori che indossavano o che erano in loro possesso (in alcuni casi “cuciti nelle vesti”).

I processi che ne seguirono furono abbastanza rapidi e dall’esito scontato (viste anche le informazioni che il re aveva provveduto a procurarsi); si conclusero con numerose condanne a morte eseguite nei cruenti modi dell’epoca in piazza e nelle strade di Napoli (sgozzamenti, squartamenti e decapitazioni).

Chi volesse approfondire l’argomento può leggere questo interessante, ponderoso e documentato scritto di Elisabetta Scarton: https://www.academia.edu/1638351/La_congiura_dei_baroni_del_1485-87_e_la_sorte_dei_ribelli.

Con questo ho concluso la visita a Castel Nuovo. Di altri luoghi di questa interessante città continuerò a parlarvi in prossimi scritti.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in racconto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...